I consigli della psicologa dell’età evolutiva
COERENZA , RESPONSABILITA’  E CONDIVISIONE
Uno dei bisogni fondamentali per una crescita sana è la coerenza e la stabilità che offrono ai bambini la possibilità di avere dei saldi punti di riferimento che aumentano la loro sicurezza nel mondo esterno e, di conseguenza, in se stessi. Ogni bambino dovrebbe ritrovare queste caratteristiche non solo nella famiglia, ma anche nella scuola e nei gruppi sportivi, dove quotidianamente incontra delle figure adulte che contribuiscono al suo sviluppo. In questo senso anche gli allenatori dovrebbero cominciare a considerarsi come educatori e a riflettere su come il loro comportamento posso influire non solo sulla prestazione agonistica, ma anche sulla costruzione della personalità dei minori.

Recentemente un allenatore di pallacanestro mi ha sottoposto un interrogativo su come responsabilizzare i bambini (7 -10anni) che lui allena. Mi spiegava che nonostante si prodigasse a lanciare messaggi sulla importanza della puntualità e dell’impegno, i risultati scarseggiavano …. Le intenzioni, tra l’altro, erano lodevoli, perché la motivazione alla puntualità non era puramente “meccanica”, ma era stata data come imput per insegnare il rispetto reciproco, tanto che, insieme ai ragazzi, l’allenatore aveva deciso che chi non l’avesse rispettata sarebbe incorso in una “punizione”. Ho riflettuto insieme a lui su alcuni punti. Innanzitutto a ciascuno le proprie responsabilità: non posso chiedere ad un minore di avere la responsabilità del rispetto degli orari, dal momento che lui dipende dai genitori, quindi, sarebbe opportuno interloquire con loro invece che con i bambini…
L’allenatore mi ha poi detto che per essere coerente, ha “sgridato” tutta la squadra perché la mancanza di puntualità e di impegno ha fatto si che la perdesse a tavolino una partita. L’allenatore si è arrabbiato non tanto per aver perso la partita, ma perché gli è sembrato che il suo messaggio non fosse giunto a destinazione e ha pensato quindi di ri-sottolinearne l’importanza rimproverando gli atleti. Purtroppo ha scelto una modalità educativa non proprio consona. A breve termine, infatti, gli atleti –bambini sono stati puntuali: probabilmente hanno riportato la “sgridata” ai genitori che ne hanno condiviso l’importanza, ma a quale prezzo? Il bambino ha dovuto “fare da ponte” tra adulti e questo è contrario all’insegnamento che invece si voleva far passare: ognuno deve imparare a prendersi le proprie responsabilità. Inoltre chi ha subito la frustrazione di perdere una partita a tavolino nonostante l’impegno, ha ricevuto un rimprovero ancora una volta per una responsabilità non sua, quindi a conti fatti, due rimproveri gratuiti. A questa considerazione si aggiunge la riflessione sulla valenza del gruppo: a questa età il concetto di gruppo/squadra non è ancora quello di una “entità a se stante” tipico dell’adolescenza, ma è ancora quello di un insieme di individui che, pur legati da relazioni amicali, collaborano per la realizzazione di un obiettivo (in questo caso sportivo), cioè il gruppo esiste in funzione del piacere che il singolo ne trae. Quindi una “sgridata” collettiva per questo gruppo invece di rafforzare la coesione interna, può avere esattamente l’effetto contrario. Infine l’ultimo aspetto: la condivisione che genera anch’essa rispetto reciproco. La difficoltà e la rabbia dell’allenatore erano le medesime dei bambini puntuali e presenti. La condivisione di questo stato d’animo e la sua gestione, in questo caso per esempio , l’amara constatazione degli effetti sulla concreta possibilità di giocare, avrebbe trasmesso ai bambini un insegnamento molto più importante, cioè la concreta possibilità che anche un adulto si arrabbi, si trovi in difficoltà, ma che ne possa anche uscire. Non è negando i lati negativi dell’esistenza e dei sentimenti che si impara a gestirli, ma è solo affrontandoli con una guida coerente e responsabile.
La coerenza che tutti gli educatori dovrebbero richiedere non è verso regole prescritte, ma verso se stessi e gli altri. Un altro aiuto nell’educazione dei bambini potrebbe venire dall’abitudine a parlare di sentimenti e di come gestirli in modo che influenzino costruttivamente ciò che accade. Ecco un altro piccolo, ma faticoso, tassello per il rispetto reciproco …
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

Il nuovo romanzo di Isa Voi edito da Cinquemarzo Edizioni
“Il cuore che non c’è”, storia di una bambina scomparsa e inghiottita nel vuoto…
“Un bambina sparita. Due genitori che vivono il terrore per giorni, per mesi…senza sapere dove cercare, dove chiedere. Forze speciali al lavoro, alla ricerca di risposte.
E la domanda è una sola, perchè?
Questo sembra un titolo di una notizia che si legge troppo spesso sui giornali, e tutto assume una veste orrida, sporca; ogni persona diventa un sospettato, ogni telefonata una speranza. E un paese, una città, poi una nazione, si mobilitano nello scandagliare, nel cacciare, uniti solo dal grande battito di un cuore che, adesso, è nelle mani di qualcun altro.
Un cuore piccolo, che manca tra le pareti domestiche, a scuola con i compagni, sotto l’albero di Natale a scartare i regali.
Un cuore che non c’è.
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I consigli della psicologa dell’età evolutiva
ESSERE SE STESSI
Questa settimana propongo a genitori ed insegnanti una riflessione che spero sia di aiuto ogni qual volta bisogna prendere decisioni che esulano la routine.
Partiamo da alcune  definizioni. 
NORMALE:   che è di norma, cioè corrisponde alla norma; è solito o abituale o si comporta “come i più”, non alterato
NORMA: 1 precetto, regola che prescrive una condotta da tenere – 2 consuetudine, abitudine
Normalità e consuetudine quindi possono essere considerati concetti affini, perchè si rifanno a valori e/o comportamenti che sono socialmente accettati ed “utilizzati”, a patto che non diventino precetti da seguire ciecamente! 

Quindi solitamente un bambino è considerato “normale” quando si diverte a scuola imparando ciò che gli viene proposto, ma se questo non avviene,  il bambino è considerato  “non normale” (non corrispondente alla norma),  problematico  e dovrebbe indurre gli adulti a porsi delle domande per fare in modo che questa situazione si modifichi. Purtroppo in molti casi modificare la situazione sembra sinonimo di tentare di far rientrare il bambino nella normalità, cercando all’esterno ciò che gli impedisce di trarre gratificazione da ciò che invece la da alla maggior parte dei suoi coetanei. Pochi adulti si chiedono di cosa ha bisogno il bambino per trarre gratificazione  da ciò che fa e, in seconda battuta, come riuscire ad offrirgli ciò di cui ha bisogno. La difficoltà sta nell’individuare ciò di cui realmente ha bisogno un bambino, partendo dal presupposto che non sempre ciò che viene chiesto corrisponde a ciò di cui ha bisogno, non fosse altro perché il modo di esprimersi di adulti e bambini è a volte molto differente. Ricordate “Il Piccolo Principe”? Nessuno riesce a vedere l’elefante nel boa da lui disegnato e quando il bambino lo spiega con un ulteriore disegno, gli adulti non lo considerano, ritenendo di sapere cosa è meglio per lui e dove indirizzarlo (gli dicono infatti di lasciar perdere i boa e di applicarsi alla geografia, storia, aritmetica e grammatica) … Il Piccolo Principe si adegua, considerando amaramente che “ I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”
Il successivo problema, una volta rilevato il bisogno, è come fornire al bambino ciò che richiede, senza  discriminare gli altri. Io ritengo che questo sia un falso problema e che invece la corretta gestione di ogni necessità all’interno di un gruppo aiuterebbe i bambini a crescere rispettando se stessi, gli altri e le diversità di cui ognuno è portatore.  Tento di spiegarmi attraverso un banale esempio: se Andrea porta gli occhiali per vedere alla lavagna, nessuno gli obietterà di essere favorito,  ma lo stesso dovrebbe avvenire se Sara ha la necessità di ricevere una spiegazione ulteriore per riuscire a lavorare perchè   ha un lieve ritardo cognitivo o se a Marco è permesso usare la penna invece della matita perché lui ha già sviluppato un controllo motorio sufficiente per il suo utilizzo. Le parole chiave diventano allora RISPETTO e CONSIDERAZIONE. Quello da me proposto è un cambio di prospettiva, che non significa insegnare a ciascuno a pensare solo a se stesso: ma ad imparare che ciascuno è diverso, che questa è una risorsa e che è necessario aspettare “il proprio turno”, nel rispetto dei compagni.  La gratificazione nel ricevere ciò che ha bisogno  aiuterà ogni bambino a superare la frustrazione per non averlo avuto subito e il risultato finale conquistato dalla squadra/gruppo ne dovrebbe essere la conferma. Ecco perché lo sport vissuto in un certo modo può essere di aiuto per una crescita sana.  
E nell’era dei videogiochi, dei computer e delle comunicazioni “virtuali” questo approccio può essere veramente rivoluzionario …
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

Immigrazione: 
“Viaggio della speranza, fenomeno senza tempo”
Immigrazione. E’ questo un tema che negli ultimi mesi si è diffuso a macchia d’olio, ed ha sempre più alimentato l’interesse pubblico e del popolo in generale. Ma di cosa parliamo, quando pronunciamo la parola “immigrazione” o anche “immigrazione clandestina”?
L’immigrazione, come ben si sa, è un fenomeno sociale complesso e delicato. Si tratta dello spostamento di singoli o più persone, dal proprio paese d’origine verso una realtà completamente diversa. Le causedi questi spostamenti possono essere di varia natura:
  • economica: sfuggire alla povertà o semplicemente migliorare le proprie condizioni di vita
  • lavorativa: migliorare la propria posizione o cercare un nuovo impiego
  • politica: fuggire da dittature, guerre, persecuzioni, genocidi
  • religiosa: non poter, in quel luogo, professare il proprio credo
  • personale: volontà propria
  • catastrofi naturali: terremoti, tsunami, alluvioni, epidemie
  • istruzione: voglia di conseguire fuori dal proprio paese un determinato titolo di studio
  • criminale: fuga dalla giustizia, dunque da un arresto; attrazione, per migliorare la propria “attività” malavitosa

Ma, oltre alle cause che spingono queste persone ad abbandonare la propria terra d’origine, ve ne sono altre che interessano i paesi destinatari ( paesi sviluppati o in via di sviluppo).
Capita spesso, infatti, che chi entra nel paese di destinazione lo fa in maniera illegale, i cosiddetti immigrati clandestini ossia coloro che, entrando in un paese per loro straniero, non ne rispettano le leggi di immigrazione. Questo causa per il paese destinatario un peggioramento della qualità di vita per tutti quei lavoratori regolari. Perché? Perché chi entra illegalmente, non ha la possibilità di essere introdotto regolarmente nel mondo lavorativo, così vi sono molti datori di lavoro che sfruttano la posizione dell’immigrato clandestino, utilizzandolo come manodopera a basso costo. Tutto questo comporta, ovviamente, anche un calo degli stipendi medi.
Molti altri, invece, si avvicinano sempre più alla criminalità organizzata dove sono costretti a fare il “lavoro sporco”, ossia tutte quelle attività più rischiose, meno desiderate.
Tuttavia, il fenomeno dell’immigrazione può anche essere “utile” e contrastare problemi di varia natura, che interessano il paese d’origine, quali:
  • sovrappopolazione
  • fame
  • epidemie
  • carestie
  • povertà
mentre il paese destinatario può risolvere i problemi inerenti la manodopera. Talvolta, può anche accadere che tra i paesi d’origine e quelli di destinazione si prendano degli accordi bilaterali che permettono da un lato flussi migratori controllati e programmati, dall’altro la possibilità del paese destinatario di poter usufruire non solo di manodopera ( a basso costo ) ma anche di – ad esempio – materie prime ed energia.
Ma come avvengono questi spostamenti?

Nella maggior parte dei casi, chi decide di abbandonare il proprio paese d’origine lo fa affidandosi ai cosiddetti scafisti che non sono altro che malavitosi, i quali si fanno pagare enormi somme di denaro per poter trasportare – in pessime condizioni – migliaia e migliaia di persone, ammassate su delle navi molto scadenti e prive di sicurezze. E non solo: spesso capita anche che gli stessi scafisti appartengono a varie organizzazioni criminali e gestiscono tratte di esseri umani. E chi intraprende questiviaggi della speranza”, non lo fa solo vivendo quei momenti in pessime condizioni ma addirittura capita che – gli stessi – sono vittime di abusi e sfruttamento da parte degli scafisti.
Il tragitto che più preferiscono è quello che si dirige verso l’Italia e, in particolar modo, verso la Sicilia e Lampedusa, per il semplice fatto che il viaggio da compiere è più breve rispetto ad altre destinazioni. Non tutti gli immigrati terminano qui il proprio viaggio: per alcuni – infatti – prosegue verso altre mete europee.
Oltre alle “carrette del mare”, vi sono altre modalità di trasporto:
  • traghetti e mercantili: si viaggia nascosti nella stiva o nei container
  • viaggiando nascosti nei TIR
  • viaggiando nel vano carrello degli aerei diretti verso scali europei
Anche con queste modalità, chi decide di affrontare il “viaggio della speranza”, lo fa in pessime condizioni. E molte, troppe persone perdono la vita con la speranza di averne una migliore
Dal punto di vista legislativo, i paesi dell’Unione Europea ritengono fondamentale l’autonomia economicadell’immigrato. Quest’ultimo deve infatti avere un lavoro regolare o, comunque, qualcuno in grado di sostenerlo economicamente per poter usufruire di un regolare permesso di soggiorno, nonché della cittadinanza. Chi nonpossiede questo requisito fondamentale, viene espulsodal paese e reintrodotto nel paese d’origine. A tal proposito vi sono però delle eccezioni: spesso chi decide di abbandonare il proprio paese, lo fa per fuggire da una situazione pesante come guerre o persecuzioni politiche e/o religiose, che non permettono all’individuo in questione di poter esercitare quelli che sono i diritti fondamentali di un uomo. In questo caso il diritto internazionale prevede il diritto di asilo, l’assistenza sanitaria e le cure di primo soccorso.
Il 20 Novembre 2008 il Parlamento Europeo ha introdotto la carta blu, che ha la stessa valenza della green cardamericana: serve a far confluire in Europa immigrati – ritenuti idonei – provenienti da altri paesi. Ed anche una “direttiva sanzioni” che prevede multe e sanzioni penali per tutti quei datori di lavoro che assumono immigrati irregolari.
In Italia quello dell’immigrazione è un fenomeno in continua crescita. Inizialmente non vi erano delle norme chiare e precise al riguardo. Un primo tentativo per contrastare questo fenomeno si è avuto con la legge Martelli del 1990, seguito da un secondo tentativo, la legge Turco-Napolitano del 1998 ed infine la legge Bossi-Fini del 2002. Quest’ultima è una legge del 30 Luglio 2002, n. 189 i cui primi firmatari sono Gianfranco Fini e Umberto Bossi.
Questi sono i punti salienti della legge:
  • espulsione con accompagnamento alla frontiera
  • permesso di soggiorno legato ad un lavoro regolare
  • irrigidimento delle pene per i trafficanti di esseri umani
  • sanatoria per colf, assistenti ad anziani, malati e/o disabili, lavoratori con contratto di lavoro di almeno 1 anno
  • uso delle navi della Marina Militare per contrastare il traffico di clandestini
Dunque con la suddetta legge si cerca di contrastare il più possibile l’immigrazione in Italia: si appesantiscono le sanzioni penali introducendo il reato di immigrazione clandestina, a carico di ciascuno immigrato clandestino, e aumentando le pene per chiunque contribuisca a favorire l’ingresso clandestino in Italia dall’estero.
Il 21 Gennaio 2014 il Senato approva la richiesta, proposta dal governo, di abrogare il reato di clandestinità attraverso un ddl dal quale si evince che, chi entra per la prima volta nel nostro paese clandestinamente non verrà sottoposto a pene detentive, quindi non commetterà reato. Si ritorna, perciò, all’illecito amministrativo per il quale è prevista la semplice espulsione dal paese. Il penale scatta qualora lo stesso immigrato violi i provvedimenti amministrativi ( rientrare una seconda volta in Italia, nonostante essere stati precedentemente espulsi, o non presentarsi in Questura ). In merito alla questione, la maggioranza è rappresentata dal Partito Democratico e dal Nuovo Centro Destra, appoggiati anche dal Movimento 5 Stelle. Contrariall’abrogazione del reato di clandestinità, risultano essere la Lega e Forza Italia; in particolare, Matteo Salvini (segretario della Lega) afferma che
l’abolizione del reato di clandestinità è un attentato alla sicurezza dei cittadini italiani
mentre secondo Forza Italia l’accoglienza degli stranieri nel nostro paese è “doverosa” ma crede anche sia importante fare rispettare la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra religione, le nostre leggi.
Anche il Ministro degli Esteri, Emma Bonino, si pronuncia in merito alla questione spiegando che
il nostro problema non è quello di sapere quanti immigrati dobbiamo prendere in Italia […] . Il problema vero è il controllo delle frontiere
perché, continua la stessa,
in milioni di rifugiati tra donne e bambini, trovano facile nascondiglio tutta una serie di altri signori. Si tratta di un problema europeo perché l’Italia è un paese di transito e dove vanno a finire le cellule dormienti, è una questione europea”.
In sintesi quello dell’immigrazione è un fenomeno sempreesistito, un tema sempre attuale che interessa tutti noi cittadini del mondo, col quale dobbiamo convivere; pertanto non possiamo voltarci dal lato opposto e fare finta che non esiste. E nessun decreto, nessun disegno di legge potrà maicontrastarlo completamente: si può solo cercare di tenerlo “sotto controllo” ( per quanto sia possibile ), perché ci saranno sempre persone destinate a scappare, a fuggire dalla propria terra ma anche dalla propria vita, con la più forte speranza di averne una migliore perché si sa, in fondo, che la speranza è l’ultima a morire e tutti abbiamo diritto ad un sorriso, ad un’esistenza migliore ( se possibile ), a sperare che il meglio deve ancora venire…
Federica Voi

I consigli della psicologa dell’età evolutiva
ECCESSIVA COLLABORAZIONE ?!?
I bambini, tutti, sono competenti e molto collaborativi, a partire dai primi mesi vita. Il problema semmai, per l’adulto,  è riuscire a decodificare le comunicazioni, i comportamenti e i segnali che i bambini inviano, perché sicuramente non sono quelli che solitamente gli adulti usano fra loro.  Se i genitori volessero approfondire questo argomento consiglio loro di leggere “Il bambino è competente” di Jesper Juul, terapeuta familiare autore di molti libri.
I bambini ci dicono sempre qualcosa, anche attraverso il silenzio, l’importante è cercare di avere l’umiltà e la voglia di fermarsi a riflettere su ciò che accade e, poi, la voglia di mettere se stessi, oltre che gli altri in discussione ….

Pochi giorni fa sono stata testimone di un episodio che mi ha fatto riflettere. Marco è un bimbo di cinque anni che frequenta l’ultimo anno di scuola materna. Ha una sorella  maggiore che frequenta la scuola secondaria di primo grado, entrambi i genitori liberi professionisti, che si dividono tra il lavoro e la voglia di creare i giusti stimoli per una crescita sana dei figli: una famiglia “normale”. Marco è un tipo sveglio, che apprende facilmente anche perché adora imitare la sorella maggiore. Ovviamente c’è un “ma”: ultimamente a scuola si annoia un po’, ripete spesso di non volerci andare o chiede se è possibile uscire anticipatamente, segue scrupolosamente i giorni della settimana in attesa del sabato e della domenica. La maestra riporta che ultimamente Marco non è più tanto gestibile: riprende i compagni lenti, corregge i loro “errori”, si lamenta con la maestra che ripete troppo spesso le stesse spiegazioni. La mamma viene convocata e messa al corrente della situazione e del fatto che la maestra si rende conto che Marco a volte si annoia perché ha buone capacità, ma a che a casa bisognerebbe fargli capire che lui non deve sostituirsi alla maestra, soprattutto perché i compagni non gradiscono il suo comportamento e lui rischia di essere isolato …  Poi la maestra suggerisce alla madre di monitorare il rapporto tra i fratelli, evidentemente Marco “subisce” la sorella e poi fa lo stesso  a scuola con i compagni …
Insomma, gli adulti hanno interpretato ciò che stava accadendo a Marco, ma si sono dimenticati due particolari: chiedere a Marco il suo pensiero (dal momento che il suo comportamento lo riguarda da vicino …) e domandarsi insieme il perché!
Fortunatamente la risposta in questo frangente è stata semplice: Marco stava collaborando con gli adulti per soddisfare le loro richieste ed essere così un “bravo” bambino! Infatti la richiesta della famiglia è di impegnarsi a scuola e cercare di non fare errori (richiesta che i genitori fanno alla sorella maggiore) la richiesta della maestra, che si era accorta della noia del bambino è stata di aiutarla a fare la maestra con i compagni di scuola, solo che lo aveva detto a Marco durante un laboratorio un mese fa! Bisogna fare molta attenzione alle richieste esplicite e soprattutto a quelle implicite veicolate dai comportamenti che ogni giorno gli adulti fanno ai bambini, perché, come ho detto all’inizio, i piccoli sono molto collaborativi. E i bambini sono collaborativi perché il loro desiderio è essere amati dalle figure di riferimento che li circondano, essere per loro dei “bravi” bambini. Un ulteriore sforzo è quello di mettere i bambini  al centro dei processi che li riguardano, mentre solitamente, si cerca di individuare cause, responsabilità e “colpe” all’esterno, mentre le situazioni sono sempre il frutto di elementi dinamici che si influenzano vicendevolmente e che andrebbero prese tutte in considerazione, insieme a un pizzico di autocritica.
Marco invece ha semplicemente bisogno di  essere considerato per quello che è: un bambino che frequenta la scuola materna e che qui deve divertirsi ed imparare ciò di cui ha bisogno, nonostante il fatto non sia perfettamente rispondente allo standard dei bambini della sua età!  Ma questo “diritto” e  il significato di “normalità” merita un approfondimento ulteriore ….
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

appiano
Isa Voi incontra e intervista la giornalista, scrittrice e autrice televisiva…
Alessandra Appiano: quando eleganza,
intelligenza e creatività voglion dire donna 
Solare, energica e simpatica: una donna che colpisce non solo per la sua bellezza raffinata e delicata, ma soprattutto per il suo carattere determinato e positivo.
Alessandra Appiano, oltre ad avere un importante percorso artistico come autrice televisiva (“Il trucco c’è”, “Passaparola”, ecc.), ha da sempre dimostrato un grande talento come giornalista e scrittrice. Con il suo primo romanzo “Amiche di salvataggio” (Sperling&Kupfer) ha conquistato il pubblico vincendo il premio Bancarella 2003.
Ma nel mondo della scrittura non si può restare fermi, e l’autrice lo sa benissimo: nel 2004, 2005, 2006, 2007,  infatti, ha pubblicato “Domani ti perdono”, “Scegli me”, “Le vie delle signore sono infinite”, “Le belle e le bestie” (Sperling & Kupfer), altri quattro bestseller che descrivono con ironia e partecipazione l’universo femminile nel nostro tempo. Una galleria di successi letterari, tradotti in Francia, Germania, Portogallo, Russia, Polonia, Lituania e Spagna. Per  Mondadori ha scritto i libri  “La vita è mia e me la rovino io” (1992); “Sola?” (1993); “Più malsani più brutti” (1995): storie di umorismo intelligente che nascondono riflessioni acute.  Nel 2010 è uscito “Il cerchio degli amori sospesi”(Garzanti) attualmente in vendita nell’edizione economica Elefanti Bestseller; oggi collabora con varie testate giornalistiche (Ladies, Diva e donna) e cura su Donna Moderna la rubrica “Amiche di salvataggio”.
Il 19 settembre 2013 è arrivato in libreria “Solo un uomo” (Garzanti), destinato a diventare un altro indimenticabile bestseller.
Abbiamo avuto la fortuna di intervistarla e conoscerla meglio:
“Solo un uomo”, una storia che vede regine l’amicizia e le donne; che messaggio ha voluto trasmettere con la sua ultima opera pubblicata da Garzanti?
Non direi che sono regine solo l’amicizia e le donne…Dall’indagine sentimentale ( perno del romanzo) che Alice fa per scoprire dove (e come mai) è sparita la sua amica del cuore Camilla, escono bene anche gli uomini.  E se c’è un messaggio, questo è la capacità inesauribile delle donne di risorgere dalle ceneri delle loro sconfitte (sentimentali e non). Però, ripeto, le figure maschili sono positive, la solidarietà femminile non deve diventare un patto scellerato contro gli uomini.
 
“Amiche di salvataggio” (Premio Bancarella 2003), “Domani ti perdono”, “Scegli me”, “Le vie delle signore sono infinite“, “Il cerchio degli amori sospesi” sono solo alcuni dei suoi romanzi; tutti titoli che danno l’idea di una donna forte, emancipata, decisa e che pensa prima a se stessa: è solo un’impressione? Qual’ è la sua immagine della donna d’oggi?

Le mie donne più che emancipate sanno emanciparsi dalle crisi, sanno reinventarsi. Hanno coraggio e lealtà verso se stesse e verso gli altri. Forse sono ambizione, ma non sono mai arriviste. Dal Cerchio degli amori sospesi per arrivare a Solo un uomo, ho privilegiato il racconto dei legami   d’amore, quelle magiche alchimie che sanano le incomprensioni, che placano i fraintendimenti. Che ci sono nelle coppie ma anche nelle famiglie. E Camilla, la protagonista di Solo un uomo, è al tempo stesso romantica e ribalda. Scommette su se stessa, ma non è mai cinica: in fondo crede fortemente nell’amore. E nell’amicizia. Ed è proprio come sono tante donne oggi, forti e fragili, complicate ma dolcissime nelle loro contraddizioni.
Lei è scrittrice, giornalista e autrice televisiva; tutti i suoi romanzi sono stati pubblicati da grandi case editrici. Come vede il mondo dell’editoria oggi?
 
C’è una grande crisi, è innegabile. La tecnologia ha reso tutto vecchio e superato. Peccato che non si capisca ancora bene che cosa è il nuovo. E se twittare dalla mattina alla sera sia superare qualcosa…
E’ stata autrice di programmi molto noti come “Passaparola”: preferisce il mondo della televisione o della scrittura?
 
In tv ho lavorato per tanti anni, è un mondo che conosco e mi diverte (soprattutto se preso a piccole dosi). In fondo sono d’accordo con quello che diceva il grande Beniamino Placido, la tv è meglio farla che guardarla. Adesso la frequento più come opinionista, mi serve anche come spunto, spesso nei miei romanzi ci sono scene (o farse) a cui ho assistito in diretta …e poi non potrei vivere sempre isolata. Adoro scrivere ma la vita dello scrittore puro è durissima, a volte frustrante.
Lei è stata insignita dal Comune di Milano della massima benemerenza, l’Ambrogio d’oro: quale è il rapporto con questa bellissima città?
 
Gli amici scherzando mi hanno sempre chiamato Ambrogiona d’oro, prendendomi in giro per il mio attaccamento a Milano. Figurarsi quando ho annunciato loro che mi avevano dato per davvero  l’Ambrogino. Io sono la tipica provinciale a cui Milano ha aperto le porte; la mia famiglia non c’entra nulla con il mondo della editoria e dello spettacolo. Posso proprio dire di essermi sudata e conquistata tutto da sola, ma Milano mi ha accolto e mi ha premiato.
Sia in tv sia con i suoi libri ha registrato grandi successi e ha dimostrato un grande talento: come riesce a gestire tutti questi impegni? 
 
Ma no, sono solo una donna che si è affermata in quello che le piaceva fare. Quando c’è la passione tutto diventa facile e fattibile…Comunque il grande successo ce l’ha chi vende milioni di copie…e gli scrittori di grande talento (penso ai classici, e agli scrittori russi in primis)  sono dei tali geni che non oso nemmeno accostarmi. 
Se non fosse stata una scrittrice, giornalista, autrice, avrebbe voluto essere…?
 
Una brava psicanalista, conoscere l’animo umano è un percorso affascinante.
Cosa sognava da bambina?
 
Di essere Alessandra. Mi sono sempre piaciuta.
 
Quali sono le sue letture preferite? Quali gli autori di ieri e di oggi che ama leggere?
 
Tra i contemporanei, prediligo gli scrittori americani: Philip Roth,  Don DeLillo, Elisabeth  Straut, Joyce Carol Oates, Saul Bellow, Jonathan Franzen. Ma ho amato tantissimo anche Kundera. L’insostenibile leggerezza dell’essere l’ho letto cinque o sei volte…E se mi metto a parlare dei classici facciamo notte…
 
 
Un consiglio per chi vorrebbe intraprendere l’avventura della scrittura…
 
I consigli lasciano sempre il tempo che trovano. Ognuno deve trovare la sua strada. Ma sicuramente senza tenacia, studio e applicazione non si va da nessuna parte.
Se non fosse nata in questa epoca, in quale periodo storico sarebbe voluta nascere?  E come avrebbe visto l’immagine di donna in quel tempo?
 
Amo la mia vita e tutto sommato l’epoca presente. Non ho mai mitizzato il passato. Infatti non mi sono mai cimentata in un romanzo storico.
 
Progetti per il futuro?
 
Ho già in testa il brogliaccio del prossimo romanzo, una specie di favola moderna, vorrei portare un po’ di allegria e di colore in questi tempi grigi. Potrebbe intitolarsi Rinata felice.
 
Una frase o un motto che descrivono se stessa….
 
In termini di creatività l’ ottimismo è più fecondo del cinismo. Essere cattivi non porta a niente, nella bontà c’è molta più vita e coraggio di quanto immaginiamo. Basta guardare papa Francesco. Astigiano come me…
 
 
Per conoscere meglio la scrittricevai al suo sito
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