“Il cuore e La maschera”” di Daniela Iannuzzi

Una figura misteriosa si muove indisturbata lungo i corridoi bui dell’Opéra: Erik, colui che nessuno vede ma che tutti, in teatro, temono. Il Fantasma sa di essere condannato a una vita senza amore, e anni dopo la partenza dell’adorata Christine, decide di riportare gloria e fama nel Suo teatro ricominciando a comporre opere capaci di incantare chiunque le ascolti. 
Ma le cose non andranno come Erik le aveva immaginate: l’arrivo di Leah lo farà piombare nuovamente nel tormento e nella disperazione, risvegliando nel suo animo inquieto quei sentimenti che credeva ormai morti. 
Nel suggestivo scenario di una Parigi d’inizio Novecento prende forma la travagliata storia d’amore tra il Fantasma dell’Opera e la giovane cameriera, due vite ai margini che possono incontrarsi solo nei meandri oscuri della notte, per condividere le proprie solitudini e per sentirsi, insieme, un po’ meno diversi. 

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I consigli dell’esperta dell’età evolutiva
ATTENTI AL LUPO!
Recentemente mi trovavo a cena in un ristorante con la mia famiglia e, accanto al nostro tavolo, c’erano due giovani coppie, una delle quali con un bambino di circa due anni di età. Hanno attirato la mia attenzione perché il piccolo, annoiato dalla situazione, desiderava sgambettare per il ristorante e la madre per evitare che si dirigesse nelle cucine o all’esterno gli ha detto di non avvicinarsi a tali luoghi perché … lì dietro ci poteva essere il lupo cattivo! Ho sorriso a questa “minaccia” che mi ha portato alla memoria mia nonna che diceva ai propri nipoti di non uscire perché avrebbero incontrato l’uomo cattivo con la barba bianca che li avrebbe portati via.

Pare proprio che alcune difficoltà delle mamme (e nonne) di ieri siano proprio le stesse di oggi: come convincere un figlio piccolo che ha voglia di muoversi, scoprire ed esplorare a farlo senza correre pericoli ? La paura che accompagna i genitori è sempre la stessa: impedire che ai propri figli succeda qualcosa di brutto e, per farlo, talvolta si ricorre a trucchi apparentemente innocui. Chi segue questa rubrica ha letto come inconsciamente i genitori possano trasmettere al figlio la “necessità” di dire bugie. Il lupo cattivo infatti rappresenterebbe una bugia a fin di bene, ma spesso si sottovalutano le conseguenze che, pur non essendo traumatiche, comunque ci sono. Innanzitutto trasmettiamo ai bambini delle notizie che non corrispondono alla realtà: i lupi cattivi non vivono né nelle cucine dei ristoranti, né per strada. Inoltre non è detto che tutti i lupi siano cattivi… In questo caso, la struttura cognitiva del bambino può trarlo in errore. Infatti i piccoli solitamente distinguono ciò che li circonda secondo caratteristiche abbastanza precise che poi tendono a generalizzare. Soprattutto ogni cosa, animata o inanimata, tende a d essere suddivisa nelle due categorie principali “buono” e “cattivo” e l’etichettatura tende ad essere riportata per ogni elemento appartenente alla categoria. Qualcuno potrà obiettare che se i bambini piccoli temono i cani di grossa taglia, non correranno il pericolo di avvicinarsi e di essere morsi. Prevenire è meglio che curare?! Forse si, ma sarebbe corretto indicare ragioni reali che consentano di avere comportamenti adeguati. Per esempio non correre in strada perché le macchine sono pericolose, non andare in cucina perché i fornelli scottano e le persone che lavorano non possano dare attenzione ad un bambino. Se la curiosità è grande, meglio allora raggiungere un compromesso e chiedere di poter far visita al luogo desiderato in un momento di calma e solo se il bambino si comporterà in un certo modo. E ancora spiegare che non tutti i cani amano essere accarezzati dai bambini e quindi è meglio chiedere al padrone dell’animale se è possibile farlo. Soprattutto non stancarsi mai di ripetere queste spiegazioni e cogliere al volo le occasioni in cui si può dimostrare concretamente che ciò che si è detto corrisponde a verità.

I bambini sono perfettamente in grado di comportarsi nella maniera adeguata in qualsiasi contesto: sono “competenti”, ma spesso il loro egocentrismo (tendenza a rapportare tutto ciò che succede ai propri bisogni/vissuti) li porta a cercare di evitare comportamenti e situazioni difficili da sostenere. I “compromessi”, cioè gli accordi che si possano raggiungere affinché il bambino si comporti in un certo modo, lo aiuteranno a sentirsi in grado di affrontare situazioni difficili e a tenere comportamenti adeguati rafforzando la sua autostima, oltre che aiutarlo a capire che è necessario sforzarsi per ottenere dei risultati. Comportarsi come i genitori richiedono non è solo un atto formale se dietro ad esso c’è la consapevolezza dell’adulto di aiutare il proprio figlio a costruire una personalità sufficientemente autonoma, sicura e pronta ad affrontare ciò che la vita richiederà.

A volte i suggerimenti appaiono banali, ma spesso i genitori non si soffermano su particolari apparentemente insignificanti, forse perché la vita quotidiana impone ritmi frenetici, ma ogni tanto vale la pena di riflettere sui comportamenti che si adottano, senza eccedere in auto critiche negative, proprio perché il mestiere di genitore è veramente il più difficile e a volte i nostri figli ci mettono proprio a dura prova …

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Dante, 20 Novara

Cel. 348.3173462

I consigli della psicologa dell’età evolutiva
S.O.S. BUGIE
 
Anche i bambini piccoli mentono, sapendo di mentire, soprattutto quando corrono il rischio di ricevere una punizione. La percezione del reale significato di una menzogna, però, cambia con il passare degli anni e con la maturazione dell’Io del bambino. Tutti i genitori si trovano, prima o poi, dinanzi alle bugie dei figli e diventa allora indispensabile una riflessione su come comportarsi e su quando iniziare a preoccuparsi per la frequenza delle “invenzioni” o per certe sospette “omissioni”.
Talvolta sono i genitori che inconsciamente ed inavvertitamente possono trasmettere con il loro esempio ai figli un messaggio confuso ed errato dell’importanza di dire la verità. È capitato a tutti di mentire “a fin di bene” (non si può certo dire alla collega che il vestito che indossa oggi non le dona)o per evitare una scocciatura (al venditore al cancellino si dice di essere dispiaciuti, ma di essere in procinto di uscire …), o di spingere il figlio a mentire di fronte, per esempio, ad un estraneo che cerca di entrare in relazione con lui e che quindi potrebbe rappresentare un pericolo (se qualcuno suona alla porta mentre non ci sono i genitori, al figlio è concesso dire che gli stessi stanno riposando e non vuole svegliarli). Ma fino a che punto i bambini possono recepire quando è giusto mentire e quando non lo è?
Sicuramente già a partire dai quattro anni circa i bambini sanno quando mentire, e conoscono la bugia “a fin di bene”. Più complesse invece le motivazioni che inducono a mentire. Innanzitutto bisogna tener conto dell’egocentrismo che caratterizza la personalità dei bambini fino all’età scolare e che scompare gradatamente alle soglie dell’adolescenza. Con questo termine si intende la caratteristica dei bambini di ricondurre tutto ciò che succede alla propria esperienza , e alla difficoltà di mettersi “nei panni altrui”. Per questo spinti da motivazioni strettamente personali ( evitare un castigo, ottenere qualcosa che altrimenti verrebbe negato, evitare imbarazzo o situazioni spiacevoli …) mentono. La linea di confine nello scegliere se mentire o meno è data dalla conseguenza che i bambini pensano di realizzare raccontando una bugia e venendo eventualmente scoperti. Evitare di essere sgridati può essere considerato meno pericoloso del ricevere un castigo per la bugia stessa. Una bugia particolare è invece quella raccontata per vedere se chi ascolta crede o meno a ciò che si dice, per quanto strano esso sia: è un modo di esercitare potere su un’altra persona o di verificare il potere che si può esercitare.
Il concetto di fiducia nell’altro è, ovviamente, un concetto difficile da cogliere per un bambino, e fino ai dieci anni circa il deterrente alla menzogna è la punizione, poi il bambino inizia a capire l’importanza della fiducia reciproca e della impossibilità di instaurare relazioni se si ha il costante dubbio che l’altro ci possa mentire. Tutto cambia però con l’adolescenza, quando i ragazzi sanno ormai il pericolo che si corre perdendola fiducia di chi sta loro vicino. Le motivazioni a mentire a questa età, però, diventano più complesse. Non si tratta solo di ottenere o evitare qualcosa, ma anche di conquistare ammirazione e proteggere l’immagine che i ragazzi vogliono dare di se stessi. La menzogna, poi, può diventare un modo di difendere la propria privacy dalle interferenze di genitori che faticano a concedere al figlio che non è più un bambino, maggior indipendenza. Bisogna accettare di non essere a tutti i costi i confidenti dei propri figli … altra considerazione è quella relativa al senso di colpa che si può provare per aver detto una bugia. Solitamente il senso di colpa è direttamente proporzionale alla personale percezione della necessità di dire una bugia. Se si è infatti convinti di aver detto una bugia a fin di bene, il senso di colpa sarà molto basso. Nell’adolescenza, però, è molto più semplice convincersi che la bugia era l’unico modo possibile di agire e, di conseguenza, pochi saranno i sensi di colpa.
Un altro fattore che influenza la tendenza a dire bugie è la capacità di gestire le emozioni e, quindi, di tradirsi. Purtroppo le competenze che servono per crescere – memoria, previsione, cambiamento di prospettiva, rapidità di pensiero e parola, controllo delle emozioni – servono anche per mentire bene …
I fattori che influenzano l’attitudine a mentire sono molteplici (atteggiamento della famiglia, intelligenza, personalità, sicurezza personale, capacità di adattamento, competenze, amicizie) , così come svariate possono essere le motivazioni: sta ai genitori il difficile compito di valutare di volta in volta quale motivazione è stata alla base della menzogna del figlio per cercare di porvi rimedio. L’intervento, a mio parere, deve sempre essere su due fronti: si deve cioè punire il comportamento sbagliato, ma, nello stesso tempo, capire quali sono le cause che hanno spinto a mentire ed agire su di esse. Solo così si potrà ottenere un vero cambiamento.
L’invito è a non sottovalutare i campanelli di allarme: la consuetudine alla menzogna non deve essere considerata una fase transitoria, ma va comunque analizzata con attenzione. Paul Ekman che si è lungamente dedicato all’approfondimento delle dinamiche che spingono a usare bugie, suggerisce che già a dieci anni è possibile individuare in un bambino le caratteristiche della personalità manipolatoria, cioè di chi sfrutta le relazioni tendenzialmente solo per raggiungere i propri fini e, quindi, la menzogna è un ottimo veicolo per spingere gli altri a fare/non fare ciò che il manipolatore vuole.
Senza eccessivi allarmismi, il consiglio ai genitori è sempre quello di stare attenti ai segnali che ci mandano i nostri figli e, se si ritiene opportuno, a chiedere aiuto perché la posta in gioco è la costruzione di una personalità adulta equilibrata e serena
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462