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ISA VOI : scrittrice novarese

La giovane Viola Chieregato, studentessa della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Calvino di Galliate (2 B), ha incontrato la scrittrice Isa Voi. La studentessa coltiva molti hobby, tra i quali spiccano la scrittura e la lettura, oltre la musica e i viaggi.

Ecco la sua intervista:

ISA E’ UNA SCRITTRICE E UNA INSEGNANTE DI SCUOLA DELL’INFANZIA CHE HO CONOSCIUTO PERCHE’ LEI E MIA MAMMA A VOLTE LAVORANO INSIEME. HO DECISO DI INTERVISTARLA PERCHE’ E’ UNA PERSONA MOLTO SIMPATICA E DISPONIBILE E MI AFFASCINA CHE RIESCA A SCRIVERE ROMANZI CHE LA GENTE LEGGE.

Da quanto tempo scrivi?

Si può dire che scrivo da sempre … Quando ero piccola mi divertivo a scrivere filastrocche e piccoli che poi leggevo in famiglia

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

A 18 anni ho vinto il primo premio letterario e da lì lo scrivere è diventato una passione

Quanto tempo ci vuole per scrivere un libro?

Dipende. Per scrivere il mio primo romano ci sono voluti alcuni anni, poiché la trama ha richiesto molti approfondimenti e ricerche; il secondo libro invece è nato “di getto”: ci sono voluti solo due mesi.

Di che genere sono i libri che ti piace scrivere?

Amo scrivere libri che affrontano temi di attualità, storie che raccontano vicende a volte delicate per testimoniare emozioni, sentimenti e drammi personali. Il mio intento è quello di portare alla luce situazioni e fatti che spesso vengono trascurati perché tristi e “pesanti”

Ti aspettavi il successo che hanno avuto i tuoi libri?

Sinceramente no, anche perché  ho sempre scritto per passione e non per “guadagno”. Vedere che le persone apprezzano ciò che scrivi e, soprattutto, condividono tematiche e sentimenti, mi ha regalato molta gioia. Ciò che invece mi ha stupita è stato il fatto che il riscontro maggiore l’ho registrato lontano dalla mia realtà cittadina: l’interesse giornalistico “forestiero” è molto alto.

Non hai paura che ciò che scrivi non piaccia ai lettori?

Questo è il rischio che corre ogni scrittore: ogni persona ha idee e pensieri differenti, quindi è normale che non tutti condividano o amino quello che un autore scrive.

Tra tutto ciò che hai scritto, ce n’è qualcuna che ti piace di più? Perché?

La mia “creazione” è Un tema per Salvo D’Acquisto perché mi ha permesso di conoscere un uomo che, pur giovanissimo, rappresentava un insieme di valori da prendere come esempio e che lo hanno portato a sacrificare la sua vita per gli altri

Da dove viene l’ispirazione per scrivere un libro?

L’idea di un libro nasce all’improvviso, ti travolge e ti spinge a scrivere senza un piano ben preciso. Pian piano l’autore vede nascere la sua “creatura” tra le righe e inevitabilmente da pagina nasce pagina …

Come si fa a scrivere un libro?

La prima fase è quella dell’ispirazione, durante la quale l’idea della trama nasce spontanea e prepotente. La seconda è quella della riflessione, nella quale l’autore riorganizza le idee e l’obiettivo che vuole raggiungere. Successivamente si comincia la stesura del romanzo; la parte più difficile è l’incipit, cioè la parte iniziale della storia che deve avere il potere di catturare l’interesse del lettore. Durante questo percorso si tornerà mille volte indietro per rivedere e modificare … finché chi scrive capisce di aver espresso quello che veramente sentiva dentro. Per ultima cosa: il titolo! Poi seguiranno i contatti con l’editore per l’editing e la pubblicazione.

Cosa consigli ai giovani che vorrebbero scrivere?

Il consiglio che mi sento di dare a uno scrittore esordiente è quello di credere nel proprio sogno, essere determinati nel realizzarlo e continuare, nonostante si incontreranno inevitabili difficoltà. Soprattutto non demoralizzarsi di fronte ai primi no. Una curiosità: l’autore de Il Gattopardo ha bussato a molti editori che hanno rifiutato la sua opera, prima che il suo romanzo diventasse uno dei must della letteratura italiana.

IMG-20150320-WA0004                                              Isa Voi, Giovanni Mairati, Monica Curino e Carlo Casoli

“Il diario della Casa dei Girasoli”, opera d’esordio per Monica Curino, giornalista professionista e appassionata firma del sociale locale, ha fatto tappa venerdì scorso alla Ibs di Novara.

Insieme all’autrice sono intervenuti Carlo Casoli, giornalista responsabile Ufficio Stampa Rai Torino e Milano, Giovanni Mairati, presidente della onlus Casa Alessia e Isa Voi, insegnante e autrice novarese.

 

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Il pubblico ha potuto interloquire con l’autrice e gli ospiti, per approfondire la nascita de “La Novara del Bene” e dell’intero progetto. Un’occasione per parlare di quelle associazioni, grandi e piccole, che, nel Novarese, come in altri Paesi del mondo, si impegnano quotidianamente a favore di chi è meno fortunato, di chi non ce la fa.

Il Diario della Casa dei Girasoli racconta di Nina che, catapultata per caso in mezzo a tutto questo giallo di girasoli, cerca di capire, conoscere e scoprire cosa sia e cosa rappresenti Casa Alessia.

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“Ho sempre voluto parlare approfonditamente delle associazioni novaresi impegnate nel volontariato – spiega l’autrice – L’ho potuto fare, a più riprese, per i giornali per cui lavoro e ho lavorato, ma lo spazio, per ciò che vedevo io portare avanti dalle Realtà del Bene, non era mai sufficiente: serviva di più, qualcosa che le potesse aiutare concretamente. Così è nata ‘La Novara del Bene’, per dare voce a chi non ha voce, per far conoscere ai novaresi, e non solo, le tante belle associazioni del Bene presenti sul nostro territorio. L’idea era nell’animo da molto tempo, almeno sette anni, e ora si è concretizzata. Obiettivo, promuovere questi gruppi, farli conoscere, portare qualche nuovo volontario a unirsi e dar loro una mano concreta, anche a livello di fondi”.

Durante l’incontro, Giovanni Mairati ha spiegato ai presenti che la “regia” del mondo di questa associazione è propria Alessia, mentre lui e i volontari sono solo gli attori.
Ci ha parlato della bellezza dell’Africa e svelato che la felicità di questa misteriosa terra sta nei suoi colori e nella contraddizione tra essere nello stesso tempo dolce e amara.
Bellissime le sue parole sui volontari che per affrontare i viaggi si pagano i biglietti sa soli e che ci regalano testimonianze preziose e profonde vissute in quelle zone. Volontari che, che dopo ogni viaggio vorrebbero subito ripartire per farne un altro, colpiti dalla spiritualità e dalla serenità di queste zone di cui è impossibile non innamorarsi.
Uno splendido esercito in giallo che non si arrende, mai ma va sempre avanti forte e deciso, coinvolgendo sempre più persone.
Numerosi i progetti futuri, come l’apertura di nuovi asili e gli aiuti in nuove zone: tanti auguri Casa Alessia!

Il libro, edito dalla casa editrice “Bellesi & Francato publishing”, è disponibile al costo di soli 10 euro all’Ibs, alla Libreria Paoline, a La Talpa e presso Casa Alessia onlus.

 

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Pagina Facebook su “La Novara del Bene”: https://www.facebook.com/LaNovaradelBene?fref=ts.

Disponibile anche la mail [email protected]

 

Presente anche la scrittrice Isa Voi all’interessante evento

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Dopo il successo della ‘prima’ ufficiale alla libreria La Talpa di viale Roma, dove in tanti hanno affollato gli spazi dedicati alla presentazione dei libri (molto il pubblico rimasto in piedi), “Il diario della Casa dei Girasoli”, opera d’esordio per Monica Curino, giornalista professionista e appassionata firma del sociale locale, arriva all’Ibs di corso Italia 21 F.

L’appuntamento è per venerdì 20 marzo dalle 18. Sarà presente l’autrice. Con lei interverranno Carlo Casoli, giornalista responsabile Ufficio Stampa Rai Torino e Milano, Giovanni Mairati, presidente della onlus Casa Alessia e Isa Voi, autrice novarese.

Un’occasione, anche da parte del pubblico, per interloquire con l’autrice e gli ospiti, per approfondire la nascita de “La Novara del Bene” e dell’intero progetto. Un’occasione per parlare di quelle associazioni, grandi e piccole, che, nel Novarese, come in altri Paesi del mondo, si impegnano quotidianamente a favore di chi è meno fortunato, di chi non ce la fa.

Il libro, edito dalla casa editrice “Bellesi & Francato publishing”, è disponibile al costo di soli 10 euro all’Ibs, alla Libreria Paoline, a La Talpa e presso Casa Alessia onlus.

Attraverso le 185 pagine del libro si entra nel sogno che ha dato vita a Casa Alessia. Ci accompagna, prendendoci per mano, la tenace e intraprendente Nina, la protagonista della storia. Un itinerario ricco di emozioni, sentimenti e solidarietà. Un viaggio in 185 pagine, che si leggono tutte d’un fiato. Pagine con personaggi ben delineati e un ritmo avvincente, che condurrà sino al grande finale, al grande sogno.

Come si legge nella quarta di copertina del libro “… quello che compirà Nina non è solo un viaggio alla scoperta della sua coscienza, ma una vera e propria rinascita spirituale”. E ancora: “Casa Alessia onlus le cambierà la vita, proponendole un messaggio di solidarietà che le entrerà nel cuore e la porterà a fare cose mai prima di allora nemmeno immaginate”.

Sempre più ricca di informazioni, intanto, la pagina Facebook su “La Novara del Bene”: https://www.facebook.com/LaNovaradelBene?fref=ts. Disponibile anche la mail [email protected]

Pugliese, determinata, dinamica e una vita divisa tra la scrittura e l’impegno per la sua famiglia: è Gabriella Genisi, “madre” letteraria della bella e stravagante commissaria Lolita Lobosco, protagonista dei romanzi “La conferenza delle arance” (2010),”Giallo ciliegia” (2011) e  “Uva noir” (2012 – Sonzogno).
Il talento letterario della Genisi e la vivacità di questi racconti sono stati tanto apprezzati da diventare una serie televisiva per la Rai, sceneggiata da Ivan Cotroneo, con Micaela Ramazzotti nei panni della deliziosa Lolita.
L’autrice, sempre più amata dai lettori, tra le tante passioni si dedica all’arte della cucina e si occupa anche dell’organizzazione del  “Festival del Libro Possibile”  di Polignano a Mare, a Bari (http://www.libropossibile.com/).
Intervistiamola e conosciamola meglio:
  1. Lei è una scrittrice di grande successo, è difficile per lei gestire la sua notorietà e conciliarla con la sua vita quotidiana e la passione per la scrittura?
Non saprei, non mi sento così famosa. Ma è bello sentire l’affetto dei lettori. Per il resto direi che la scrittura si adatta bene al mio stile di vita, da sempre a contatto con i libri


  1. Qual’è il suo rapporto con la stampa e con la critica?
Direi ottimo, il mio personaggio, Lolita Lobosco, è stato accolto con entusiasmo anche perché i commissari donna in letteratura erano pressochè inesistenti. Al contrario delle ispettrici, per esempio.
  1. Il suo impegno per la cultura e per i libri è molto forte; lei è l’organizzatrice, infatti, della famosa manifestazione letteraria “Il libro possibile” alla quale si dedica con passione. Perchè ha pensato di ideare questa rassegna e per chi, soprattutto?
L’ideatrice del Libro possibile non sono io, ma Gianluca Loliva e Giuseppe Pascale, sono entrata nell’organizzazione nel 2006 e sono molto orgogliosa di quello che facciamo, dei libri che promuoviamo e di una manifestazione ormai nota in tutta Italia.
  1. I suoi romanzi sono ispirati a fatti veri o sono frutto di fantasia?
Esiste una ispirazione minima a fatti di cronaca realmente accaduti, un 3% diciamo, tutto il resto è mera fantasia e costruzione letteraria. Quello che è autentico invece è il quadro storico in cui i libri sono ambientati
  1. Da dove nasce l’idea di una storia e di un personaggio destinati a proseguire le loro avventure in un’altra “puntata”? E’ difficile per lei regalare ai suoi lettori nuovi episodi letterari di Lolita che possano suscitare le stesse emozioni e la stessa attenzione?
Dall’attualità, dalla gente che incontro, da suggestioni o emozioni provate durante un viaggio. Sta per uscire il quarto episodio del Commissario Lolita, e per il momento ho voglia di scriverne ancora. Poi si vedrà.
  1. Che cosa rappresenta Lolita?
Lolita rappresenta la donna nuova del Sud. Passionale, intraprendente, coraggiosa. Ma attenta alle tradizioni. Rappresenta le difficoltà che ogni giorno le donne incontrano, nel privato e sul lavoro. E anche tutto il bello della femminilità.
  1. I suoi personaggi sono perfetti per una serie tv, tanto che sono diventati protagonisti di una serie televisiva diretta da Ivan Cotroneo: è lei che adatta i suoi personaggi alla tv o la tv che si identifica nei suoi personaggi?
Il progetto è ancora in fase di definizione, ma quello che mi è stato detto dal primo istante da lettori, critici e addetti ai lavori, è che la mia è una scrittura molto visiva, cinematografica, perfetta dunque per gli adattamenti.
  1. Lolita, la protagonista dei suoi romanzi, dopo aver prestato servizio come commissario in Sicilia viene trasferita a Bari, proprio nella sua regione di origine. Qual è il legame con la sua terra? Quanto forte è il suo bisogno di condividere questo attaccamento con i suoi lettori?
Il mio legame con la Puglia è fortissimo, la reputo una delle Regioni più belle d’Italia, e in forte espansione su molti profili. Turistico, letterario, enogastronomico. Ritengo doveroso promuoverla nei miei libri, avendo la fortuna di essere letta in tutto il territorio nazionale e anche all’estero. E’ bellissimo sapere che un lettore che vive lontano decide di passare le vacanze in Puglia dopo aver letto i miei libri, incuriosito e affascinato dalla descrizione dei luoghi, e perchè no, dei piatti tipici. Di recente mi ha scritto un gruppo di lettori berlinesi che presto verranno in Puglia per incontrare il Commissario Lolita.
  1. A quali autori si ispira particolarmente? C’è qualche corrente letteraria alla quale è particolarmente legata o nella quale si riconosce?
Per quanto riguarda la serie dei gialli, sicuramente l’ispirazione iniziale viene da Camilleri. Senza il suo Montalbano, Lolita non l’avrei neppure pensata. Per il resto della mia produzione, mi piace lo stile semplice e diretto della Fallaci. Mi innamorai della sua scrittura a 12 anni. Un esempio che cerco di tenere a mente.
  1. Lei ha scritto molti libri: Fino a quando le stelle, Il pesce rosso non abita più qui, La maglia del nonno, Giallo Ciliegie, Uva Noir, La circonferenza delle arance. C’è n’è uno al quale è particolarmente legata?
Senz’altro il primo, “Come quando fuori piove”. Mi ha aperto il mondo magico della scrittura.
  1. Cosa si prova a vedere i personaggi del proprio romanzo diventare “vivi” e apparire nelle scene di un film?
Ve lo dirò appena esce la prima puntata 
  1. Soddisfatta dei risultati ottenuti?
Sì, tantissimo. Non è facile ritagliarsi uno spazio nel mondo editoriale italiano e straniero se fai la casalinga in un piccolo paese del Sud. Devo molto al WFF di Matera. Lì sono stata scoperta ed ho avuto la mia grande opportunità.
  1. Cosa sognava di fare da “grande” quando era una bambina?
Nell’ordine – parrucchiera, professoressa di lettere, avvocato, giornalista e architetto. Forse un po’ mi sono avvicinata. Scrivere libri è qualcosa a metà tra giornalista e architetto.
  1. Quali consigli si sente di dare ai giovani scrittori desiderosi di lanciarsi nell’avventura della pubblicazione di un libro?
Innanzitutto quello di leggere. E poi di non avere fretta di pubblicare. Ma soprattutto essere i primi critici di se stessi. Talvolta avere una bella storia da raccontare non basta. Ci vuole talento e capacità di emozionare.
  1. Per lei il mondo dell’editoria oggi è…
Difficile. Fermo. Ancora molto distante.
  1. Progetti futuri?
A breve il nuovo libro del Commissario Lolita dal titolo Gioco pericoloso. Esce il 16 aprile e affronterà il caso del Calcio scommesse. In questo momento sto lavorando a un nuovo romanzo, ma è ancora in forma embrionale.
  1. Una frase o un motto che riescono a descriverla…
Piedi per terra, testa tra le nuvole e un libro sempre in tasca
 
I libri della scrittrice possono essere acquistati su:clicca qui per andare al sito1526740_10202066276752114_1649634139_n

Giovane, eclettica, simpatica ed estremamente intelligente: queste alcune delle qualità di Sara Rattaro, la scrittrice ligure che sta conquistando con i suoi romanzi i lettori italiani e europei.
Dal suo esordio con “Sulla sedia sbagliata” (edito nel 2009 da Morellini), ha fatto il grande salto nel mondo dell’editoria con “Un uso qualunque di te”, pubblicato dalla casa editrice Giunti e tradotto anche in Spagna e Germania. Il libro raggiunge un ottimo risultato: 20.000 copie vendute in una sola settimana.
Con “Non volare via” (2013, Garzanti), Sara Rattaro conferma il suo talento letterario e la sua innata capacità di scrivere storie che colpiscono il  pubblico ed emozionano. Temi importanti, delicati, profondi che investono la vita di tutti i giorni, di tutti noi, gente comune. La giovane scrittrice ha trovato la chiave del suo successo: un segreto che sta soprattutto nella sua semplicità, nella sua umiltà e nella sua voglia di vivere la sua popolarità  non come un privilegio, ma come un dono da condividere con i suoi lettori.
Conosciamola meglio:

 

  • Nel 2011 il suo libro “Un uso qualunque di te” ha registrato 20.000 copie vendute in una settimana: cosa si prova a raggiungere un traguardo così inaspettato?

Tanta gioia e tanta energia! Ricordo quei giorni come un momento bellissimo, la sensazione di aver fatto bene qualcosa a cui hai lavorato tanto. È stato gratificante e stimolante per il futuro.

  •  Dove nascono le idee dei suoi romanzi? Le sue ispirazioni?

L’ispirazione può arrivare da diverse fonti, a volte è la realtà che stuzzica la mia fantasia a volte è proprio la mia immaginazione a fare viaggi nell’emozione.

  •  Per il suo primo romanzo, “Sulla sedia sbagliata”, è stata lei stessa in prima persona a organizzare e gestire tutte le presentazioni e gli impegni in giro per l’Italia; è stata una cosa difficile?

Ho messo alla prova le mie capacità di organizzatrice e di manager di me stessa. A volte ho incontrato delle difficoltà che ora ringrazio perchè mi hanno insegnato tantissimo.

  •  “Non volare via”, il suo ultimo romanzo, racconta il disagio di un bambino colpito da un male che lei chiama “invisibile”, e che mette in crisi la sua famiglia, costretta a “reinventarsi”. Una commovente sofferenza destinata anche a essere accompagnata da un allontanamento del padre, che renderà tutto più difficile. Come è riuscita a gestire magistralmente un tema così delicato e a “visitarlo” con le sue parole dentro ogni aspetto, ogni emozione?

Ho avuto la fortuna di parlare con una mamma che ha vissuto una situazione simile e che mi ha trasmesso tutte quelle sensazioni che mi hanno guidato nella descrizione dei sentimenti. Il segreto è stato quello di immedesimarsi nei personaggi come se fossi anch’io una dei protagonisti. Per il resto ho studiato i dettagli cercando di non tralasciare nulla.

  •  Quale è stata la manifestazione d’affetto da parte dei suoi fan che più l’ha colpita? Quali le gioie che le trasmettono i suoi fan?

I miei fans sono fantastici. Hanno capito perfettamente quanto io abbia bisogno di loro e del loro sostegno e me lo manifestano in tantissimi modi. Sono affettuosi e la cosa che mi piace tanto è quando mi chiedono di continuare a scrivere!

  •  I suoi rapporti con la critica?

Per ora buoni. Accettare le critiche è qualcosa che mi ha ampiamente insegnato la vita. Non si può piacere a tutti.

  •  L’editoria oggi secondo il suo punto di vista…

Attraversa un momento difficile e controverso. Credo, se potessi dare un consiglio, che si dovrebbe soppesare meglio i libri da pubblicare. Fare meno testi con più cura!

  •  Diploma magistrale, due lauree (una con lode) e la continua volontà di seguire corsi di perfezionamento in campo clinico e comunicativo: cosa si “nasconde”  dietro questo irrefrenabile desiderio di arricchirsi e di imparare?

Una che ha capito tardi cosa voleva fare nella vita.  Forse ho perso tempo o forse è stata la mia fortuna. Non prendermi troppo sul serio mi ha aiutata ad entrare in questo mondo con il giusto spirito, quello di chi vuol fare bene con il sorriso e divertendosi.

  •  Da bambina sognava…

Di tutto! La ballerina, la showgirl, l’avvocato, la giornalista….tutto tranne la scrittrice perchè avevo paura di essere letta e giudicata.

  •  A quale dei suoi tre romanzi è legata in modo particolare? Perchè?

Non posso sceglierne uno. Sono come figli. Non ce n’è uno preferito ma sicuramente sono rivolta verso il più debole, “Sulla sedia sbagliata”, perchè penso che abbia ancora tanto da dare.

  •  Che consiglio si sente di dare a uno scrittore emergente?

Avere pazienza e smetterla di pensare di essere il nuovo Hemingway!!!

  •  Vorremmo chiudere questa intervista con una frase o un motto che riesca a descrivere se stessa..

La fortuna aiuta gli audaci e io sono educatamente audace.


Per sapere qualcosa di più: clicca qui per visitare il sito di Sara Rattaro

I suoi libri:

 

 

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Nata in Sicilia, a Scicli, si trasferisce a Novara all’età di 6 anni dove studia e si diploma all’Istituto magistrale.
Nel 1992 vince il premio letterario “UN TEMA PER SALVO D’ACQUISTO”.
Dal 1998 lavora per diversi anni come giornalista pubblicista presso un noto trisettimanale della sua città.
Nel 2009 pubblica il suo primo romanzo “Domani..”.
Nel luglio 2010 arriva tra i dieci finalisti del concorso letterario nazionale per letteratura per ragazzi “Bruno Chimirri – Parole nel vento”.
Nel 2012 è vincitrice del concorso letterario “Una fiaba per sorridere, una fiaba per commuoversi” con il racconto “Sognavo un paese speciale”; la fiaba viene pubblicata in un’antologia della casa editrice La Gru.
Nel 2012 è giurata alla prima edizione del concorso letterario “In Primis – Premio giovani scrittori”, organizzato dalla Banca di Cherasco e dalla SEI casa editrice.
Oggi si dedica all’insegnamento presso la scuola dell’infanzia, alla passione per la scrittura e collabora con alcune testate giornalistiche.
E’ appena stato pubblicato il suo nuovo romanzo, “Il cuore che non c’è” (Cinquemarzo edizioni), che racconta la storia di una bambina scomparsa e il dolore, la speranza di chi la ama e l’aspetta.

Il mio blog di cultura, didattica, cronaca, cinema, libri e recensioni, interviste, ecc..:

http://isa-voi.blogspot.it/

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Da qualche settimana in libreria (all’Ibs di corso Italia 21 e a La Talpa di viale Roma 21 F, ma presto anche in altre) è disponibile “Il diario della Casa dei Girasoli”, opera d’esordio per Monica Curino, giornalista professionista e appassionata firma del sociale locale.

Il libro costituisce la prima tappa del più ampio “La Novara del Bene”, progetto-collana di libri, che, patrocinato dalla Provincia di Novara, ha l’intento di raccontare, attraverso la forma romanzata, le storie vere di chi si spende per il bene comune. Monica ha scelto, per iniziare a dare voce a chi spesso voce non ha, la straordinaria storia di Alessia Mairati e dell’associazione che porta il suo nome.
Attraverso le pagine di questo piccolo romanzo entriamo nel sogno che ha dato vita a Casa Alessia, realtà ormai presente non solo in città, a Novara, ma in Italia e nel mondo. Ci accompagna, prendendoci per mano, la tenace e intraprendente Nina, la protagonista della storia, una ragazza che non ha paura di inseguire un grande sogno, proprio come Alessia, anche se indirettamente, le insegna. Con lei, vera e propria guida nel mondo dell’‘esercito’ in giallo, Arianna, una bimba di soli sei anni, allegra, piena di entusiasmo, vivace e molto curiosa e vera mascotte di tutti i volontari dell’associazione. E poi le storie dei volontari stessi, dei bimbi aiutati, Alessia stessa che racconta la sua esperienza in Ecuador e che porta il papà a portare avanti il suo piccolo grande sogno: aiutare gli orfanelli, tutti quei bambini che, per le vicissitudini della vita, si trovano a vivere soli o, comunque, in gravi difficoltà.
Un viaggio, in 185 pagine che si leggono tutte d’un fiato, ricco di sentimenti, di emozioni, di esperienze e di vera solidarietà.
Come si legge nella quarta di copertina del libro (edito da Bellesi & Francato publishing in collaborazione con Casa Alessia onlus; realizzazione grafica Fabrizio Francato), “… quello che compirà Nina non è solo un viaggio alla scoperta della sua coscienza, ma una vera e propria rinascita spirituale”. E ancora: “Casa Alessia onlus le cambierà la vita, proponendole un messaggio di solidarietà che le entrerà nel cuore e la porterà a fare cose mai prima di allora nemmeno immaginate”.

“Ho sempre voluto parlare approfonditamente delle associazioni novaresi impegnate nel volontariato – spiega l’autrice – L’ho potuto fare, a più riprese, per i giornali per cui lavoro e ho lavorato, ma lo spazio, per ciò che vedevo io portare avanti dalle Realtà del Bene, non era mai sufficiente: serviva di più, qualcosa che le potesse aiutare concretamente. Così è nata ‘La Novara del Bene’, per dare voce a chi non ha voce, per far conoscere ai novaresi, e non solo, le tante belle associazioni del Bene presenti sul nostro territorio. L’idea era nell’animo da molto tempo, almeno sette anni, e ora si è concretizzata. Obiettivo, promuovere questi gruppi, farli conoscere, portare qualche nuovo volontario a unirsi e dar loro una mano concreta, anche a livello di fondi”. Il libro è disponibile, infatti, nelle librerie, ma anche presso Casa Alessia onlus e i banchetti e le manifestazioni cui partecipa l’associazione presieduta da Giovanni Mairati. Associazione che li ha acquistati a un prezzo ribassato rispetto a quello di copertina e che, rivendendoli a prezzo pieno (il volume non costa molto: solo 10 euro), avrà un ricavato a disposizione delle molteplici attività dell’‘esercito’ in giallo.

L’autrice presenterà “Il diario della Casa dei girasoli” nelle prossime settimane a Novara con ospiti di prestigio. Aggiornamenti a breve. Intanto è già disponibile una pagina Facebook, ancora molto agli inizi: https://www.facebook.com/LaNovaradelBene?fref=ts.

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Mauro Travasso è nato a Velletri nel 1981. Si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna, sede di Forlì. È giornalista pubblicista e lavora con organizzazioni non governative nell’ambito della comunicazione, dell’educazione allo sviluppo e della cooperazione internazionale.
Ama il contatto con la natura, in particolare con il mare, e poter evadere viaggiando ovunque per il senso di libertà che queste due passioni gli trasmettono…
Attualmente vive ad Anzio e lavora a Roma.

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È gelido, lo sguardo di Nico. Lui vive la sua esistenza come se sentisse, se percepisse dentro di sé che il ruolo da interpretare nel suo spettacolo è quello del cattivo. Egoista, sfrontato e trasgressivo, prende ciò che desidera e non sente di dover dare nulla in cambio. Improvvisamente, la sua vita prende una piega del tutto inaspettata. Quando il suo migliore amico Stefano muore in un tragico incidente, il suo cervello si mette all’opera come mai prima di allora. Un cambiamento netto ed estremo, come nel passaggio tra un’età e un’altra. Anche perché Nico è l’unico a non credere fino in fondo nella teoria dell’incidente. Da quel momento in poi, molte cose troveranno una nuova collocazione, come il teatro, che entrerà a far parte dei suoi interessi e che lo spingerà verso un’inattesa consapevolezza di sé.

Per acquistare il libro online; clicca qui

    • Copertina flessibile: 184 pagine
    • Editore: Europa Edizioni (Roma) (4 ottobre 2013)
    • Collana: Edificare universi
    • Lingua: Italiano
    • ISBN-10: 8868540835
    • ISBN-13: 978-8868540838

 

Un romanzo profondo, a tratti complesso, che attraversa dettagliatamente la vita di un ragazzo dall’apparente vita normale, destinata a un’evoluzione inevitabile: è “Transazione forzata”, il libro d’esordio di Mauro Travasso, edito da Europea Edizioni..
Originario di Velletri, classe 1981 e un curriculum degno di un artista “avviato”, attualmente svolge la professione di scrittore e giornalista, collaborando con la rivista Il Granchio; laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna, lavora con organizzazioni non governative che si occupano di comunicazione, educazione allo sviluppo e cooperazione internazionale.
Vincitore nel 2007 di una borsa di studio organizzata dall’Unione Europea, che lo ha portato a svolgere un tirocinio di tre mesi a Bucarest, in Romania, ha svolto volontariato in Italia, Canada e Islanda.
Dopo aver creato un’associazione senza scopo di lucro, si è recato in Nuova Zelanda per seguire un master di carattere manageriale.
Abbiamo incontrato l’autore e lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

1. “Transazione forzata” è la sua prima opera: di cosa parla in questo romanzo?

Parla del passaggio di Nico, 23 anni, dall’adolescenza alla prima età adulta in un contesto dove questa non finisce a 20 anni, quando non si è più formalmente teenager. Nico si sente il protagonista indiscusso della sua storia, che scrive in prima persona, perché vive la vita come se interpretasse il “cattivo” della situazione.
Nico comincia il suo percorso, a riflettere, perché avverte che la sua stessa vita deve prendere una piega diversa, ha bisogno di un cambiamento, ma ancora non è pienamente consapevole di quello che vuole in realtà, dove vuole arrivare e di come procedere per intraprendere la strada giusta per la sua transizione. La morte del suo migliore amico in circostanze misteriose forzerà questo suo processo di cui ne aveva già in parte sviluppato la consapevolezza.
A volte sembra che Nico abbia trovato la sua ispirazione, ma accade spesso in un percorso di transizione, e come succederà di frequente nella sua storia, proprio nel momento in cui Nico è certo di avere la situazione sotto controllo e le idee chiare, ci sarà sempre qualcosa che gli farà pensare di indietreggiare di 10 passi. Come quando nei giochi di società si è a una casella dalla meta finale, la vittoria, e per un dado che fa uscire un numero troppo alto, si ritorna in indietro. Un dado che lanciamo noi stessi.

2. Perché la scelta di un titolo così emblematico?
Perché la transizione di Nico è irruente, brutale, materiale, come il suo carattere. Ed è forzata anche dagli eventi perché Nico mette in discussione il contesto dove si trova a vivere, cercando nuove esperienze non solo per la sua crescita personale, ma anche professionale.

3. Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
Il messaggio è che la vita è un continuo divenire e che bisogna cogliere le occasioni di evoluzione, soprattutto quando nascono e le maturiamo a livello interiore. È sbagliato pensare che tutto sia statico. È positivo interrogarsi sempre sul perché di certi avvenimenti, si cresce, anche se spesso questo processo fa soffrire. Siamo noi stessi a lottare per cambiare lo stato delle cose che ci circondano e che non ci vanno bene, questo è ovvio, però in alcune circostanze gli input ci vengono dall’esterno oppure si rende necessario anche accettare le situazioni che si prospettano, ma mai passivamente. Sta infatti a noi la libertà di scegliere come muoverci.

4. C’è qualcosa di autobiografico in questa storia?
Indubbiamente la propensione del protagonista alla dinamicità, alla ricerca di nuove esperienze per arricchire il proprio bagaglio di vita, a non fermarsi alle apparenze e entrare fino in fondo nelle questioni che mi interessano sul serio.

5. “Transazione forzata” fa un’analisi molto profonda dell’animo umano, “sezionando” sentimenti, pensieri, comportamenti. È stato difficile trasmettere questo tramite la scrittura?
Anche questo aspetto è autobiografico e per alcuni versi mi è riuscito naturale. L’autoanalisi interiore e il cercare di comprendere l’anima delle persone che incontro e approfondire la loro conoscenza, mi ha permesso di trasmettere queste emozioni attraverso la scrittura.

6. Ci descriva con 4 aggettivi il suo stile letterario…
Fresco, scorrevole, sarcastico, coinvolgente.

7. Come giudica il mondo dell’editoria oggi?
Difficile per noi autori emergenti, perché credo che la pubblicazione di per sé non basti se non accompagnata da un’adeguata promozione.

8. Da dove nasce la sua passione per la scrittura?
Dalla mia vena creativa, ho sempre immaginato storie sui vissuti delle persone ogni volta che mi capitava di vedere visi che catturassero la mia attenzione. Mi domandavo del loro passato, delle loro vicissitudini, soprattutto nei momenti “fermi” quando passavo tempo in attesa principalmente nelle stazioni o negli aeroporti. Osservare le persone muoversi, le loro espressioni mi ha sempre portato a creare situazioni nel mio immaginario.

9. C’è qualche scrittore o corrente letteraria al quale si ispira?
Ce ne sono diversi e diverse, personalmente cerco di coglierne la peculiarità che maggiormente mi affascina. Ad esempio mi piace Antonio Tabucchi per come descrivere la velocità dei movimenti dei personaggi nelle storie e le ambientazioni in Portogallo, quando ho viaggiato in Portogallo mi tornava alla mente ogni giorno. Oppure la narrativa giapponese, Banana Yoshimoto, Yukio Mishima, Murakami Haruki che pur scrivendo in decadi diverse mi hanno colpito per l’analisi introspettiva dei personaggi e quasi mistica dei paesaggi. Oppure alcuni autori mediorientali per la loro calma narrativa. E poi grandi classici, capisaldi che non sto a nominare, se non I promessi sposi che cerco sempre di rileggere per la correttezza dell’italiano scritto, è un buon esercizio.

10. Mauro Travasso nella vita di tutti i giorni…
Mauro è una persona semplice, innamorata della vita, che lavora anche per un’organizzazione non governativa, che scrive e legge, che viaggia spesso per svago o lavoro, si rifugia nella natura con il suo cane. Non riesce a farsi scivolare addosso nulla, cerca di vivere intensamente, apprezzando ogni momento, positivo o negativo che sia. E a cui piace sperimentare nuove esperienze, imparare ogni giorno, essere dinamico.

11. Progetti futuri?
Continuare a creare, a trasmettere messaggi attraverso la scrittura.

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Clarissa Egle Mambrini è nata a Novara nel 1984. Ha coltivato interessi artistici fin dall’infanzia, frequentando nella sua città natale l’Istituto Musicale Brera e il Conservatorio Guido Cantelli.
Dopo la maturità classica, durante gli studi universitari è stata chiamata a collaborare nel settore artistico e organizzativo di alcune realtà novaresi come l’Associazione Amici della Musica Vittorio Cocito, la Fondazione Teatro Coccia e l’Associazione Musicale InNovArte.
Al suo attivo ha alcuni saggi di cinema e teatro, pubblicati dalla EOS Editrice: Risaia in celluloide, nel volume In grembo alla Terra – Affreschi sul mondo contadino (2007), C’era una volta il Cinema e Su il sipario!, nell’opera L’incredibile Novecento – Viaggio italiano nel secolo breve (2011).
Si è laureata con lode in Lettere Moderne ad indirizzo artistico presso l’Università Cattolica di Milano discutendo, sia al termine del corso triennale sia al termine di quello specialistico, tesi in Storia del cinema italiano riguardanti la rappresentazione dell’identità femminile sui manifesti cinematografici negli anni del regime e nel secondo dopoguerra.
Dopo aver collaborato con il blog novarese “L’Azzurro” e aver partecipato al concorso europeo di critica cinematografica “Young and Innocent”, alla fine del 2012 ha fondato il blog culturale “Across the universe”, tutt’ora attivo.
Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano (Lampi di stampa, ottobre 2013) è la sua opera più importante, cui ha dedicato quasi un anno e mezzo di lavoro.
Da Natale 2013 è nelle librerie anche con Cuore di Terra. Percorsi rurali tra fantasia e realtà (EOS Editrice), volume di narrativa e saggistica sul mondo contadino contemporaneo.
Attualmente collabora con il Teatro Libero di Milano.

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“Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano”di Clarissa Egle Mambrini,  pubblicato nell’ottobre 2013 da Lampi di stampa.
Il nome di Giorgio Strehler, considerato uno dei massimi registi del Novecento, è abitualmente associato al Piccolo Teatro, fondato nel 1947, e alla città di Milano. Il suo esordio alla regia, però, avvenne prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, con due spettacoli rappresentati a Novara in un teatrino ormai abbandonato. Ne “Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano” riscoprire quegli eventi ormai lontani, indagarne le origini e le conseguenze e analizzarne il contesto diventa l’occasione per approfondire un periodo umano e professionale poco conosciuto dell’artista triestino – allora attivo anche come attore e teorico teatrale – nonché la vita culturale di Novara e di Milano e la realtà teatrale italiana della prima metà del Novecento, fra tradizioni dure a morire e novità che faticavano a radicarsi.

Il volume si avvale di un intervento iniziale di Stella Casiraghi, promotrice e organizzatrice culturale che ha collaborato a lungo con il Piccolo Teatro e ha curato l’edizione critica di molti inediti di Strehler, ed è impreziosito da un nutrito apparato iconografico e da interviste a personaggi della cultura locale e nazionale come lo storico e critico d’arte Raul Capra, il musicista Folco Perrino e l’attore Gianrico Tedeschi.
Frutto di lunghe e meticolose ricerche durate più di un anno, che hanno portato l’autrice anche al Fondo “Giorgio Strehler” a Trieste, questo libro raccoglie, come sottolinea Casiraghi, «ogni tipo di documentazione, locandine, dibattiti, cronache, testimonianze, rassegne stampa, materiali biografici e bibliografici resi disponibili alla lettura e alla riflessione critica. Compostamente scorrono fotogrammi di quanto precedette (e seguì) la prova di regia di un artista che muoveva i primi passi e che riuscì nei decenni successivi a dare corpo alle sue intuizioni e a realizzare, anche sulla scena internazionale, le sue ambizioni».

Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano
di Clarissa Egle Mambrini
Ottobre 2013
pp. 366
Prezzo di copertina € 24,00

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…Mai incrociammo le nostre spade. Furono solo gli sguardi a fondersi, furono le vite a inciampare nel destino. Combattemmo le ombre in mezzo al grano trafiggendo quella che osarono definire legge. Nessuno riuscì a piegarci. Nessuno. Neppure il male di una realtà sbagliata in cui chi si ribellava era Brigante mentre chi gestiva il potere era un Signore. Il serpente e il lupo non accettarono di chinare il capo davanti a chi volle calpestarli. La loro forza fu l’amicizia, un patto di sangue, l’amore per la vita, quella giusta, quella vera, l’unica in grado ancora di insegnare valori. L’infanzia li unì tra le spighe, l’adolescenza li condusse poi nei campi di battaglia, e da uomini vollero meritarsi di esserlo e lo fecero nel solo modo che conoscevano: difendendo la giustizia, gridando la libertà. Fu la luna a guidare il loro cammino e fu in essa che si ritrovarono ogni volta che, vicini o lontani, si persero nella deliziosa magia della loro silente dama bianca. “E fummo subito uomini, fummo subito liberi…”.

 

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Dopo il grande successo del romanzo “Il buio della mente, la luce nell’anima”, vincitore di numerosi premi, lo scrittore Donato Di Capua ritorna in libreria con il romanzo storico “Giocando con le spade di legno”, sempre della casa editrice Kimerik.
Il romanzo racconto la storia di Donato, figlio di contadini della Lucania, nato e cresciuto tra la vita dura dei campi; un ragazzo che cresce portando avanti con forza i propri valori di lealtà e dignità, messi a dura prova a volte dall’asprezza e dalla crudeltà dei proprietari terrieri.
Una vita vissuta all’insegna del coraggio, dell’onore e dell’altruismo, nel periodo difficile del Brigantaggio e dell’Unità d’Italia; la storia si intreccia con un ingrediente fondamentale: l’amicizia per Carmine, un compagno di lotta e di condivisione, sia di emozioni che di avventure.
Abbiamo incontrato l’autore, per parlare di questa nuova opera, che si preannuncia già ricca di successo:

Perché un romanzo proiettato nel passato?

Scrivo perché in un momento preciso della mia vita un’idea prende il sopravvento sui miei pensieri, devo assecondare e coltivare quell’idea…
Nella scrittura mi piace spaziare, senza limiti, senza un filone che deve intrappolare un autore in un ambito. Non voglio un’etichetta. Mi piace andare a briglia sciolta in un mondo fantastico chiamato scrittura…

– Si riconosce in Donato e nei suoi sentimenti forti e ricchi di passione?

La mia è la storia di Carmine Crocco e di Donato Di Capua. .. un personaggio storico e uno di
fantasia che in fondo è l’erede di kali, un’altra parte di me. Quando scrivo mi trasporto in un mondo parallelo e vivo il racconto, gioco con le spade di legno…
– I personaggi di questo romanzo, forti e decisi, sono molto diversi da quelli di “Il buio della mente, la luce nell’anima”…è stato difficile per lei rapportarsi con questo cambiamento stilistico?

Non mi pongo mai il problema di scrivere creando uno stile o pretendendo di piacere a tutti i costi, io scrivo per il piacere di farlo, per scaricare quella forza che si sprigiona dentro di me quando mi immergo nei miei pensieri. Scriverò qualunque cosa mi passerà per la mente, ( il mio nuovo romanzo è un mistico) con la speranza che i miei personaggi possano sempre coinvolgere i lettori in un piacevole viaggio…
– Leggendo il suo libro mi ha colpito molto la frase: “Mi sento lupo, e avrei difeso come sempre fino all’ultimo la mia ribelle dignità”. Quale pensiero si nasconde dietro queste parole?

Nei miei pensieri nello scrivere questo nuovo romanzo c’era quello molto forte di ridare dignità a chi, secoli fa, è stata tolta. È vero, la storia è fatta di eventi ma la spiegazione di essi non risiede sempre e solo nei documenti. Forse è anche in noi e abbiamo il dovere morale di gridare al mondo la nostra storia. Ho scelto Carmine e Donato. Saranno loro a raccontarla per me.

– In alcuni tratti del libro, il personaggio di Carmine sembra prevalere su quello del protagonista, Donato; lo pensa anche lei?

Sono due personaggi che si amalgamano e si fondono in un destino comune, fatto di amicizia e sogno. Quella di cui parlo nel mio nuovo romanzo giocando con le spade di legno è una storia nuova, quella che la mia anima, la mia fantasia e perfino la mia mano e quindi il mio istinto mi hanno portato a raccontare. E allora ho deciso di guardare al periodo che precede l’unificazione italiana, nel quale i briganti si muovono come delinquenti da condannare, e l’ho fatto, ribaltando la
prospettiva. Ho parlato di uomini alla ricerca di libertà, alla riconquista della loro dignità umana, delle più belle emozioni di cui ogni giorno venivano privati. Tutto questo gli era tolto dal grado più alto della scala sociale, da quello che si chiama potere, inalterato ed intoccabile. Nessuno dei due protagonisti è predominante perchè entrambi inducono riflessioni.

– E’ stata una scelta casuale quella di aver chiamato il personaggio principale Donato, proprio come lei?

Non lascio mai nulla al caso e non riuscendo a trovare un nome da dare al protagonista, la cosa più rapida che il mio tablet mi offriva per non rallentare la scrittura, era il mio nome. L’ho usato con l’intento di sostituirlo non appena avessi trovato un nome interessante per il protagonista.
Poi nella storia rilevata dagli archivi di stato, è comparso più volte il nome di Di Capua Michele, (nome di mio padre) invogliato anche dal mio editore che mi scongiurava di non modificare niente ho deciso di lasciarlo…

– Quali sono i temi principali che ha voluto affrontare con questo romanzo e quali i sentimenti e le debolezze/forze umane che ha voluto evidenziare ed stato difficile creare un racconto nel quale ha dovuto conciliare passato e fantasia?

Ho vissuto con i protagonisti l’emozione della lotta per la consapevolezza di non valere meno di nessuno, di una guerra contro il mondo pur di tutelare i più deboli, per dare loro la libertà. In campo ho rimesso i valori portanti della mia vita. Quelli non possono mancare in un libro che si prepone un fine: trasmettere emozioni. Allora una splendida storia di amicizia di intreccia con l’amore per la famiglia, per le origini, per la natura, per una donna, per un sogno. Un sogno costruito di semplicità, di legno. Due piccole spade che tagliano l’aria che combattono senza mai sfiorarsi. Sono quelle di Carmine e Donato. Svettano tra il grano e nel cielo e sognano la libertà. Mai si incrociano, si incoraggiano a vicenda. Mai si voltano le spalle se non per dividersi con la consapevolezza di ritrovarsi, di essere in fondo un’unica entità alimentata dalla forza di sognare un domani migliore.
È questa la mia storia, quella che con voi ho voluto condividere.

– Lei utilizza la sua scrittura, la sua passione, la sua creatività per parlare del suo paese e tramandare la sua storia e le sue storie in giro per tutta l’Italia.

Amo il mio paese, ricco di storia e di grandi uomini, lo vivo quotidianamente. Amo la terra che sprigiona profumi antichi, i colori e quei paesaggi ricchi di boschi. In questo mio paese si respira una sorta di tranquillità e di pace, perchè non farlo conoscere agli altri, perchè non trattare la nostra storia per trasmetterla alle nuove generazioni?

– Come hanno accolto il nuovo libro i suoi lettori?

Donato Di CapuaCon il solito entusiasmo che mi rende estremamente felice. In molti mi scrivono commentando il mio nuovo lavoro, mi trasmettono le emozioni e i sogni che hanno condiviso con me… Mi fermano per strada complimentandosi per avergli regalato una piacevole lettura e una storia nuova.
Quando scrivo sto bene. Questo è nel mio pensiero primario, ciò che mi conduce a desiderare la condivisione. Per questo non è un bisogno solo mio. È un bisogno che parte da me ed arriva al mondo. Scrivo per emozionare, per regalare frammenti di me a chi voglia recepirli. Donarmi. Donare le mie storie così vere e così semplici, ma con quella trama articolata dietro che le rende figlie di un mondo reale, proiettate verso l’immenso. Nei miei lettori vorrei suscitare un sentimento magico che amo definire l’armonia della meraviglia.

– E’ più facile la “strada” per uno scrittore alla pubblicazione del suo secondo libro?

Sicuramente sì, soprattutto dopo i risultati ottenuti con il mio primo romanzo, diverse case editrici hanno intensamente voluto la mia nuova creatura, ma io sono un fedele nel d.n.a. e non ho voluto tradire la fiducia accordatami per la stesura del mio primo libro, dalla mia casa editrice la Kimerik. Una casa editrice fatta di persone speciali, che lavorano con impegno e professionalità, che conosco per nome e vorrei ringraziare per la loro paziente disponibilità. Un grazie a Emanuella, Petronilla, Ornella, Roberta, Anna e al timoniere di questa splendida realtà il dott. Gianfranco Natale.

– Progetti futuri?

La scrittura è nel mio modo per sentirmi completo, felice di dar vita a
nuove storie in quanto narratrici di emozioni. Scrittura è tramite dal finito
all’infinito, unico mezzo per arrivare all’eterno, al per sempre. Per questo è
arte, perché abbatte i confini del tempo, valica il mortale e si nutre
d’essenza, di cielo, di sogni, di vita, quella vera però.
Il mio nuovo lavoro, un mistico, è già pronto per la pubblicazione e sto lavorando ad una nuova creatura. In fondo sono o non sono un cantastorie delirante?