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Domenica 31 Luglio ore 21,30 piazza Muzii – Pescara

Dopo il riconoscimento a Gianluca Ginoble, che si è detto “onorato di ricevere il 9° Premio Dean Martin”, c’è grande attesa per la serata di gala di domenica 31 luglio alle ore 21,30 in piazza Muzii a Pescara, organizzata dalla Fondazione Dean Martin e patrocinata dall’assessorato all’Emigrazione della Regione Abruzzo, dal Cram, dalla Provincia e dall’assessorato alle Pari opportunità e politche Migranti del Comune di Pescara, guidato da Sandra Santavenere.

Sarà un’edizione all’insegna delle migrazione e dell’interculturalità, ma anche della varie problematiche che sta vivendo l’Europa in questo momento. Tra gli ospiti internazionali che riceveranno il Premio Dean Martin la cantante di origine somala Saba Anglana, per la sua grande personalità e per il suo encomiabile impegno in alcuni Paesi del Nord Africa e come testimonial internazionale nella lotta contro l’Aids.

mari nobre

Sette gli abruzzesi che verranno premiati e che si sono distinti in vari settori da Luciano Bentenuto, già responsabile dei Servizi Segreti Canadesi, ha partecipato a grandi operazioni contro la mafia nel Paese dove vive,Anna Letizia Soria, vive a New York e dirige una delle più grandi riviste di italiani nel mondo I-Italy, Santino D’Angelo, imprenditore di successo, vive in Canada, ha costruito ospedali, aeroporti e grandi infrastrutture, Mari Nobre, cantante di origine abruzzese, vive a Los Angeles, canta un genere latino americano, vincitrice di alcuni Grammy Award, ha scritto la colonna sonora della campagna elettorale alla Casa Bianca del candidato Sanders,Ignacio Valentini, nato a Rosario è un designer, ha disegnato le scarpette del grande giocatore argentino Lionel Messi e la storica rivista Abruzzo nel Mondo, diretta da Nicola D’Orazio, punto di riferimento di tanti emigranti.

Inoltre ci sarà uno spazio dedicato anche alla questione del Venezuela, Paese in cui vivono tanti emigranti abruzzesi. Gianluca Ginoble ha inviato venerdì scorso un messaggio per i nostri corregionali emigrati in Venezuela, per sostenerli in questo momento drammatico, la situazione è spesso taciuta dai media.

Durante la serata il cantante Valerio Di Rocco (tra i protagonisti di Amici di Maria De Filippi) interpreterà dei brani di Dean Martin, accompagnato dall’Orchestra Dean Martin diretta da Antonella De Angelis. L’attrice Tiziana Di Tonno racconterà la storia di Gaetano e Dino Crocetti, il papà di Dean Martin, partito da Montesilvano nel 1913 e di suo figlio. Infine, ci sarà uno spazio dedicato anche alla questione del Venezuela e alla solidarietà con l’associazione onlus Il Risveglio di… Manuela, per l’apetura del primo centro abruzzese del risveglio dal coma, che sorgerà all’ospedale di Popoli. La serata verrà presentata dai giornalisti Laura Di Russo e Antimo Amore.

“L’edizione del Premio Dean Martin di quest’anno è molto ricca – spiega Alessandra Portinari, presidentessa dell’omonima Fondazione – saranno premiati sette grandi personalità del mondo dell’imprenditoria, della musica, del giornalismo e dell’arte, sei di loro sono abruzzesi di prima e seconda generazione e arriveranno dagli Stai Uniti, dal Canada e dall’America Latina per ricevere il prestigioso premio. Tra gli ospiti internazionali siamo onorati della presenza di Saba Anglana, una delle voci più importanti del panorama internazionale. L’artista si occupa da vicino delle questione riguardanti le migrazioni, di recente ha tenuto un concerto ad Addiss Abeba per alzare l’attenzione sull’Etiopia ed è tra le protagoniste della piéce di teatro musicale Rosamara con l’Orchestra Femminile del Mediterraneo e Tiziana Di Tonno. La storia dei sei abruzzesi che premieremo è infine molto particolare ci sono racconti incoraggianti e commoventi di chi grazie al lavoro, ai sacrifici e talento ha conquistato il sogno americano”.

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disegno realizzato da mia nipote Valentina (15 anni, di Cavour)

 

FANTASIA

 

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

Nella società odierna, spesso si tende a considerare la fantasia come una caratteristica negativa, talvolta gli insegnanti stessi lamentano che un alunno non riesce a seguire la programmazione curricolare perché si rifugia nella fantasia …
Poi, però, soprattutto in certi ambiti lavorativi, la creatività diventa fondamentale!
Se cerchiamo su un dizionario, la fantasia è definita come “facoltà grazie alle quale si possono creare immagini più o meno corrispondenti alla realtà vissuta, dando vita a qualcosa di non presente ai cinque sensi”, insomma una sorta di sinonimo di immaginazione.
Intesa in questo senso la fantasia diventa allora importantissima, in quanto permette di avventurarsi nell’infinito mondo del possibile e dell’impossibile! La linea di confine che potrebbe destare preoccupazione è la confusione tra questo mondo e quello della realtà. I bambini, però, conoscono bene la differenza tra i due: la confusione tra i piani è un chiaro segnale di un problema che merita attenzione.
La fantasia, intesa in questo senso, è fondamentale in ambito musicale, artistico, manche scientifico: nessuna grande invenzione avrebbe visto la luce senza l’intraprendente immaginazione dello scienziato di turno, in grado di rendere possibili scenari fino a quel momento impossibili.
Più semplicemente, immaginare significa anche dar voce a pensieri nascosti, rielaborare situazioni ed emozioni, progettare e pianificare in vista di un importante obiettivo.
Quindi un altro compito dei genitori è quello di stimolare la fantasia dei propri figli: non tutti nascono con un talento creativo particolarmente sviluppato, ma con alcuni accorgimenti è possibile scoprire e aumentare il potenziale di ognuno.

La psicoterapeuta francese Michèle Freud, da alcuni consigli pratici facilmente attuabili. Innanzitutto, dare ai bambini la possibilità di sperimentare tutte le forme espressive a sua disposizione (disegno, colori, scrittura, materiali vari, sport ….) lasciando che ci si avvicinino in modo spontaneo, senza troppe spiegazioni e, soprattutto, senza imporre passioni e gusti. Importantissimo è, poi, non giudicare la qualità dei “prodotti”, non solo perché potrebbe bloccare l’iniziativa, ma anche perché sono la diretta espressione della loro personalità!

Per sviluppare la creatività è anche importante aiutare i piccoli a conoscere la realtà che li circonda attraverso tutti i sensi possibili, abituandoli a raccontare ciò che “sentono”. Solo così impareranno anche a parlare delle loro emozioni. E dare un nome alle emozioni è il primo passo per riconoscerle e rielaborarle!
I bambini hanno un’intelligenza divergente, cioè tendono a considerare possibili cose che agli adulti pare impossibile possano coesistere e, a volte, danno risposte non convenzionali, anche se perfettamente valide. Un esempio? Chiedere il colore preferito e sentirsi rispondere “il sole”, oppure se qualcuno in vacanza chiede da dove viene , sentirsi dire “dalla spiaggia” …. Lasciare che i bambini usino questo tipo di intelligenza è un ulteriore modo per incrementare l’utilizzo del la fantasia.
Stimolare l’immaginazione vuole anche dire accompagnare i bambini alla scoperta del mondo che li circonda e dei suoi “misteri”: la natura, la scienza, l’architettura, ma anche più semplicemente il giardinaggio o la cucina sono “mondi” da scoprire e da sperimentare e inesauribili fonti di ispirazione.
Per rendere questa caratteristica veramente utile, è bene sviluppare al contempo le capacità organizzative e quelle progettuali: dare la possibilità, insomma, di creare con materiali vari di riciclaggio (carta, cartone, pasta di sale ….) o più strutturati (mattoncini da incastrare ….) ciò che la fantasia suggerisce, imitando la realtà o stravolgendola completamente. Queste capacità diventeranno allora veramente utili anche quando i bambini dovranno cimentarsi con l’apprendimento scolastico e dovranno imparare ad organizzare il materiale scolastico prima e a programmare i tempi di studio poi …
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

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Vi presento Bruco Bruchino

Progetto ideato e realizzato da  Isa Voi

Care mamme e care insegnanti,

oggi voglio condividere con voi un progetto  realizzato insieme a bambini di 4 anni di una scuola dell’infanzia: una bellissima esperienza che ha permesso di dare libertà alla nostra fantasia, inventando il  racconto del simpatico personaggio “Bruco Bruchino”.

Grazie alla creatività e all’utilizzo di varie tecniche grafico-pittoriche, abbiamo prodotto un libro “animato” da leggere insieme e inserire nella nostra biblioteca scolastica.

Anche voi mamme potete abbandonarvi in questo coinvolgente esperimento che farà divertire i vostri bambini: per loro sarà un piacere manipolare, tagliare, incollare, provare la sensazione di scoprire vari materiali.

Basterà procurarsi soltanto  cartoncino di vario colore, tempere, pennarelli, carta velina, carta stagnola, pennarelli.

Ovviamente, sarà ancora più piacevole realizzare le vostre modifiche e far diventare questa storia tutta “vostra”.

A tutti i bambini: buon lavoro!

Pag. 1

“Ecco Bruco Bruchino, il nostro amico che vive in giardino.” (disegno sopra)

Pag. 2

“Da un ovetto lui è nato, su una foglia addormentato; la ranocchia l’ha aspettato nello stagno incantato.

La coccinella in tutta fretta passeggia sola tra l’erbetta.”

i suoi amici

 

 

 

 

 

Pag. 3

“A primavera è spuntato dall’ovino uno splendido bruchino. 

Molta fame ha il suo pancino, quindi cerca birichino tanto cibo nel giardino.”

la vita di Bruco Bruchino

 

 

 

Pag. 4


“Dal bozzolo, come per magia, una splendida farfalla è nata ed è subito volata via.”

Bruco Bruchino diventa farfalla

Ora, con la tua fantasia crea la copertina di questo simpatico libro! Buon divertimento!
 

 

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di Isa Voi

l disegno è una delle forme di comunicazione non verbale preferita dai bambini.
Dai disegni dei bambini si può valutare a quale stadio dello sviluppo di maturazione ed intellettivo sono; p
oiché è un valido modo per esprimere sé stessi, inoltre, il disegno trasmette importantissime informazioni sui piccoli, le sue difficoltà, i suoi timori, le sue gioie e i desideri.


Ma per diventare un efficace strumento informativo deve essere libero, spontaneo privo di qualsiasi forma di costrizione.

Molto spesso i bambini disegnano per scaricare dell’energia in eccesso che sentono dentro di loro: così la rappresentazione grafica diventa anche strumento di canalizzazione delle sensazioni ed emozioni percepite e vissute come ingombranti da parte del piccolo.
Il disegno comincia, nei primissimi anni, sotto forma di scarabocchio come desiderio di voler lasciare un’impronta di se stessi, utilizzando un messaggio personalizzato fatto da linee confuse o da cerchi che riempiono interi fogli.

Col tempo, i disegni cominciano ad acquisire una consapevolezza ed intenzionalità, e sono finalizzati a rappresentare la propria casa, la propria famiglia, i propri affetti, i giochi..
Uno dei primi disegni che il bambino rappresenta è quello della figura umana (prima solo frontalmente, seguendo la percezione del proprio schema corporeo).

Con la crescita intellettiva e fisica del bambino, la figura muta. Intorno ai tre anni, i corpi sono composti da una testa, dalle braccia  e gambe (che nella prima fase partono dalla testa), e pochi dettagli. Man mano si arricchisce di particolari.

Il bambino proietta in maniera spontanea la propria personalità, racconta se stesso, racconta delle persone significative che lo circondano e narra di esperienze significative della propria vita.

I bambini introversi e tristi utilizzano spesso il disegno come mezzo di comunicazione per arrivare all’adulto e alle sue attenzioni.

E’ importante far parlare il bambino su ciò che ha disegnato, sia ponendo domande specifiche sia facendolo parlare/descrivere spontaneamente.

Il bambino non rappresenta un oggetto come è nella realtà, ma come egli lo vede, lo vive e lo percepisce; in questo modo ci trasmette il suo modo di leggere e percepire la realtà.
Per una corretta interpretazione bisogna prendere in considerazione alcuni elementi: lo spazio che il disegno occupa nel foglio, il tratto della matita sul foglio, la grandezza dell’oggetto disegnato, la forma, il colore, ecc..
Bambini sofferenti, malati, tristi esprimono il loro dolore nel disegno utilizzando spesso colori scuri, occupando poco spazio nel foglio, mutilando al disegno della figura umana arti o accentuando particolari zone del corpo: questi sono alcuni elementi che possono essere segnali di difficoltà e disagio e che non devono essere sottovalutati da un adulto.

In questo articolo vengono presentati alcuni disegni particolari di bambini di varie età

 

3 ANNI

BAMBINO (bambino)

PAPA’ (bambina)

PERSONA (bambino)

4 ANNI

Un fungo (bimba)

Un topo (bimba)

Un topo (bimba)

Aeroplano (bimba)

(bimba)

Una casetta (bimba)

Una chiocciola (bimba)




Faccia (Giulio)

La mia casa (Bruno)

Cavallo (Marta)

Un albero (Giulia)

Un grande occhio (Anna Luisa)

Una zucca (Laura)

Un treno e un sasso (Matteo)

La strada (Alessia)

Una festa (Valentina)

Un gioco (Valentina, 4 anni)

Bambino

Un cavallo (Bimba)

Un pane (bimba)

Le uova (Alessia, 4 anni)

Il vento (bimba)

Albero (Alessandro)

Dinosauro (Sofia)

La liguria (bimba)

Non me lo ricordo (Bimba)

La nostra casa

Il tetto, gli indiani

 

Un bambino che va al mare (Mario, 4 anni)

IL MIO COMPLEANNO (bambina)

IL MIO COMPLEANNO (bambino)

LA BICICLETTA (bambina)

UN UOVO (bambina)

(bambina)

(bambino)

ARCOBALENO (bambina)

(bambina)

LA CASA (bambina)

LO SCIVOLO (bambina)

ARCOBALENO (bambina)

UNA CHIOCCIOLA (bambina)

UN DINOSAURO (bambino)

LA MAESTRA ISA (bambina)

IL MARE (bambina)

UN POLIPO (bambina)

UN CINEMA (bambina)

I SOLDATINI (bambina)

LA MAESTRA CHE VA AL MARE (bambini)

UNA CAPRA STA BEVENDO IL LATTE (bambina)

LA MAESTRA ISA FA’ L’APPELLO (bambina)

LA MAESTRA ISA  (bambina)

LA MAESTRA ISA (bambina)

 

5 ANNI

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Cari lettori, stasera voglio ricordare le parole sagge di Socrate durante il lungo processo che lo porterà alla morte…un esempio di correttezza ormai dimenticato… 

Questo pensiero mi ha fatto riflettere molto e non ho potuto fare a meno di paragonare la personalità degli uomini di allora con quelli dei nostri tempi.


“…Tuttavia ho una supplica da rivolgere loro…quando siano cresciuti vendicatevi sui miei figli, cittadini, dando loro lo stesso fastidio che davo io a voi, se vi sembrerà che si curino della ricchezza o di qualsiasi altra cosa più che della virtù; e se avranno l’aria di essere qualcosa senza essere nulla, rimproverateli – come facevo io con voi – perché non si curano di ciò che dovrebbero, e presumono di essere qualcosa mentre in realtà non valgono nulla. Se così farete avrò avuto da voi – io con i miei figli – quel che è giusto”.


(Platone, Apologia di Socrate)

pipì a letto

Psicologia: PIPI’ A LETTO ?!?

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

L’enuresi notturna è un disturbo abbastanza diffuso: circa il 15% dei bambini al di sotto dei sei anni ne soffre e nel 99% dei casi si risolve spontaneamente.

Si parla di enuresi quando il bambino bagna il letto almeno 3 volte alla settimana e l’emissione di pipì è completa.  Bagnare saltuariamente o il letto durante il sonno  o le mutandine durante il giorno possono invece essere segnali di una errata educazione sfinterica. Per il bambino piccolo, infatti, e soprattutto per i maschietti, è normale bagnarsi perché la vescica è ancora immatura e non in grado né di contenere grossi volumi di urina né di controllare pienamente i meccanismi che la regolano. Esistono poi due tipi di enuresi: la primaria (il bambino non ha mai smesso di bagnarsi durante la notte) e la secondaria (dopo un periodo di almeno sei mesi in cui non si bagnava di notte, riprende a bagnarsi). In questo secondo caso è probabile che il bambino stia vivendo un periodo un po’ difficile o stressante e che questa situazione influisca sulla capacità di trattenere la pipì. 

Come comportarsi? 

In tutti i casi innanzitutto bisogna considerare che il bambino è inconsapevole di bagnare il letto e se ne accorge solo quando si sveglia. Colpevolizzarlo o sgridarlo, quindi, non solo non potrà risolvere il disturbo, ma rischia di trasformarlo in un vero e proprio problema. Alcuni accorgimenti però possono aiutare i genitori. Fondamentale è parlare con il bambino spiegandogli nella maniera più semplice possibile qual è il suo disturbo: sapere come funziona il proprio corpo lo tranquillizzerà sicuramente. Spesso l’enuresi è familiare: se qualche parente ne ha sofferto, raccontarlo al bambino è un altro modo per fargli capire come il disturbo è una fase normale della crescita.

Esistono  dei semplici esercizi che possono aiutare a “padroneggiare” meglio la minzione: per esempio è utile insegnare al bambino  a gestire il suo bisogno contando fino a dieci prima di fare pipì. Questo lo aiuta a prendere coscienza della propria capacità di controllo. Può anche essere utile invitarlo a fare “proprio tutta la pipì”, magari attraverso quello che può essere presentato come un gioco. I bambini spesso pensano infatti di aver esaurito tutta la pipì dopo la prima “spinta” e tornano velocemente ai loro impegni. È importante invece far capire loro che più che spingere, durante la minzione, bisogna rilassarsi e aspettare che tutta la pipì esca. Il gioco potrebbe allora essere dare una piccola “spinta”, rilassarsi e poi terminare con un’altra piccola “spinta”. Un altro “gioco” è interrompere la minzione, per poi riprenderla. Tutti questi esercizi aiutano i bambini a prendere consapevolezza del loro corpo e, nel frattempo, allenano la vescica e i muscoli coinvolti nella minzione.

Un altro dettaglio da considerare sono i “benefici secondari” del disturbo: se quando i bambini si bagnano per esempio vengono trasferiti nel lettone per ovvi motivi gestionali, questo potrebbe rinforzare il disturbo stesso … Allo stesso modo svegliare il bambino di notte e portarlo in bagno, può essere vissuto come un castigo e quindi essere controproducente. Può  essere invece utile non far bere eccessivamente il bambino prima di andare a dormire ed assicurarsi che faccia “proprio tutta la pipì” prima di andare a letto.

Quindi nessun rimprovero o castigo, ma molta pazienza e  qualche spiegazione di quello che sta succedendo, così il problema dovrebbe rientrare in breve tempo!

 

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Dante, 20 Novara

Cel. 348.3173462

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Quando non serve una laurea per essere un ‘vero’ ingegnere…

Un uomo dall’ingegno e dalla manualità veramente fuori dal comune: Michele Lobosco, di Poggiomarino, è riuscito a compiere un’impresa veramente ardua e complicata, resa ancora più spettacolare se si considera che non è un ingegnere ‘laureato’, ma un ingegnere nell’animo.

Con pazienza e delicatezza, ha lavorato su una vecchia Alfa 33 e, modificandola in tutti i dettagli, l’ha trasformata (riproducendo fedelmente tutti i dettagli) in una vera Ferrari. Il motore, ad esempio, è stato spostato nella parte posteriore e il cofano si apre automaticamente.

E tutto ciò senza grandi strumenti, ma solo grazie alle sue mani, ad apparecchiature manuali e a tanta fantasia.

Il risultato finale lascia veramente a occhi aperti: una vera e propria automobile che nulla ha da invidiare alle auto del grande Enzo Ferrari.

Che dire, allora? COMPLIMENTI Michele Lobosco: un grande artista nell’animo, nel lavoro e nella sua vita.

E io, che ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona, voglio aggiungere: un grande padre di famiglia e un vero Signore.

Aspettiamo altre sue opere!

Per collegarsi alla pagina di Michel Lobosco: clicca qui

prima… e dopo

la fase iniziale

a lavorazione

i risultati finali

Lobosco Michele è un artista nella creazione e riproduzione di modelli di auto: il tutto artigianalmente! Già nel passato aveva creato per il figlio una Ferrari in miniatura (si può vedere dietro la macchina bianca), funzionante e a misura di bambino.

 

libri

Un libro per ogni bambino: consigli per le mamme per affrontare tutti i momenti di crescita dei nostri bambini

Care mamme ed educatrici,

Stasera voglio proporvi un elenco di libri, conosciuti durante il mio percorso di insegnante,  adatti a bambini dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia, ma anche per chi ha semplicemente voglia di conoscere meglio il mondo dei piccoli.

I testi affrontano i temi più importanti sui sentimenti, sui disagi e sui momenti di crescita dei nostri bambini, come la nanna, l’egocentrismo, le paure, la gelosia, l’autonomia

Genitori e insegnanti/educatori potranno scegliere quelli più idonei alle singole situazioni: un piccolo aiuto per non sentirci soli nel difficile mestiere di mamma e papà, e per renderci conto che le storie sono un  ottimo strumento mediatore per arrivare al cuore dei nostri piccoli e per aiutarli a capire tante cose.

AUTONOMIA DEL BAMBINO:

NO – di Claudia Rueda 

Mamma orsa sa che ci sono tanti buoni motivi per andare in letargo e il suo piccolo ha altrettante scuse per non infilarsi nella tana. Preferisce zampettare qua e là, giocare, arrampicarsi sugli alberi, avventurarsi da solo nel bosco, perché si sente forte e coraggioso. 

Fin quando una tormenta di neve non gli fa cambiare idea. Ma sia ben chiaro, lui non ha avuto affatto paura…

Una storia tenera, delicata, essenziale, in cui tutte le mamme potranno riconoscersi e rivedere i propri bambini alle prese con i loro primi slanci di autonomia


Molti anni fa conoscevo un uccellino che si chiamava Tico. Tico aveva preso l’abitudine di sedersi sulla mia spalla e di raccontarmi tutto sui fiori, sulle felci e sugli alti alberi. Un giorno Tico mi raccontò la sua storia. Età di lettura: da 3 anni.

Lionni, Babalibri

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MI SCAPPA!

Basta pannolino, Lapis

Un bambino decide che è diventato grande e che quell’ingombrante

pannolino proprio non lo vuole più!

In conseguenza della sua decisione si scatena il mondo degli adulti – genitori, nonni, zii – che accorrono festanti con vasini di tutte le forme e i colori. Ma a cosa serve il vasino? A tenere i pesci rossi, a fare il bagno agli orsetti di peluche o a contenere la pappa del cane?

Fino alla soluzione finale: un omaggio all’intelligenza intuitiva dei bambini e al loro modo di sorprendere e spiazzare gli adulti

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Stefanie Blake, E.L.

C’era una volta un piccolo coniglio che sapeva dire solo una cosa: Caccapupù! Da mattina a sera, da sera a mattina: Caccapupù! A tutte le domande rispondeva: Caccapupù. A questa storia manca solo un lupo. E allora, eccolo là: Caccapupù!


Magnaschi, Interlinea

«Erano le otto del mattino e come tutte le mattine Giovannino uscì di casa, raggiunse il suo amico e insieme si diressero a scuola…» Ma la strada nasconde pericolose insidie e, quando meno te l’aspetti, ti può capitare di pestare una… cacca. Ed ecco che d’improvviso vieni coinvolto in fantastiche avventure e da quello spiacevole inconveniente possono nascere e crescere addirittura fiori profumati! Questo è quanto accade a Giovannino Pestacacca, il simpatico protagonista di questa storia corredata da allegre e coloratissime illustrazioni.


 

Jadoul, Babalibri

Piccolo albo dai poetici leggeri disegni per dire di quando un modo di dire si fa, specie nell’immaginario di un bambino, reale (ricordo ancora quando sentii mia madre dire che la tal signora le aveva attaccato un bottone per strada. E io a immaginarmele lì con ago e filo…).

«Senza dire niente si è sistemato sulla mia testa.» Inizia così la storia di Gastone e Gaspare, un bambino e un uccellino. Un bel giorno Gaspare si è sistemato sulla testa di Gastone e non si è più mosso. Il fatto più strano, però, è che a parte Gastone, nessuno sembra accorgersi dell’uccellino Gaspare. Questo è davvero un mistero. Così Gastone ci pensa e ripensa e, alla fine, si ricorda. È tutta colpa della maestra! È stata lei a dire che siccome non si ricordava la poesia, Gastone aveva il cervello di un uccellino! I suoi compagni l’avevano preso in giro e Gastone di colpo si era sentito tutto strano. Be’, in fondo poteva andargli peggio…

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Konnecke, Babalibri

Attraverso le parole e le immagini prende vita, in questo libro, tutto il mondo dei bambini: la casa con le sue camere e i suoi oggetti, il giardino; il mondo esterno con le sue automobili, gli aeroplani e le navi; e poi la natura, con le sue piante e i suoi animali. In questo libro si fa persino musica, si praticano sport e ci si diverte come pazzi al parco giochi. E a guardare con attenzione, si scopriranno, ovunque, tantissime storie.

Ohmura, Babalibri

Tutti in coda e nessuno ha la minima idea del perché. Di pagina in pagina, tanti animali, dalla rana all’elefante, fanno la fila: ma perché? Un viaggio vertiginoso, vorticoso sul dorso di una balena li aspetta. Una divertentissima immersione tra spruzzi e capriole. Valeva davvero la pena fare la coda!


NO, NO, E ANCORA NO!

 

Ramos, Babalibri

Un lupo si aggira trionfante nel bosco per raccogliere i consensi dei suoi nemici-amici. Ma l’incontro con un minuscolo draghetto lo spiazzerà in un finale esilarante.


Ramos, Babalibri

Il lupo, tronfio di sé, si pavoneggia e agli occhi di chi incontra – da Cappuccetto Rosso a Biancaneve – appare affascinante, elegante, splendente, seducente, insomma, la star del bosco! Tutti si “sottomettono” alla sua bellezza tranne il solito draghetto che elegge, questa volta, il proprio papà come il “più bello”, perché gli ha insegnato a sputare fuoco. E con una fiammata fulmina la vanità del lupo.

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Ramos, Babalibri

Nel folto della foresta, un lupo affamato aspetta che la piccola Cappuccetto Rosso finisca nelle sue grinfie. Dovrebbe essere facile, dopotutto, lui è il più furbo! Ma a credersi molto furbi si rischia di… essere scambiati per un’innocua vecchietta!

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Sendak, Babalibri

 

Max s’infila il suo vestito da lupo e parte per un avventuroso viaggio nel paese dei mostri selvaggi.

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Boujon, Babalibri

Botolo e Bruscolo sono a spasso nel deserto quando vedono qualcosa di blu all’orizzonte. È una sedia. Immediatamente i due amici cominciano a giocarci facendo diventare la sedia un rifugio, una slitta, una nave (attenzione agli squali!) e poi, un circo con domatori, acrobati, equilibristi e poi… E poi, un cammello guastafeste piomba alle spalle di Botolo e Bruscolo per spiegare che quella sedia blu non è altro che una sedia blu, fatta per sedersi, cosa che il cammello, senza immaginazione, puntualmente fa.

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Albert-Miserazzi, Babalibri

Emilio ha costruito un castello di sabbia. È il più grande e il più bello di tutta la spiaggia. «Sono il re del castello», dice Emilio. Però la giornata è calda, così la mamma porta Emilio a fare un bagno rinfrescante. Approfittando della sua assenza, una famiglia di lumache di mare pensa bene di occupare quel grande e bel castello. «Sono il re del castello!» dice papà lumaca. Peccato che anche un giovane granchio pensi che quel grande e bel castello faccia proprio al caso suo. «Sono il re del castello», dice il granchio. Chi dei tre ha ragione? Be’, sembra che anche il mare abbia in proposito qualcosa da dire…


 

Willis-Ross, Castoro

Nicola è il più piccolo di dieci fratelli topolini. In realtà è piccolissimo davvero, anche per essere un topolino e la cosa preoccupa molto la sua mamma che gli vieta di uscire in qualunque stagione, di saltare, di correre, di vedere il mondo. Insomma, lo tiene proprio nella bambagia, come si dice. Per farlo uscire lo avvolge davvero in un batuffolo di cotone e a quel punto… Nicola diventa per tutti Nicola Passaguai. Un libro dedicato a tutte le mamme preoccupate, a quelle che vorrebbero sempre poterci tenere sott’occhio, a quelle che pensano che combiniamo chissaché quando ce ne andiamo in giro per il mondo (e qualche volta ci azzeccano)


Elabieta, Il Castoro

Viene la sera e il coniglietto Bubù non vuole saperne di rientrare a casa. E’ affascinato dal piccolo spicchio di luna apparso nel cielo e vuole mostrarlo agli altri animali. Ma è tardi per tutti: le pecore, il canguro, l’elefante, la papera e il gufo vogliono solo andare a dormire. Ora anche per Bubù è ora di andare a letto.

Un coniglietto e la sua luna: una storia della buonanotte tenera, semplice poetica e piena di dolcezza. Un classico di una grande autrice e artista, adatta ai piccolissimi.
Traduzione di Pico Floridi. Età: +3 anni.


Alley, Il Castoro

Cinque fiabe classiche… in una nuova e irresistibile versione a fumetti!

Porcellini pieni di risorse, cappuccetti rossi modaioli, pastorelli che soffrono di solitudine e pecorelle intraprendenti, per non parlare di sette capretti… pardon, paperelle tutt’altro che indifese!

Dura la vita per il lupo cattivo! Sì, perché in queste cinque fiabe – classiche ma non troppo – è sempre lo stesso lupo a passare da un’avventura all’altra, e con esiti disastrosi… Chissà che alla fine non diventi anche vegetariano! 


Fardell, Il Castoro

 

Un’irresistibile storia dal ritmo vorticoso, una divertentissima girandola di risate e giochi di parole con le illustrazioni uniche di John Fardell, piene di sorprendenti invenzioni e trovate! 

Mentre si avventura in bici per i boschi, insieme alla sorella Sara, il piccolo Leo viene inghiottito all’improvviso da un grande e pelosissimo mostro: il temibile INGHIOTTONE dei BOSCHI! 

Sara, senza perdersi d’animo, si lancia all’impazzata sulla sua bicicletta in un’operazione di soccorso ma proprio mentre sta per raggiungerlo, quel tondo mostro vorace viene inghiottito a sua volta da un mostro ancora più grande: un enorme GNAMMETE ALATO! 

Sara non si dà per vinta, accelera sulla sua bicicletta, ma mentre sta per raggiungere lo Gnammete Alato, un gigante ACCHIAPPONE MARINO balza fuori dal mare e se lo pappa in un sol boccone! 

Ma non può immaginare che un mostro ancora più grande, il celebre SLURPANTE SPINATO, abbia già messo gli occhi su quell’enorme e prelibato… ehm… bocconcino marino! 

Come farà Sara a tirar fuori Leo da tutte quelle voraci fauci?! E sembra non esserci mai fine, perché ecco balzar fuori perfino un immenso e affamatissimo ZOMPONE DAI DENTI A SCIABOLA!

Ora basta! Bisogna intervenire! E con astuzia e intraprendenza i due fratellini riusciranno a trovare una soluzione davvero geniale! I mostri, anche quelli più grandi, sono avvisati: mai sottovalutare l’intelligenza, la fantasia e la furbizia dei bambini!

Traduzione di Caterina Cartolano. Età: + 4 anni.


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Cinquetti, Lapis

Oggi è un giorno speciale per Giovanni: all’uscita dall’asilo verrà a prenderlo il suo nonnino che, si sa, è sempre in ritardo. E così, mentre lo aspetta, Giovanni inizia a far caso a tutto ciò che lo circonda. Un gatto con gli occhi verdi come quelli del nonno gli si avvicina. E se fosse proprio lui? Se il nonno si fosse trasformato? Potrebbe essere anche quel cane, grigio come la sua barba, oppure quel piccione che cerca briciole tra i sassi. L’attesa è lunga, ma alla fine il nonno arriva, un nonno pieno di rughe, come la tartaruga che ha portato in dono a Giovanni… Questa sì che è una sorpresa!


NANNA!

Caccia, Topipittori

 

Una ninna nanna piena di stelle per una pecorella un po’ distratta che, una notte, perde il sentiero e si smarrisce nel bosco. Intorno, il buio fa paura, finché qualcosa si accende, rischiarando il cuore di improvviso sollievo. Sono gli occhi belli e pieni sogni di un lupo bambino grazie al quale il tempo deserto della notte si fa caldo di compagnia. Una storia tenera e profonda raccontata con infinita dolcezza dai versi di Eleonora Bellini e con essenziale eleganza dalla matita di Massimo Caccia. Una storia gentile che ha il ritmo tranquillo di una nenia popolare e dove i numeri sono morbidi gradini che accompagnano, pagina dopo pagina, verso un sonno tranquillo, popolato di presenze affettuose.


Caccia, Topipittori

Dopo il grande successo di Ninna nanna per una pecorella torna il segno nitido e ironico di Massimo Caccia in un racconto per immagini dedicato agli animali. Una delle storie più famose del mondo, reinterpretata attraverso uno sguardo acuto e modernissimo. Un classico dalle suggestioni inesauribili che non smette di affascinare, raccontato ai bambini attraverso la semplice e profonda bellezza di superfici, linee e colori.

 


 

Tognolini, Gallucci

Il ragnetto Whisky vuole arrivare in cima alla montagna. Comincia ad arrampicarsi, ma la pioggia lo fa cadere giù. Riuscirà a raggiungere la vetta? Chi incontrerà sul suo cammino? Diventare grandi significa anche avventurarsi e fare esperienze entusiasmanti.


Tognolini, Gallucci

Questa è la storia di Cirino e Coretta, due fratelli che partirono alla ricerca del Sole Suonatore e della Luna Cantante. È un libro che racconta fiabe, mostra figure, suona musiche e recita filastrocche. Si può leggere e ascoltare come un percorso di educazione musicale per i bambini. O come un cammino di scoperta di sé e del mondo per tutti. O come una fiaba incantevole e basta. Il Cd nascosto in questo nido di note contiene un’ora di musica e poesia: i dieci brani originali suonati da Paolo Fresu, Sonia Peana e il Devil Quartet, e le undici tiritere del libro recitate da Bruno Tognolini.


Gay, Babalibri

Una mattina, un coniglio di campagna riceve un pacco dal nonno. È un regalo, accompagnato da una lettera che dice: «Grazie a questi pattini a rotelle ho conosciuto tua nonna». Incuriosito, il giovane coniglio decide subito di provarli, scoprendo immediatamente che la campagna non è il posto giusto. Così, quasi per caso, si ritrova a Parigi, a sfrecciare in lungo in largo sui nuovi pattini. Ed è lì, che conosce Mina. Dopo una corsa insieme, per tutta la città, nasce un grande amore, tutto merito di un paio di pattini a rotelle. Una straordinaria avventura metropolitana.


Maudet-Escoffier, Babalibri

Noè l’ha visto. Ne è sicuro. C’è un mammut nel frigorifero! «Smettila di dire stupidaggini!» gli dice papà. Ma alla fine deve arrendersi all’evidenza: «Aaaah! Un mammut nel frigorifero!» Bisogna chiamare i pompieri. Ma il mammut, incredibilmente agile, riesce a scappare e a rifugiarsi in cima a un albero. Cosa fare ora? E poi: da dove viene? Come si chiama? Dove vive? Solo la piccola Flavia conosce le risposte.


Gallucci

 

Un cerchio e un quadrato giocano insieme. Dall’unione di forme e colori nascono disegni inaspettati e meravigliosi. Prova anche tu!

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E.L.

La prima delle otto favolette di Alice uscite dalla penna di Rodari, apparsa sul Corriere dei Piccoli nel 1961 ed entrata a far parte nel 1962 della raccolta di Favole al telefono. Per il gusto di andare a curiosare dappertutto, la piccola Alice Cascherina, cade nei posti più impensati. Cade nella sveglia, nella bottiglia, e nel fondo dei cassetti, nel taschino del papà. Per fortuna riesce sempre a salvarsi…


E poi ancora…altri consigli!

Mireille Allancè

Roberto ha passato una bruttissima giornata. Ah! Che rabbia! Ma quando questa si materializza…

 

LE MALATTIE 

Roncaglia/Cerretti, Lapis

 

Livia ha 9 anni, Mattia quasi 6 e nessuno dei due sa ancora come affrontare i momenti difficili della vita. Ma quando la mamma ha bisogno di loro, i bambini diventano i più forti di tutti!

“… C’è il tempo della semina e del raccolto,

dell’estate e dell’inverno, del fiore che sboccia

e della talpa che gli mangia le radici.

C’è posto anche per un girasole diverso e pallido.

E c’è il tempo della malattia e quello della salute”.

Il punto di vista di due bambini sul tumore al seno della mamma e la graduale presa di coscienza di un male per loro sconosciuto, ben più grave della ‘supertosse’ e ‘del morbillo che fa i puntini’. Un albo pieno di coraggio e speranza che racconta con sincerità e rispetto un dolore grandissimo, che fa vacillare ogni certezza ma dal quale si può anche guarire.

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LA SEPARAZIONE DEI GENITORI

Masini/Zani, Carthusia

Giulio è un bambino che ha capito tutto. Quando la mamma e il papà gli annunciano di aver preso la decisione di separarsi, lui fa finta di niente. Ma sa benissimo che cosa sta succedendo. Solo che non gli piace, non è d’accordo, vorrebbe ribellarsi, vorrebbe tornare indietro, alla vita di prima, quando tutto sembrava perfetto. Però non si può. Bisogna accettare i cambiamenti e andare avanti. Giulio ha una sola certezza, continua a ripeterlo a tutti: lui non si separa, proprio no. Questa storia è pensata per i bambini che affrontano la separazione dei genitori. Parla delle loro emozioni contrastanti, del bisogno di capire e di avere risposte oneste da chi li ama. È una storia da leggere insieme, piccoli e grandi; uno strumento per condividere quelle parole che a volte, quando servono, proprio non riescono a venir fuori da sole. Età di lettura: da 4 anni.

 

 

 

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by Giulia R.

Buonasera amici lettori,

oggi voglio condividere con voi alcuni disegni realizzati da me e  dalle mie nipotine Giulia R. e Alessia R: simpatiche immagini da stampare e colorare per far divertire i vostri bambini in questi giorni di vacanza. E allora, muniamoci di pennarelli, pastelli, tempere, acquarelli e…diamo sfogo alla nostra fantasia!

Buon divertimento piccoli!

Stampa e colora.

by Giulia R.

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by Giulia

by Giulia

by Giulia

by Giulia R.

 

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

 

by Giulia R.

Disegni realizzati da Isa Voi.

by Giulia R.

di Giulia R.

by Giulia R.

by Giulia R.

Disegni realizzati da Isa Voi.

Colora, ritaglia e costruisci la MASCHERA

by Alessia R.


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Una ricetta economica…nei tempi di crisi! Le uova del casaro

INGREDIENTI

125 g di mozzarella (di qualsiasi marca)

olio extravergine di oliva

4 uova

20 g di parmigiano grattugiato

sale fino

pepe

Scolate la mozzarella dal suo siero e strizzatela delicatamente, poi riducetela a pezzetti.

Scaldate una padella antiaderente con un filo d’olio, cosparso con un pennello.

Quando è ben caldo, aggiungete la mozzarella e fatela ammorbidire a fuoco dolce. 

Quando comincia a filare, rompete le uova al suo interno e mescolate appena con un cucchiaio di legno. 

Aggiungete il parmigiano, tenendone da parte poco per decorare, un pizzico di sale ed una grattugiata di pepe.

Continuate a mescolare e cuocere fino alla consistenza desiderata. 

Servite decorando con il parmigiano tenuto da parte ed una grattugiata di pepe.

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Psicologia: MAMME CHE AMANO TROPPO?

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa Milena Giacobbe

È possibile amare troppo i figli? Quando l’amore porta a gesti ed atteggiamenti estremi che agli occhi dei più non si possono più nemmeno catalogare con l’etichetta di “gesti amorosi”? Troppe volte la cronaca divulga storie di mamme che arrivano al gesto estremo dell’uccisione del figlio, spiegandosi  con un “dovevo farlo” “l’ho fatto per il suo bene”.

Il legame che unisce una madre ad un figlio è molto complesso. Inizialmente è un legame fusionale: durante la gravidanza mamma e figlio sono un tutt’uno, quello che sente uno è parte dell’altra. Alla nascita poi la relazione è di quasi completa dipendenza e alle mamme spesso capita di pensare al figlio come un naturale prolungamento di se stesso. Se questa situazione non  si modifica con la crescita del piccolo, il rischio è che il bambino non trovi al suo fianco un genitore, ma un adulto che più o meno inconsapevolmente  fa vivere al figlio una proiezione della propria vita.

Nei casi estremi si arriva ad una sorta di onnipotenza, per cui la madre ritiene di sapere (e di averne il diritto) cosa è meglio per il figlio al punto da sostituirsi completamente a lui. Si tratta anche di disegnare i confini che separano in ogni relazione l’IO da TE. È come se non esistesse un  filtro che permetta di distinguere se stesse, i propri pensieri e desideri da quello dei figli. La confusione nasce anche nei bambini stessi che vivono la mamma come l’unica che può capirli, la vera grande amica. Ma il ruolo di genitore scompare …

In questi giorni la cronaca ci ha ampiamente illustrato casi in cui chi doveva amare i figli sopra ogni altra cosa, ha invece posto fine alla loro vita. I carichi emotivi, le responsabilità, la sensazione di non potercela fare possono portare a credere che non esista un futuro per se stesse, di essere condannate all’infelicità. Quando i figli sono un prolungamento automatico di se stesse, anche per loro non c’è futuro e l’epilogo sembra inevitabile: come può una madre sopportare di non poter dare felicità alle proprie creature? Niente e nessuno può cambiare questa visione, gli altri appaiono come nemici che contribuiscono all’infelicità. Subentra anche una sorta di auto- punizione per non essere riuscite a mantenere l’implicita promessa di donare ai figli una vita felice e senza problemi: eliminare una parte di se stesse è come eliminare s e stesse … La fusione con la persona amata sembra essere un bisogno talmente profondo (la mitologia parla di ricerca del paradiso perduto, la psicanalisi parla di ritorno nell’utero materno) da portare ad atteggiamenti estremi. Il limite tra normalità e patologia spesso è molto sottile.

Non possiamo parlare allora di troppo amore, ma di difficoltà a riconoscere nell’altro (anche nel figlio) un essere autonomo, rispettarlo come tale e consentirgli di fare esperienze che magari non rientrano nei progetti/desideri dei genitori, ma che possono essere comunque valide per la  crescita.

Questa lettura è una delle molteplici che può essere data a ciò che succede, gli elementi che ci fornisce la cronaca sono uno spezzato molto lontano dalla realtà emotiva e relazionale vissuta dai protagonisti delle vicende che non permette di dare una spiegazione esaustiva. Indispensabile però diventa fare una riflessione su che tipo di genitori vogliamo essere e che possibilità di crescita sana diamo ai nostri figli. Perché se è fortunatamente vero che non tutti sono potenziali assassini, è anche vero che la probabilità di “amare troppo”  sta mettendo radici preoccupanti nella società odierna .

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Dante, 20 Novara

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Cari lettori,
oggi iniziamo una serie di interviste a personaggi novaresi che rappresentano la nostra Città, per conoscerla meglio e approfondire ciò che succede intorno a noi.
Voglio inaugurare questa rubrica con Emanuela Fortuna, che molti di voi hanno avuto la fortuna di incontrare: simpatica, frizzante, solare e sempre aperta a nuove iniziative che possano coinvolgere i bambini novaresi, oltre che a valorizzare la cultura coinvolgendo i cittadini in esperienze innovative e costruttive, come “Novara val bene una spesa”.
Io ho avuto il piacere di fare la sua conoscenza come insegnante durante un interessantissimo concorso per la scuola d’Infanzia relativo ai castelli e Casa Bossi, un’occasione davvero speciale per i nostri bambini.
L’ho incontrata e intervistata, per regalare ai lettori un ritratto inedito di lei.
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Parlaci un po’ di te, della tua formazione, dei tuoi interessi, dei tuoi sogni…

Non sono molto abituata a parlare di me… di solito parlo dei progetti che seguo e che in effetti vedo come un prolungamento di me stessa. Sono convinta che ciascuno di noi sia il risultato di quanto ha vissuto nell’infanzia. Io ho avuto un’infanzia ricca di stimoli. Innanzitutto la mia nonna materna, nonna Lucia, che amava raccontarmi storielle. Sono stata nutrita a favole, fiabe e storie che possiamo definire quasi da barzellette popolari. Mi raccontava molto spesso le trame delle commedie che suo padre scriveva e metteva in scena… ebbene sì, il mio bisnonno era un capocomico. Aveva una sua compagnia teatrale e con quella faceva campare l’intera famiglia. Qualcosa di lui deve essermi arrivato attraverso il DNA. È stata quella donna molto saggia ad insegnarmi l’amore per la natura e per i colori. Un pomeriggio mentre raccoglievamo le piantine di camomilla, mi ha osservata mentre ero completamente invaghita del colore rosso dei papaveri. Una meraviglia! Quel giorno mi spiegò che ogni colore in natura è una vita e di temere quando muore un colore… perché con lui muore un’esistenza importante per l’equilibrio naturale. Mentre mia nonna mi nutriva a racconti ed insegnamenti, un mio zio, mediatore di risi, mi insegnava a ringraziare per ogni dono che la vita ci dà. Lui pregava ben tre volte al giorno: la mattina, il mezzogiorno e la sera al tramonto. Io spesso lo accompagnavo nelle sue trasferte nelle cascine e lo ascoltavo mentre pregava. Una volta gli ho chiesto perché non bastasse pregare una volta al giorno e lui mi ha risposto che ogni momento succede qualcosa per cui ringraziare e quindi tre volte erano persino poche. Forza e carattere me li ha insegnate così. Poi mio padre mi ha insegnato l’amore per le piante e gli animali. Lui aveva il pollice verde. Ancora oggi a distanza di anni dalla sua morte io e mia madre ci occupiamo delle sue piante. In particolare le rose… erano le sue preferite e sono anche le mie preferite. Imparare a curare le piante vuol dire sviluppare una particolare capacità di osservazione, perché loro non parlano. È un meraviglioso miracolo fare nascere da un seme una piantina… e si impara a vivere con i tempi della natura.

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Emanuela Fortuna mentre riceve a Roma il premio per la sua prosa in dialetto novarese

Chi mi conosce sa che sono innamorata dell’arte. Tutto nasce sempre nella mia infanzia, come dicevo. Il padrone di casa dove vivevo era un architetto in pensione, il signor Dante. Si era affezionato a quella bambina vivace vivace… e le insegnò a disegnare le fragole, le montagne, gli animali che tanto le piacevano, i fiori di papà copiando dai libri di arte. A 5 anni sfogliavo con lui i cataloghi di Chagall, Cezanne, Picasso, Kandisky. Io non sapevo certo che stavo seguendo un corso di storia dell’arte contemporanea ante – litteram, ma i risultati si sono visti in seguito.

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Emanuela durante uno dei numerosi eventi

Tutto questo spiega perché amo lavorare con i bambini. È il momento migliore per insegnare loro, per potere dare loro giocando conoscenze che poi forse in futuro potranno sviluppare e sfruttare. Io so che sono quello che mi hanno insegnato da bambina. Spero di poter dare quello che ho ricevuto.

La mia formazione: è semplice, molto accademica. Mi sono diplomata al Liceo Scientifico Antonelli di Novara. Poi la dura scelta: che fare? Veterinaria? Lettere Moderne? Ho scelte Lettere Moderne. Troppo paura del sangue e del bisturi! Mi sono laureata presso la Statale di Milano in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico museologico. Poi ho frequentato un corso di perfezionamento in gestione del Paesaggio.

Emanuela in veste di critico d'arte

Emanuela in veste di critico d’arte

I miei interessi? Amo innanzitutto l’Arte. Non solo le arti visive ma, anche e molto, la musica. Solo che non so suonare a tempo neppure un campanello della bicicletta. Ho un modo mio di fruire la musica: la visualizza. Se una melodia mi piace mi costruisco un vero e proprio film… e qui arriviamo alla mia seconda grande passione: il teatro. Non il teatro delle grandi macchine sceniche.

Amo il mare. Vivrei, se mi fosse possibile, in un posto di mare. Il rumore delle onde mi rasserena.

Amo Casa Bossi in modo viscerale. Mi piacerebbe vivere lì. Ho scelto anche l’appartamento che vorrei: il primo piano nella parte settecentesca dove c’è la veranda. Qui ci sarebbe lo spazio per le mie piante e per un grande tavolone in legno dove lavorare all’aperto.

Per il resto come tanti amo viaggiare, ma a modo mio. Amo andare negli ostelli, ancora alla mia età. C’è sempre effervescenza lì. E amo non perdere un attimo. Ho il bisogno quasi ossessivo di visitare il maggior numero di cose possibili umanamente. In sostanza i miei viaggi sono dei tour de force. Chi viene con me sa che cosa gli aspetta.

Diversamente invece quando sono al mare. Lì mi trasformo in un bradipo. Il tempo si dilata immensamente: per fare colazione ci impiego un’ora anche solo per bere un cappuccio e mangiare una brioche.

Leggo… ma a volte troppo insieme e per certi periodi niente. Amo leggere soprattutto di notte. Il problema è che quando inizio un libro non so smettere fino a che non l’ho finito e così capita spesso che la notte non dormo per leggere.

Amo spassionatamente le rose ed il… cioccolato, soprattutto il cioccolato di Modica.

Amo gustare il tea del pomeriggio, accompagnato da biscottini, ovviamente al cioccolato. A volte mangio accompagnando le pietanze con tea caldo o tisane.

I miei sogni… ecco questa è una domanda difficilissima. Non sono abituata a pensare tanto in là. Fin da bambina mi hanno insegnato a pensare all’adesso. I sogni si spostano in un futuro troppo lontano per me. Ho obiettivi, quelli sì e tanti. Uno è creare un centro dove i bambini e le famiglie con loro si possono affacciare all’arte e alla cultura in modo divertente, giocando… dove musica, teatro, poesia, arte visiva siano armi di socialità e formazione. Mi piacerebbe scrivere un libro che parli di Novara: cultura, leggende, dialetto, storie del passato e del presente mescolati insieme… e dove ci siano molte immagini della città.

Un laboratorio all'IBS di Novara con l'associazione "@rteLab"

Un laboratorio all’IBS di Novara con l’associazione “@rteLab”

In questo periodo ti stai occupando di un’interessante iniziativa che valorizza il mercato coperto della nostra città: di cosa si tratta?

Il progetto è nato all’interno di 800 Novarese, un bando vinto da Fondazione Amici della Cattedrale e Comune di Novara. Sei associazioni sono state chiamate a partecipare ad un laboratorio condiviso. Ognuna delle sei associazioni ha avuto “in dote” un bene da promuovere. Solo che le altre cinque associazioni hanno avuto realmente un luogo ben definito: ad esempio InNovara /la Cupola di San Gaudenzio, CreAttivi/Musei della Canonica del Duomo di Novara, Arci/Casa Bossi, Ri-nascita/Museo Faraggiana, Fai Giovani/Broletto… noi invece come associazione “@rteLab” abbiamo avuto il compito di promuovere luoghi e strade di periferia, marginali, poco frequentati turisticamente.

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Abbiamo pensato quindi ai mercati rionali e alle periferie, tutte le periferie. I mercati sono diventati le porte di ingresso a 4 aree: il mercato di Largo Leonardi introduce alla zona della Madonna Pellegrina e Madonna del Bosco e quindi alla Novara dello Sport, il mercato di Piazza Pasteur introduce alla grande storia narrata dalla Bicocca e dal quartiere di Porta Mortara, il mercato di corso Trieste introduce alla grande ricerca scientifica che caratterizza Sant’Agabio e infine il mercato Vela presenta due quartieri nati grazie alle vie d’acqua ed al loro sfruttamento per la produzione industriale. È nata così NOVARA VAL BENE… UNA SPESA.

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Si tratta in realtà di un progetto di rete tra molti enti, associazioni culturali, società sportive. Fondamentale l’ospitalità dei mercatali dei 6 mercati coinvolti, perché oltre ai mercati che vi ho citato devo ricordare il mercato coperto, che ha fatto da fulcro, ed il mercato generale.

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Abbiamo riscoperto luoghi abituali e conosciuto scorci nuovi; abbiamo camminato lungo le vie attorno ai mercati; giocato con lo spirito, il corpo e la mente; abbiamo imparato insieme storie della nostra città; abbiamo visto i mercati in modo diverso, come luoghi di incontro, di socializzazione, ma anche di educazione alimentare e alla salute; abbiamo creato una grande rete a cui hanno aderito non solo i mercatali ma anche enti pubblici, associazioni culturali, società sportive.

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L’associazione “@rteLab” non può che ringraziare la Fondazione Amici della Cattedrale di Novara e il Comune di Novara per l’opportunità e il continuo sostegno nello svolgimento dell’iniziativa; ASCOM con cui ha dato vita al concorso fotografico FOTOGRAFA IL TUO MERCATO; tutti gli enti di categoria (CNA, Confartigianato, Confesercenti) che hanno contribuito alla promozione dell’evento; ATL Novara che non solo ha pubblicizzato ogni singolo appuntamento ma anche donato le borse shopper; il Nucleo della Didattica del Comune di Novara che hanno studiato alcune visite guidate per il nostro programma; la Fondazione Comunità del Novarese che ha sponsorizzato la Navetta SUN; la Sun che ci ha concesso la navetta a prezzo di puro costo; la Fondazione Novara Sviluppo che ci ha ospitato nell’appuntamento di maggio e che ci ha sostenuto nella promozione del progetto; l’associazione di irrigazione EST SESIA, che ci ha supportato con visite guidate ai percorsi d’acqua e ci ha fornito i pannelli relativi alla storia delle vie d’acqua novaresi per la mostra presso il mercato vela di giugno; l’associazione NUARES.IT, l’associazione Amici Parco della Battaglia, il centro Culturale Gong, il Nucleo Gaia Italia e l’associazione Eurytmica che hanno contribuito in diversi modi ma sempre con competenze, serietà e passione; la Società sportiva San Giacomo che ha animato il mercato coperto in varie occasioni insegnandoci il valore dello sport.

13633388_10210375720575441_222155198_oVogliamo ringraziare anche tutti coloro che ci hanno seguito, persone e giornali cittadini. Infine il ringraziamento più grande è ai mercatali che ci hanno sopportato e supportato. Ecco una rete di persone, volontari, professionisti che si sono messi al servizio della propria città senza chiedere nulla in cambio se non valorizzare luoghi, strade, monumento, storie novaresi.

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Come stanno reagendo i cittadini a questo evento?

Direi bene. Abbiamo avuto persone che hanno partecipato alle nostre visite guidate, si sono divertite ai diversi eventi. Non certo numeri folli, ma chi ha partecipato si è fidelizzato. Inoltre molte le persone che hanno condiviso l’evento dalla pagina facebook NOVARA VAL BENE UNA SPESA.

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Chi ha partecipato ha portato poi altra gente. Ripeto non ci sono state grande folle ma direi che sì ha avuto un discreto successo. Il successo più grande però è la rete creata di associazioni, enti e società sportive che hanno aderito e partecipato in vario modo.

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Secondo te quali sono i punti di forza della nostra città?

Sembrerà strano ma… i Novaresi. Intendo i molti Novaresi, impegnati nel volontariato e non, che in questi decenni hanno segnato il passo con iniziative che dovrebbero essere normate dall’amministrazione pubblica. Faccio l’esempio di Luigi Uslenghi: da anni guida un gruppo di lettura. L’amore per la lettura può essere un fatto privato ma può, come in questo caso, diventare un imput “pubblico”. Solo poi è arrivato il Circolo dei Lettori! Oppure pensiamo a Gabriella De Paoli che ha dato vita a La Talpa dei Bambini: una libreria solo per bambini!

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Un laboratorio con i bambini alla libreria La Talpa

Prendiamo ad esempio tutti coloro che si stanno impegnando per il dialetto novarese, che non è solo parole ma anche storia locale… oppure a tutti coloro che in molti modi si occupano dei disabili, della sicurezza. Novara ha un gran numero di associazioni che in molti modi si danno da fare per migliorare la città, per offrire servizi… ad esempio AUSER, AIED, le associazioni contro la sclerosi multipla, contro l’Alzheimer, le associazioni a sostegno dei portatori di handicap ecc. ecc. Pensate alla Croce Rossa con i mille volontari oppure alla Protezione Civile o ai Vigili del Fuoco. Pensate a Eugenio Bonzanini e a tutti i volontari del FAI che ci guidano nella scoperta di luoghi novaresi a volte sconosciuti. Quanto hanno fatto questi volontari? Ad esempio hanno trovato i fondi per sistemare la pavimentazione della Sala della Ex Maddalena in Archivio di Stato. Se non fosse partito un clamoroso dissenso dei cittadini, che fine avrebbe fatto il teatro Faraggiana?

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Un momento di un altro laboratorio alla libreria La Talpa

Ditemi quale città qui nei dintorni ospita così tanti ciclisti? La mattina è bello vedere i ragazzi andare a scuola in bicicletta. Amiamo la nostra città e lo si vede anche dalla voglia di viverla a tempo di bici.

E poi le molte bellezze. Pensiamo al Broletto, al complesso del Duomo, a San Gaudenzio, ai portici, alla Galleria Giannoni, al teatro Coccia e al teatro Faraggiana. Abbiamo i muri del centro ricchi di affreschi, decorazioni… la nostra Allea è un museo a cielo aperto. Chi può dire di vivere in una città così bella?

Inoltre la grande ricerca scientifica e tecnologica. Questo è un punto di forza dimenticato e trascurato da troppe persone. Pensiamo al Mater-Bi che è conosciuto a livello mondiale ma… prova a chiedere in giro a Novara che cosa sia il Mater-Bi! Della Novamont, l’azienda che l’ha inventato e che lo produce, sembra non sapere nulla nessuno. Anche nella ricerca medica siamo avanti, così in quella tecnologica. Qui c’è la Donegani ad esempio, azienda di livello internazionale. Dovremmo essere più orgogliosi della nostra città.

Le vie d’acqua. Sono una altra risorse importantissima. C’è Est Sesia che se ne occupa… da lì produciamo persino energia idroelettrica in città. Se venissero sviluppati dalla amministrazione potrebbero diventare delle risorse ancora più importanti sia per lo sviluppo industriale, sia per la socialità.

Mi fermo qui, ma ci sarebbero ancora tanti altri aspetti importanti della città, quali la posizione strategica, la possibile crescita turistica ecc. ecc.

Secondo te Novara avrebbe bisogno di…

Maggiori investimenti per la cultura, per creare posti di lavoro finalmente in questa città. Di luoghi per i giovani. Di maggior impegno per creare attività per gli anziani. Di spazi di confronto tra associazioni. Di una nuova sede per la biblioteca. Di uno spazio solo per l’arte contemporanea. Di musica e teatro ogni dove. Di educazione civile e di punizioni severe per chi insozza questa città. Di luoghi dove i cittadini possono lasciare le proprie critiche. Di maggior decoro urbano in alcune periferie. Di più consapevolezza nei cittadini della ricchezza culturale della propria città. Di un servizio di autobus che arrivi almeno fino alle 22.00

e in alcuni periodi dell’anno direi di meno acqua piovuta dal cielo!

Emanuela a Casa Bossi

Emanuela a Casa Bossi

Come descriveresti i “novaresi”?

Pragmatici. I Novaresi sono degli abili lavoratori e organizzatori. Vivono nel pratico.

Salottieri. Amano stare in piccoli gruppi, quasi dei club.

Elitari. Amano chiudersi in piccoli gruppi privilegiati.

Snobbini”. Appunto perché elitari.

Ecologici. Rispettano la natura… è una città piena di alberi e parchi. Nella zona una rarità.

E Novara dal punto di vista culturale?

Troppo una Novara del volontariato. Mi piacerebbe che si creassero reali possibilità di lavoro per i Novaresi nel settore culturale.

Progetti futuri?

Proseguire con la promozione delle attività del Contemporary DidArt Lab e dell’associazione “@rteLab”. Mi piacerebbe poter vivere di quello che più amo: la didattica e l’arte… ecco forse questo è un vero e proprio sogno o forse, purtroppo, un’utopia.

Sicuramente proveremmo a proporre alla nuova amministrazione di continuare con il progetto Novara val bene… una spesa.

E poi ho due idee particolari, molto particolari e molto ambiziose, che vorrei proporre alla nuova amministrazione, ma di questo vi parlerò se andranno in porto.

Grazie per l’intervista.

Ecco altre foto relative all’iniziativa “Novara val bene una spesa”:

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