I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

Le paure dei bambini da sempre rappresentano forse una delle più grandi paure dei genitori che spesso si sentono impotenti di fronte alle manifestazioni emotive dei figli e si interrogano su come riuscire ad eliminare il problema e ridare la serenità ai bambini. Perché i bambini hanno paura?
In realtà la paura è una reazione innata, soprattutto nei primi anni di vita, di fronte a un qualsiasi elemento esterno che fino a quel momento era sconosciuto e che non è controllabile. La paura è allora il segnale di un ipotetico pericolo e serve ad attivare l’organismo per una eventuale risposta. Una sorta di campanello d’allarme che invita a contrapporsi alla minaccia, lottando o proteggendosi. Allora è giusto permettere ai bambini di avere paura?
Certamente la paura può essere una risorsa con valenze positive. La paura chiede infatti di essere superata e per poterlo fare il bambino, come l’adulto, deve utilizzare tutte le strategie a lui conosciute e, attraverso di esse, si rafforza e diventa sempre più sicuro. Insomma, l’altra faccia della paura non è solo il coraggio, ma anche la sicurezza. 
Si può allora dire che esistono due tipi di paure: quelle “costruttive” che per essere affrontate necessitano strategie “costruttive” che non solo hanno come risultato il superamento della paura stessa, ma danno al bambino un senso di forza e di sicurezza in se stesso e quelle patologiche che invece lo indeboliscono e hanno come strascico un senso di incapacità e impotenza che mina la costruzione di una personalità serena.  Come decidere qual è la paura che attanaglia il bambino? L’osservazione dei suoi comportamenti è fondamentale. È necessario notare attraverso ciò che racconta o da come gioca se sta cercando di affrontare la paura oppure se mette in atto comportamenti di fuga e diventa sempre più ansioso e quindi decidere come intervenire. E se l’appoggio e la fiducia dei genitori non basta, forse è meglio chiedere un consiglio ad un esperto.
 Riconoscere le paure come segni della crescita dei figli può invece aiutare ad affrontare meglio le richieste di aiuto che magari arrivano nel cuore della notte. Dai tre ai sei anni, infatti, forte è il bisogno di protezione e sicurezza che il bambino ricerca negli adulti di riferimento da cui è molto dipendente. Per questo in alcuni momenti si acuisce la paura di poter perdere l’adulto e di non avere più da lui protezione e sicurezza, anche se forte è la spinta al raggiungimento dell’autonomia. Per questo è necessario non sminuire o deridere le paure dei piccoli, ma fornire loro il sostegno necessario per affrontarle, garantendo l’appoggio incondizionato. Il che significa anche trovare le giuste strategie: fantasia, giochi, rituali, favole possono aiutare i bambini ad affrontare ciò che li spaventa senza che questo diventi una fobia!
Per concludere una raccomandazione. Se è vero che esiste una certa predisposizione alla paura, è vero anche che alcune paure sono apprese e derivano dal comportamento educativo dei genitori, che magari minacciano di punire i figli esponendoli a situazioni “pericolose” (lupo cattivo, uomo nero …). La paura poi si impara per imitazione: genitori molto ansiosi trasmettono inconsapevolmente questo tratto ai figli che così non si mettono alla prova e non affrontano non solo le paure, ma anche tutta una serie di situazioni potenzialmente pericolose  perché mamma raccomanda sempre: “Attento a non farti male!”. Quindi un po’ di auto-osservazione può, come spesso consiglio, risolvere qualche piccolo problema determinato magari da comportamenti di cui i genitori stessi non erano consapevoli e che con un piccolo sforzo possono essere corretti.
Infine una piccola lista delle paure più comuni: 
Nei primi mesi di vita: suoni acuti e improvvisi, luci violente, oggetti che si avvicinano troppo rapidamente, cambiamenti improvvisi
Dai 7 ai 24 mesi: separazione dalle figure di attaccamento (mamma, papà, nonni ….)
Dai 7 mesi ai 3 anni: paura degli estranei soprattutto se si avvicinano bruscamente, toccano il bambino o se il bambino non è abituato a frequentare molte persone
Dai 2 ai 6 anni: paura dei bambini estranei, temuti in quanto imprevedibili, soprattutto se il bambino ha scarse occasioni di interagire con coetanei
Dai 4 ai 10 anni:  paura degli animali
Dai 4 ai 7 anni: paura del buio, dei mostri, delle creature immaginarie
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

E anche oggi Sara è uscita sbuffando dalla cucina e si è rinchiusa in camera sua, non prima di aver urlato un “Come al solito non capisci niente!”. E tutto perché sua mamma le ha detto che nel pomeriggio non avrebbe potuto raggiungere con la sua migliore amica al Centro Commerciale perché nessuno poteva accompagnarla…
L’adolescenza è un periodo di profondi cambiamenti, sia a livello fisico che emotivo e psicologico, che, è proprio il caso di dirlo, investe la vita dei bambini e li fa diventare adulti. Tutte le trasformazioni che avvengono nei “bambini” li portano a una certa instabilità e ambivalenza che a tratti è molto evidente a livello comportamentale.
Innanzitutto ci sono molti cambiamenti fisici, che se da una parte gratificano i ragazzini, dall’altra li intimorisce soprattutto perché tali cambiamenti sono assolutamente fuori dal loro controllo. È un po’ come se subissero forzatamente un cambiamento non proprio richiesto. Infatti da un lato forte è il desiderio di diventare “grandi”, dall’altra però si stenta a lasciare la propria condizione da bambini … Così può succedere che Sara riesca a convincere l’amica a non andare al Centro Commerciale e che la madre le sorprenda in camera mentre giocano con le Barbie …


Profondi cambiamenti avvengono anche a livello cognitivo: si raggiunge la maturità del pensiero che diventa astratto. I ragazzi possono cominciare ad elaborare progetti, a riflettere sul proprio modo di agire e su quello degli altri. Grande importanza è il confronto con il gruppo dei pari, al punto che i genitori si convincono di non essere più importanti e di essere stati “spodestati” dagli amici.  Questo è vero solo in parte: anche il rapporto con i genitori, infatti, viene messo in discussione e c’è bisogno di trovare un nuovo equilibrio che rispetti i cambiamenti dei figli e salvaguardi la serenità del nucleo familiare, ma allo stesso tempo hanno bisogno della solidità e della coerenza dei genitori.
Questo non è facile perché i conflitti interiori vissuti dagli adolescenti spesso “risvegliano” gli stessi conflitti nei genitori,  che poi, hanno “paura” di perdere l’ascendente che fino a questo momento hanno avuto sui figli. E la “lotta” si apre soprattutto sul campo delle regole: l’adolescente tenta di disconoscere i limiti imposti dalla famiglia, i genitori faticano a dare libertà e a trovare un compromesso e, talvolta, si innescano infiniti “bracci di ferro”.
È opportuno, allora, che gli adulti si fermino un attimo a riflettere, per cercare di cambiare alcuni atteggiamenti nell’esclusivo interesse del benessere dei figli e della famiglia. Occorre iniziare ad osservare il proprio figlio con occhi diversi, cercando di lasciargli più autonomia, permettendogli di sbagliare senza più sostituirsi a lui. Occorre sperimentare una nuova forma di protezione, a distanza, basata sulla fiducia che i valori trasmessi fino a questo momento, piano piano emergeranno …
E quando sembra difficile trovare una soluzione, provare a parlarne come con un giovane adulto e non più come a un bambino può essere utile. Anche l’eventuale proposta di rivolgersi a uno psicologo non può essere una imposizione, ma una scelta condivisa.
Se il figlio sentirà la fiducia del genitore, anche il dialogo sarà meno difficoltoso, anche se è molto difficile che scompariranno completamente i  “Tu non capisci niente!” ….

Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462