Un sabato davvero divertente quello trascorso da alcune insegnanti di scuola dell’infanzia, primaria, educatrici del nido e lettori volontari presso la Biblioteca di Novara.

Tra fantasia, allegria e voglia di imparare tutte le docenti si sono messe alla prova durante il corso sul riciclo organizzato dalla Biblioteca civica e dall’Assa per la settimana dei rifiuti.

Prendendo come ispirazione il libro “Così per gioco…”  della scrittrice Elve Fortis de Hieronimis”, Gemma Turnone (membro del Cdo – Centro Diffusione Origami http://www.origami-cdo.it/ ) ha guidato le presenti nella costruzione di originalissime girandole, aquiloni, scatoline, foglie, ecc…

Il tutto utilizzando la tecnica degli origami e materiale rigorosamente di riciclo.

All’appuntamento erano presenti le insegnanti di molte scuole, tra le quali: le scuole dell’infanzia novaresi Elve, Filo Verde, San Rocco Mairate, dell’Ospedale, di Sillavengo; la scuola dell’infanzia e la scuola Primaria di Fara.

Il prossimo sabato, 25 novembre, sarà la volta degli origami natalizi.

Le insegnanti della scuola dell’infanzia di Sillavengo e della scuola dell’infanzia e primaria di Fara

le insegnanti della scuola dell’infanzia Mairati di San Rocco a Novara

Grande successo per l’album omonimo del cantautore Luca Capizzi. 

Per la prima volta Luca si è esibito dal vivo con una band, per un concerto tutto suo, presentando così le canzoni del suo nuovo disco, uscito lo scorso  27 Ottobre, ed i brani della musica italiana più significativi per l’artista.

Tra le canzoni “Amami” di Emma, “Più bella cosa” di Eros Ramazzotti, “Gocce di memoria” di Giorgia, “La solitudine” di Laura Pausini, “Volare” di Domenico Modugno e tante altre.

Il numeroso pubblico lo ha sostenuto nel suo spettacolo, che è stato curato nei minimi particolari sia nell’aspetto strettamente musicale che scenograficamente.

capizzi

Anche se l’emozione di stare su un palco era evidente, Luca Capizzi si è esibito con una grande padronanza di scena ed ha saputo far apprezzare la sua musica, a chi la conosceva in primis, ma anche a chi ancora non aveva ascoltato il suo album. 

I musicisti impegnati con lui in questo progetto sono stati: Francesco Provenzano alla batteria, Ramon Vaca al basso, Luciano Natale alla chitarra, e alle tastiere il maestro Giuseppe Giglia. 

L’album contiene 8 tracce, tra cui l’ultimo singolo “Vicino A Te” che al momento si trova alla posizione numero 5 nella classifica italiana degli artisti emergenti.

In questo primo album l’artista decide di raccontarsi in modo trasparente attraverso 8 storie diverse.

L’album è stato registrato tra Basilea, Parma e Roma. Per questo disco Luca ha voluto avere al suo fianco il meglio per questa produzione, ovvero a Luca Lanza, Domenico Vigliotti, Marco Canigiula, Francesco Sponta, Marco Di Martino, Ekrem, Jay Shure e Tim Seek.

Grande soddisfazione per tutto lo Staff GRAGE Artist Direct Management il Management di Luca Capizzi, per la sua Manager Gina Azzato, che come ha spiegato Luca sul palco, ha creduto nel progetto e nel talento del cantautore.

Il nuovo album è già disponibile in tutte le piattaforme digitali, cd e vinile:http://smarturl.it/LucaCapizzi 

ivana cecoli

Mercoledì 25 Ottobre, la cantautrice bolognese Ivana Cecoli presenterà al Bravo Caffè di Bologna il suo nuovo album intitolato “io non so se tu lo sai”, un album con un contesto cantautorale mutevole, in cui la musica spazia notevolmente verso il folk, verso il jazz e a tratti addirittura verso la musica classica.

Colpisce per le qualità vocali di Ivana ma anche per le bellissime melodie presenti nelle tracce. Nove brani in cui affronta i grandi temi dell’esistenza, i suoi misteri e le sue meraviglie, ma anche tematiche sociali sempre nel suo stile un po’ surreale e al tempo stesso ironico. Ospite della serata, sarà Syusy Blady, che parlerà del suo nuovo libro, “Il paese dei violini”, la storia di 3 donne legate dalla danza, dalla musica e non solo, sullo scenario della storia della Filuzzi. 
Ivana e Syusy concluderanno in duetto con un brano di protesta dalle ritmiche etnico-bolognesi: “ In Fuggivia”. 

-Davide Fasulo, poli-strumentista 
-Paolo Caruso, alle percussioni, 
-Guido Sodo, alla chitarra e mandolino,
-Ivana Cecoli, voce e chitarra 
-Maria Giulia Mapelli, cori

Il cd “io non so se tu lo sai” , casa discografica SanLuca Sound, vede la collaborazione come arrangiatori e musicisti di Davide Fasulo, Guido Sodo, Pasquale Morgante 
Hanno inoltre suonato Jamal Ouassini, Guglielmo Pagnozzi, Maurizio Piancastelli, Davide Zaccaria, Paolo Caruso, Pablo Ciallella, Giorgio Gio Cavalli ,Davide Zaccaria, Andrea Taravelli; collaborazioni vocali di Maria Giulia Mapelli.

In vendita sugli store digitali:
https://itunes.apple.com/it/album/io-non-so-se-tu-lo-sai/id1238657702?l=en
https://itunes.apple.com/it/artist/ivana-cecoli/id344939844
https://www.amazon.it/Io-non-sai/dp/B072FKX9MT

geisha

I Geisha nascono nel 2005. La loro musica è un pop rock italiano, le cui canzoni sono scritte interamente dai componenti del gruppo, nella loro carriera hanno collaborato con le etichette discografiche Duck Record (Milano), Sdt (Rovigo), Mc Music (Berna-Svizzera). 

In questi anni sono stati pubblicati lavori della band in compilation, album e singoli disponibili su tutti i principali negozi digitali e sono stati ospiti per la promozione dei singoli in tantissime radio italiane ed estere.  

videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=Hh1mqDy9Ebg

I Geisha nella loro carriera hanno avuto il piacere di collaborare come band supporter per molti big della musica italiana, tra cui I Nomadi, Donatella Rettore, Annalisa Minetti, I Camaleonti, Don Bachy, il Maestro Vince Tempera, Mal dei Primitive (con questo anche un singolo) e Ivan Cattaneo.   

geisna

Nel 2014 hanno partecipato a Casa Sanremo, mentre nel 2015 sono stati scelti come rock band italiana al Festival del Cinema di Berlino Notte delle Stelle degli Oscar, dove hanno riscosso un grande successo internazionale.Evento che hanno presenziato anche nel 2017. 

Sempre nel 2015 sono stati per questo intervistati su RadioRai 2. La solidarietà è da sempre un obiettivo primario della band. I Geisha hanno collaborato con associazioni nazionali per casi disperati di bambini italiani e stranieri, hanno raccolto fondi per l’UNICEF e in ultimo hanno sposato il caso di Francesco Santonastasio, ragazzo affetto da una patologia misteriosa sconosciuta, unico caso al mondo, che porta intolleranza ortostatica per un difetto nella trasmissione dell’ossigeno del sangue alle cellule. 

I Geisha hanno quindi messo a disposizione tutti i proventi del loro nuovo singolo “Solo tu per me” che verranno donati a Francesco per cure, medicine e spostamenti. 

L’estate 2017 vede protagonisti i Geisha con un omaggio ad un grandissimo pilota italiano ….ARRIVA VALE …un brano destinato a diventare un tormentone nazionale dedicato a Valentino Rossi.

 

http://www.geishaband.com/

 

https://www.facebook.com/Geisha-RockItalia-580475225389021/

sinforosa

E’ da poco arrivato nelle radio italiane “Un raggio di sole”, il nuovo singolo di Sinforosa, brano che porta la firma di Luca Sala. Canzone contro la violenza in generale, senza distinzione né di sesso né di età e di razza, dalla più piccola alla più grande, da quella fisica a quella psicologica, “perché io credo che la musica che ha un potere di comunicazione molto potente può contribuire ad arginare la violenza. “

E’ quasi pronto anche il terzo inedito, che porta la firma dello stesso autore, una canzone sensuale che canta la libertà di vivere a pieno la propria sessualità.

Sin da bambina aveva due sogni,  diventare un bravo medico e diventare una  brava cantante, questo perché entrambi  sono sogni che riguardano l’amore verso il prossimo. Il primo sogno lo ha realizzato da tempo infatti è medico del 118 e medico dentista, il secondo sogno è in corso d’opera.

Da ricordare la partecipazione di Sinforosa ai casting di X Factor 2016 con l’inedito “Finalmente amore” (sempre scritto da Luca Sala), dove ha ottenuto quattro “si” dai giudici e la standing ovation del pubblico in sala.

“Tutto comincia qualche anno fa’ quando  i giovani di Bellosguardo ( piccolo paese della provincia di salerno sede del Saut ,presidio del 118 dove io lavoro) mi invitano come ospite a cantare in una manifestazione di piazza. Da allora mi hanno invitata in altri paesi sempre come cantante ospite in occasioni canore di. In una di queste occasioni (festival tenutosi a Paestum) Telesalerno effettua delle riprese e carica i relativi video su youtube, grazie a l mio relativo video  vengo contattata per un casting di X Factor  che mi porta a Milano davanti a Claudia Mori. Nel 2014 vado in onda su Sky Uno davanti ai giudici di X Factor e sempre nel 2014 partecipo al Tmf che mi dà la possibilità di accedere ad uno stage gratuito al C.E.T. del maestro Mogol.”

 

lettura

Continua l’impegno di Roberto Rattazzi per promuovere la lettura a Novara. Questa volta il lettore volontario della Biblioteca di Novara ha fatto visita agli studenti dell’Istituto superiore Bellini con il libro IL MAGO DI OZ .

Bob ha rappresentato il taglialegna di latta e poi,  nel gruppo, lo spaventapasseri.

lettura

Altra importante tappa è stata quella al castello di Galliate.

Durante il convegno indetto da ASL e NATI PER LEGGERE,  Bob ha parlato della sua esperienza di lettore volontario presso la TAV e il carcere di Novara.

lettura

Infine, ecco una esperienza davvero divertente: il Laboratorio di PET TERAPY  all’hospice di Galliate.

lettura

Buon lavoro Roberto Rattazzi e, soprattutto, grazie per il tuo lodevole impegno!

interlinea

Venerdì scorso alla scuola dell’infanzia “Elve” di Novara i piccoli alunni hanno ascoltato con gioia la lettura del libro “Che tempo fa?” della scrittrice Elve Fortis de Hieronymis.

Il libro, edito dalla casa editrice novarese  Interlinea ( http://www.interlinea.com/ ) ha rapito l’attenzione e la curiosità dei giovani lettori, coccolati non solo dalle simpatiche parole ma soprattutto dalle allegre immagini.

interlinea

l’insegnante Filomena legge il libro ai bambini

Grazie all’interessante storie di simpatici animali e ai colori vivaci, i bambini hanno scoperto alcuni aspetti atmosferici, come la pioggia, il sole e la neve.

Il volume è stato utilizzato anche come stimolo per il progetto scientifico che ha coinvolto i bambini di 4 anni.

interlinea

Un libro immancabile nella biblioteca di ogni scuola e di oggi famiglia!

interlinea

Buona lettura a tutti!

interlinea

la preziosa libreria con le opere della scrittrice Elve situata nel salone della scuola dell’infanzia Elve di Novara

Il libri si può ordinare su: https://www.ibs.it/che-tempo-fa-libro-elve-fortis-de-hieronymis/e/9788882123093

germanelli
Dopo una lunga pausa invernale, il “Sonido Maremmano” dei Malamanera è pronto per tornare in pista, l’8 Maggio infatti sarà la data ufficiale del radio date del nuovo lavoro discografico.
I 5 maremmani presenteranno il nuovo tour in anteprima a Roma il 25 Aprile in occasione della festa di liberazione dal nazifascismo.
L’iniziativa promossa dalla Rete Cinecittà Bene Comune,all’interno del Parco degli acquedotti in zona Cinecittà, prevede un pranzo sociale, l’intervento di artisti di strada e varie attività culturali, l’inizio concerti è fissato per le ore 15,00.
Il nuovo tour dei Malamanera,arriva dopo 8 mesi di stop,cercato e voluto fermamente dalla band,per concedersi lo spazio creativo necessario per produrre il nuovo disco.

germanelli
Impreziosito da un featuring di tutta eccezione,quello di Patrick “Cosmo”Benifei Bluebeaters,Casino Royale) il nuovo disco rappresenta il punto di incontro delle esperienze artistiche maturate nelle 115 date dei due precedenti anni di attività live,”quasi” permanente e nelle sonorità si possono riscontrare echi degli incontri che il quintetto ha avuto il piacere di fare.
La condivisone di palchi con artisti come Tonino Carotone,Sg Garcia,Che Sudaka,El V and the Gardenhouse,Fratelli di Soledad,Inna Cantina Sound rispecchia infatti quel misto di Rumba,Tropical Dub,Reggae e Cumbia che ancor di più caratterizza il nuovo progetto.
L’immagine di copertina è affidata a Ryan Spring Dooley, talento genuino della street art italiana.
Questo il programma:
Dalle ore 10 in poi: Mercatino del consumo Critico & Solidale
Ore 15: Malamanera live in concert!
Ore 17: Murga Los Adoquines de Spartaco

cfccrew

“Tutto il giorno”, il singolo di “California Roll”, il primo album dei CFCrew

Il video musicale è ricco di citazioni, a partire dallo stile delle riprese che ricorda la sigla della famosa serie BoJack Horseman, la fotografia del party riprende il tema fluo di Cattivi Vicini, il finale è un tributo a Inception. Scritto e diretto da Paolo Cartago e Jacopo Sarno, il video è su VEVO dal 24 marzo 2017.

https://www.youtube.com/watch?v=6296yNqZThs

Con il singolo “Tutto il Giorno” esce il primo album della CFCrew: California Roll.

Il sound è quello della west coast americana, la Trap, che dai primi posti delle classifiche mondiali ha influenzato i testi di Pablo, Sander e Treisi e i beat dei due produttori Tony AV e Lawrence Vee.

Disponibile negli stores digitali dal 24 marzo 2017, l’album racconta le avventure della confraternita. I party, gli amici, le ragazze e il viaggio di laurea on the road in California.”

 

https://www.facebook.com/CFCrewOfficial/

 

Il dott. Cicala

Ancora una volta Novara ricorda la significativa figura della scrittrice Elve Fortis De Hieronymis. Venerdì scorso, presso la biblioteca civica ragazzi, l’editore novarese dott. Roberta Cicala, la scrittrice Anna Lavatelli, il figlio dell’autrice architetto Fortis e Vanni Vallino hanno incontrato il pubblico per parlare delle sue opere e della sua vita.

L’evento è stato intitolato “Così per gioco”, proprio come uno dei suoi libri più conosciuti pubblicato dalla casa editrice novarese Le Rane Interlinea, che da sempre ha creduto nella profondità e innovazione delle opere dell’autrice.

“Un’esperienza splendida”, queste le parole dell’editore Cicala per descrivere l’incontro con la “fantasia” della scrittrice per l’infanzia e l’impegno nel pubblicare e continuare a tramandare le sue idee.

Forte e ancora viva l’emozione della scrittrice Anna Lavatelli, che ha avuto l’onore di conoscere di persona Elve.

“Ho una gratitudine speciale nei suoi confronti per la sua proposta di cimentarmi come scrittrice. Io le ho mostrato un libro per bambini che avevo scritto, lei mi ha consigliato il bando di un concorso letterario e, spinta da lei, ho partecipato e vinto inaspettatamente il primo premio. In quel momento sono entrata nel mondo degli scrittori.”

Ascoltando le parole di Anna Lavatelli si percepisce la gioia e la ricchezza ereditata da quell’amicizia: “I suoi libri sono stati sempre per me uno stimolo, sia per me sia per la scuola. Lei era molto attenta, curiosa e amava l’arte; era un’artista “rotonda” e aveva un completo uso del materiale in modo creativo. Aveva una semplicità che non era mai semplice , ma evocativa. I suoi lavori non sono mai statici, ma sempre dinamici”.

lavatelli

La scrittrice Anna Lavatelli e il figlio di Elve, l’architetto Fortis

Molto profonde le parole del figlio della scrittrice, che ha voluto sottolineare come  lui abbia avuto la fortuna di “vivere dal vivo la creatività” di questa grande donna.

“Voglio ringraziare la Biblioteca civica per aver raccolto tutto il materiale di mia madre. Lei era di Città Ducale, poi è arrivata a Novara ed è cresciuta nel quartiere Sant’Andrea. Aveva una costante perspicacia nel migliorarsi, nel crescere, seppur in un momento difficile come il dopoguerra italiano. Aveva interrotto gli studi, ma dopo molti anni è riuscita a diplomarsi e a insegnare, non smettendo mai di continuate a ricercare nuovi obiettivi da raggiungere.

fortis

 

Molto interessante la proiezione di un’intervista a Emanuele Luzzati realizzato da Vanni Vallino, che ha ricordato con le sue parole la collega-amica: “Sapeva usare tanti linguaggi diversi, giochi di rima, figure coloratissime. Ai tempi in cui lavoravamo insieme si creava con gioia: e nei libri di Elve si sente la gioia della creazione, non c’è mai una idea fine a se stessa e tutto diventa arte. Lei è stata una pioniera  e tanti bambini hanno imparato molto da lei. Purtroppo oggi nelle scuole c’è un livello tecnico maggiore, ma più “morte” nelle creazioni. C’è molta tecnica, tutto ricorda icone bizantine, ma purtroppo manca l’anima. E nei lavori di Elve c’era molta anima.”

vallino

Il dott. Cicala, infine, ha espresso il suo desiderio che la biblioteca Civica – sezioni ragazzi, intitolata proprio alla scrittrice, cominci a essere chiamata non con il nome comune, ma con quello vero, Biblioteca Elve.

 

Oltre al dibattito, è stata allestita una mostra delle opere create con materiali di recupero, come maschere, omini, treni, camion, pesci, farfalle, villaggi e molto altro e dei suoi libri.

Alla scrittrice è stata intitola anni fa anche la scuola dell’Infanzia Elve di Novara, in via Fara 23.

elveù

 

isa voi

Cari lettori, siete tutti invitati domenica 2 aprile all’incontro con gli scrittori Maurizio Asquini e Isa Voi.

Gli autori condivideranno con voi un aperitivo letterario durante il quale parleranno di loro e presenteranno i loro libri. Maurizio Asquini, in particolare, parlerà della sua ultima opera, “Il sole sottoterra”, mentre Isa Voi farà conoscere agli ospiti il suo ultimo romanzo per l’infanzia “Tutta colpa di un libro”.

L’appuntamento è a Galliate, alle ore 16, presso la Trattoria Cavallino, in Via Varallino.

Condurrà l’incontro la dott.ssa Milena Giacobbe, psicologa dell’età evolutiva; le letture saranno a cura dell’attrice Anna Maria Caminati e gli intervalli musicali di Roberto Salapete e Luciano Mondini.

Per maggiori informazioni sull’evento e sugli autori:

www.maurizioasquini.com
http://libriscrittorilettori.altervista.org/

http://milenagiacobbe-psicologia.blogspot.it/

 

isa voi

novara

“La Compagnia Teatrale Nuova Canovacci e Fantasia presenta la Commedia in tre atti, in scena per la prima volta tra il 1941 e il ’42, considerata il capolavoro comico di tutta la produzione teatrale di Peppino De Filippo. Fu uno dei più grandi successi dei fratelli De Filippo (Eduardo, Peppino e Titina), che lo interpretavano insieme. Ottenne un vasto successo di pubblico tanto che dieci anni più tardi ne venne realizzato anche un film e ancora oggi è accolta dal pubblico con grande favore per l’attualissima vena di comicità amara e di riflessione: un teatro di qualità, capace di trasmettere agli spettatori emozioni autentiche e dirette.
Il suo tema conduttore è la superstizione, di cui il filosofo Benedetto Croce, morto a Napoli nel 1952, diceva: “non è vero, ma prendo le mie precauzioni”. Questa frase fu poi ripresa dal grande Eduardo che soleva spesso dire “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.


Regia: Angelo Coviello

L’appuntamento è Venerdì 17 marzo dalle ore 21:00 alle ore 22:30 presso l’ Attico delle Arti in Largo G. Donegani, 5 – Piano Attico (C.so Trieste, adiacenz Università)

BIglietto di ingresso: € 12,00 – ridotto under 16 € 8,00
Per info e prenotazioni: 0321 691339 – 3475765539

chinnici

OPEN YOUR ART

31 marzo – 9 aprile 2017, Milano
ART EXHIBITION

31 marzo – 9 aprile 2017
Lunedì – Sabato: 10.00 – 19.00  

Nuova Porte Prandi
Via Barbavara, 5 – 20144 Milano

INTRODUCED BY

Art Curator: Giovanni Carfí Urso
Art Critic: Antonio Lombardo

Production: Cittaweb Group

Open your Art invita a immergersi nel linguaggio suggestivo della pittura cruda e accesa del maestro Lorenzo Chinnici e nella natura eterea e femminile dell’artista francese Cristine Bleny.

L’universo intenso e autentico carico dell’immaginario isolano di uno dei più significativi artisti siciliani, contrapposto alla fragile e misteriosa natura femminile della pittrice Bleny.

Due interpreti diversi per stili tecniche ed emozionalità, eppure uniti da un sottile filo conduttore: la sofferenza.

Cruda e indignata, l’emozione che traspare dalle opere di Chinnici, sommersa e delicata la sofferenza celata nella pittura dell’artista francese.

Alla mostra sarà presentato il dipinto Evasione, opera del maestro Chinnici, che è stato teatro dell’incontro con Cristine Bleny, durante la mostra The Sinergy of Sons – Londra 2005 -.

Nel dipinto è presente una macchia di vino che l’artista francese, contestando la pittura dell’artista siciliano, versò con indignazione dopo un accesa discussione tra i due.

I due artisti si ritrovarono due anni più tardi all’inaugurazione della mostra Fuoco nell’acqua e dal conflitto iniziale, causato dal differente linguaggio artistico e dal forte temperamento di entrambi, nacque un dialogo che è oggi un’intensa amicizia e forte desiderio di confronto.

Per suggellare l’intesa i due artisti hanno apposto le loro firme sul dipinto.

Giovanni Carfì Urso, curatore della mostra, ha ideato questo titolo proprio elaborando l’impatto che esprimono due elementi potenti, il fuoco e l’acqua, quando trovano un equilibrio e un dialogo suggestivo nel confronto.

Con Open your Art si apre a Milano una nuova stagione del progetto Fuoco nell’acqua, che ha preso vita sulle rive del Lago di Como nell’estate 2016: un ciclo di mostre che toccherà nel corso dell’anno le città di Positano, Venezia e Taormina.

Le opere del maestro Chinnici saranno inoltre presenti alle prestigiose mostre internazionali in programma a New York e Monte Carlo.

Open your Art è anche un’occasione per un confronto tra arte e design, in uno showroom vestito di un elemento d’arredo, la porta, che è archetipo dell’architettura e da sempre oggetto di design raffinato ed esclusivo.

La serata inaugurale verrà presentata dal Critico d’arte Antonio Lombardo, che introdurrà gli artisti e guiderà lo spettatore alla conoscenza delle opere esposte. Nel corso della serata verrà presentata la monografia dell’artista Lorenzo Chinnici a cura del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Lasciatevi condurre dalla vostra immaginazione.

chinnici

 

pierfederici alessandro

E’ con grande piacere che oggi vogliamo proporvi l’intervista a uno scrittore e musicista di Treviso: si tratta del maestro Pierfederici Alessandro, che ha da poco dato alle stampe due libri, “Oltre le colonne d’Ercole” e “Racconti e memorie di isole e di mari”.

Pierfederici, diplomato in Pianoforte e Composizione nei Conservatori italiani e in Direzione d’orchestra nei “Wiener Meisterkurse” di Vienna, ha alle spalle una ricca attività internazionale di docente, pianista accompagnatore e direttore d’orchestra.

Ha suonato nei più importanti teatri stranieri e italiani ed è fondatore e presidente dell’Associazione culturale “Musicaemozioni” di Treviso che si occupa della formazione e della promozione di giovani studenti ed artisti della lirica.

Oltre alla musica, l’altra sua grande passione è la letteratura.

E’ autore, infatti, di numerosi romanzi, tra cui ricordiamo anche “Ritorno al tempo che non fu” , “Carmen: da Mèrimèe a Bizet” e “Ascesa al regno degli immortali”.

Lo abbiamo incontrato e intervistato per voi:

Il suo ultimo libro, “Oltre le colonne d’Ercole”, è una vera opera d’arte, ricca di storia e cultura; come la presenterebbe al suo pubblico?

Con una sola frase, che poi è sempre stato per me una sorta di motto: “Raccontare la musica”.  In questo saggio non ci sono esempi musicali e gli elementi strettamente tecnici sono ridotti al minimo e, quando assolutamente necessari, sono stati spiegati nel corso del testo, senza ricorrere a note aggiuntive, che a mio avviso appesantiscono troppo la lettura e rischiano di renderla dispersiva. Inoltre, l’aspetto umano e personale dei due autori è sempre in primo piano, sia quando si parla di loro sia quando si tratta delle loro opere, così che, anche attraverso la narrazione analitica di capolavori quali il Requiem verdiano o la Tetralogia wagneriana si possono intravedere le figure dei due uomini, con i loro caratteri, le loro aspirazioni, le loro debolezze, la loro genialità.  Infine, e credo che sia qualcosa di molto stimolante, la presenza di tre racconti di fantasia (anche all’interno di un saggio non ho mai dimenticato di essere soprattutto un narratore) per ciascun autore, volti a narrare qualche episodio della loro vita o qualche caratteristica delle loro opere, cercandone una nuova, originale interpretazione; e, al termine, un fantasioso “Epistolario impossibile”, che credo non sia mai stato tentato da alcuno prima, che ipotizza come sarebbe stato uno scambio di lettere fra i due maestri, a partire dalla realtà storica e dai due diversi caratteri; e forse alla fine potrebbe essere che i due grandi maestri sempre contrapposti non fossero poi così distanti l’uno dall’altro… Giudicherà il lettore: io sono stato attentissimo a non far mai trapelare la mia preferenza, ammesso che ce l’abbia, per l’uno o per l’altro, proprio per lasciare anche a chi si accosta per la prima volta alla conoscenza di questi due grandi, la libertà di decidere secondo la propria sensibilità e i propri gusti.

 

Come vede, in poche parole, Verdi e Wagner alla “sua maniera”?

Ecco: ciò che sono riuscito ad evitare nel saggio, rischierei di rivelarlo proprio con questa risposta.  Chi sono essenzialmente questi due grandi maestri “alla mia maniera”? Due esseri umani, con i loro pregi e difetti, con il loro genio e le loro manie, con le loro emozioni e le loro turbe, ma soprattutto con la consapevolezza, che andava progressivamente crescendo nel tempo, di occupare un posto fondamentale nella storia, e non solo nella storia della musica.  Sono due uomini immersi integralmente nella vita, entrambi con l’aspirazione di superarne i limiti, l’uno (Verdi) portandone al massimo grado gli elementi costituenti (umanità, storia, emozioni, istanze popolari e valori intimi), l’altro (Wagner) esaltandone gli aspetti che la trascendono (mito pagano e cristiano, fusione di carnalità e spiritualità, eroismo maschile e femminile, sentimento d’amore sovrumano che diventa redenzione o trasfigurazione, eternità).  E lo fanno con lo strumento a loro più congeniale, l’arte dei suoni, la musica per il teatro, la rappresentazione scenica e quindi pubblica di tale aspirazione, così da renderla un esempio trascinante, immediato nel caso di Verdi, con le opere risorgimentali, più tardivo ma non limitato al pubblico ma esteso a musicisti, scrittori, filosofi e artisti successivi nel caso di Wagner.

ercole

 

Può spiegarci il significato del titolo “Oltre le colonne d’Ercole”?

Ho scelto questo titolo riferendomi ovviamente al fatto che anticamente si credeva che le cosiddette “Colonne d’Ercole”, lo stretto che separa il Mar Mediterraneo dall’Oceano Atlantico, costituissero il limite invalicabile del mondo allora conosciuto e che l’avventurarsi oltre avrebbe comportato un’inevitabile fine, un precipitare nel vuoto, per i temerari che l’avessero osato. Il parallelismo è realizzato con l’opera di questi due straordinari compositori, che andarono oltre i limiti fino ad allora segnati dal teatro musicale e che nessuno aveva tentato di superare, né in Italia, dove la tradizione belcantista sorta dall’insegnamento e dalle strutture formali rossiniane si era consolidata e cristallizzata con grandissimi maestri ma non era più in grado di esprimere le istanze dei tempi nuovi che incombevano con l’avvicinarsi della metà del secolo; né in Germania, dove, dopo la nascita del teatro lirico nazionale tedesco ad opera di von Weber, non si era avuta una figura di grande rilievo ma solo un certo numero di autori minori, che portasse avanti in modo convincente e rivoluzionario quella novità. Verdi da un lato e Wagner dall’altro furono coloro che ebbero il coraggio di superare i limiti delle rispettive tradizioni e che traghettarono il dramma musicale dal Romanticismo alla modernità, non solo sotto l’aspetto drammaturgico ma anche sotto l’aspetto musicale; dopo la loro opera, la musica e il teatro non furono più gli stessi e non poterono più prescindere dalle loro conquiste e innovazioni.

 

“Racconti e memorie di isole e mari” è un insieme di storie d’amore e d’avventura; per la prima volta lei scrive un libro in racconti; da dove nasce questa scelta?

Ci sono due diversi motivi all’origine della scelta di pubblicare una raccolta di racconti.  Uno è di matrice sostanzialmente pratica: le mie prime esperienze di scrittura, durante e dopo i tempi di scuola, sono state soprattutto orientate alla forma breve del racconto, per una (apparente) maggiore facilità di gestire il contenuto narrativo e il messaggio del testo.  Sono nati così, nel lontano 1992, assieme a molti altri ancora nel cassetto, alcuni dei racconti che, adeguatamente rivisti e in parte riscritti, hanno trovato posto in questa raccolta. Chiaramente, la maggiore consapevolezza derivata dall’esperienza di scrittura di romanzi, un saggio, alcuni pezzi teatrali, mi ha portato ad elaborare in maniera più matura e stilisticamente consapevole tutta la raccolta – il cui ultimo racconto è nato integralmente lo scorso anno ed ha avuto tre diverse stesure complete prima di giungere alla redazione definitiva che mi soddisfacesse – oltre a porre in rilievo l’aspetto simbolico, psicologico, interiore di personaggi e vicende, e scioglierlo nello stesso tempo nell’elemento fantasioso, non di rado misterioso e inspiegabile, quasi sempre sospeso tra realtà e finzione.  Il secondo motivo è stato proprio il desiderio di cimentarmi con questa forma breve, che ritengo complementare e diversa ma non inferiore al grande romanzo di ampio respiro, il desiderio di affrontare le differenze con la grande forma del romanzo sotto l’aspetto soprattutto tecnico ma anche contenutistico, e – ciò che mi ha stimolato ancor di più – la possibilità di variare forme, toni, colori, caratteri da un racconto all’altro (ve ne sono di avventurosi, sentimentali, biografici, psicologici, simbolici, esoterici, misteriosi, erotici, riflessivi, realistici), ma di mantenere un’unitarietà di fondo che non nascesse solo dalla comune ambientazione in luoghi di mare o isole, ma anche da un substrato emotivo, intimamente personale, attraverso il quale passano tutte le vicende narrate, i paesaggi, i personaggi, i sentimenti e, soprattutto, il senso di una memoria che va oltre l’infanzia e la giovinezza e si riallaccia forse ad una memoria collettiva di matrice psicanalitica.

pierfederici

 

Qual è il racconto che preferisce?

Si tratta di una domanda difficilissima: sono ugualmente affezionato a tutti, dal primo “Il vecchio Sebastiano”, che è stato il primo racconto che scrissi quando decisi di dedicarmi seriamente anche alla scrittura, all’ultimo “Tra fuoco e mare”, del quale immaginavo, mentre lo scrivevo, una possibile sceneggiatura cinematografica, per la ricchezza di caratteri e vicende, per il mistero e la tensione che lo animano, per il dramma dei singoli che ad un certo momento si unisce al dramma collettivo.  Sono ugualmente molto legato ai racconti che grondano di mistero e soprannaturale: “Il faro”, “L’eterna pena del navigatore”, “Il convento della Vergine del mare”; ma se dovessi proprio fare una scelta, credo che cadrebbe sul racconto erotico “Afrodite marina”, sul quale aleggia lo spirito dell’antico mito greco rivissuto attraverso la frequentazione delle opere del poeta Salvatore Quasimodo, in particolare “Cavalli di luna e di vulcani”.

Dato che è la sua prima raccolta di racconti, ha avuto qualche modello, qualche autore di riferimento nell’affrontare questa diversa forma letteraria?

Direi proprio di sì, sia quando sono nati in tempi ormai lontani i primi tra questi racconti, sia quando li ho ripresi, completati e revisionati. Quando ho iniziato a scrivere i racconti avevo sempre come modello e fonte di ispirazione il tedesco Hesse, soprattutto sotto l’aspetto formale.  Ma nel momento in cui si è posto il problema di completare la raccolta, ho approfondito ancora questo aspetto con la lettura di parecchie opere di autori di diversa nazionalità (fra le quali i “Tre Racconti” di Flaubert, i Racconti di Akutagawa, quelli di Cechov, quelli di Maupassant), e, considerando anche la tematica, ho affrontato la lettura di quasi tutte le opere di Melville e dei romanzi brevi di ambientazione marina di J.Conrad.

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Da dove nasce la sua ispirazione letteraria?   

La mia ispirazione letteraria ha sostanzialmente due fonti: una di tipo culturale, che è la conoscenza di opere letterarie e artistiche, attraverso la lettura e lo studio, e lo stimolo che ne deriva, unito alla varietà di sollecitazioni che mi vengono dall’affrontare parallelamente lo studio e la conoscenza di un’altra espressione creativa quale la musica; l’altra è la vita stessa: già ebbi modo di scrivere, nell’Introduzione alla lettura del mio secondo romanzo, pubblicata sul portale “Literary”, che un autore può, a mio avviso, scrivere esclusivamente di ciò che conosce, e ciò che conosce davvero non può che essere esclusivamente la propria vita, un passato e presente che coincidono nell’attimo in cui scrive e estendono la loro influenza su tutto: la storia, l’arte, l’umanità, le vicende che crea sono tutte viste attraverso la lente della sua personalità; anche quando la narrazione è oggettiva al massimo grado, la scelta dei vocaboli, la forma, lo stile sono ciò che crea l’opera letteraria e le conferisce il taglio definitivo e il carattere, e sono anche ciò che viene al talento dell’autore dalla sua esperienza, più o meno consapevole, di vita, dalle immagini e dai ricordi stampati in lui, dai suoi pensieri, dalle sue reazioni, da tutto ciò, insomma, che fa di lui un essere umano.  In tutto ciò che ho scritto, persino nel saggio musicale, c’è presente una parte più o meno grande di me: dalla vicenda totalmente autobiografica all’esperienza professionale, dalle emozioni al modo di affrontare situazioni e realtà, dal ricordo alla rivisitazione delle narrazioni ascoltate da bambino, tutto ciò che ho scritto risente, in modo più o meno forte, della mia esperienza di vita e, anche quando non sembrerebbe direttamente legato ad essa, sono consapevole che ne sia comunque un’emanazione inconscia, che mi fa scegliere una scena piuttosto che un’altra ed il modo di descriverla o narrarla, una parola piuttosto che un’altra o il particolare taglio del carattere di un personaggio.  Pertanto, non sempre l’ispirazione è consapevole e dominabile, ma la bellezza della creazione artistica risiede proprio in questo, in quella scintilla imperscrutabile, indefinibile, talora irrazionale che non di rado dà origine a grandissimi capolavori destinati a rimanere nella storia.

 

Come riesce a coniugare musica e scrittura?

La musica è il mio lavoro principale, quello che mi tiene impegnato, nella molteplice veste di direttore, pianista, insegnante e organizzatore, per la maggior parte del tempo, anche perché non si limita all’evento ma necessita di uno studio preparatorio che deve essere sempre rinnovato, anche quando si esegue musica già ben conosciuta.  La scrittura rimane quindi ancora una sorta di rifugio, un momento di enorme felicità che va dal contatto fisico con la penna e la carta (io continuo a realizzare la prima e a volte anche una seconda o terza stesura a mano, così come la prima correzione; le mie pagine entrano nel computer solo con la seconda correzione e la revisione) alla piacevole necessità di leggere autori estremamente vari e diversi per nazionalità, collocazione cronologica, generi e caratteri (e leggere è una delle gioie più grandi che siano date all’uomo) e alla gratificazione che mi dà il documentarmi a livello storico, psicologico, ambientale su quanto sto scrivendo.  Ma conciliare questi due aspetti della mia attività non è impossibile, anzi: si tratta di due diverse forme di arte e creatività, che hanno entrambe il loro fondamento sulla conoscenza della cultura in senso lato, e sulla conoscenza dell’uomo, nelle sue varie espressioni di vita attraverso la storia e la società. Direi, quasi, che queste due attività si integrano, si sostengono, si completano, al punto che non riesco più a immaginarmi come musicista senza la scrittura né scrittore senza la musica.

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Lei è un noto maestro d’orchestra: come procede la sua carriera musicale?

La mia carriera musicale, negli ultimi anni, ha visto: un duplice ritorno in Giappone nella veste di direttore d’orchestra, affrontando alcuni impegnativi e importanti titoli del repertorio lirico: “Eugenio Onegin” di Ciaikovski, “Carmen” di Bizet e “Thaïs” di Massenet; concerti quale pianista accompagnatore in Italia e alle Isole Canarie; l’organizzazione di eventi musicali e culturali correlati all’anniversario della Prima Guerra Mondiale; un master di canto lirico insieme a mia moglie Lucia al Conservatorio Souza Lima di San Paolo del Brasile. Gli impegni futuri prevedono di intensificare la mia attività musicale nelle Isole Canarie, luogo molto favorevole anche all’ispirazione letteraria.

 

Quali sono stati i suoi studi musicali? E cosa consiglierebbe a un giovane che oggi vorrebbe intraprendere la carriera artistica come lei?

Mi sono diplomato in Pianoforte e successivamente anche in Composizione presso i Conservatori italiani e contemporaneamente in Direzione d’orchestra presso i “Wiener Meisterkurse” al Conservatorio di Vienna.  Già durante i miei studi regolari, però, avevo seguito corsi di specializzazione sia come pianista accompagnatore di teatro che come direttore d’orchestra ed avevo iniziato a collaborare con scuole, cantanti e teatri, per cui la mia formazione accademica è stata sempre affiancata dalla sperimentazione diretta sul campo di quanto acquisito.  Ho avuto la fortuna di avere due maestri di Composizione, prima uno anziano e molto tradizionalista che mi ha inquadrato rigidamente e poi un compositore contemporaneo di successo che mi ha lasciato una grande libertà analitica ed espressiva, che ho potuto gestire con successo grazie alla formazione del precedente insegnante, e le cui modalità ho poi applicato anche scrivendo i miei lavori letterari e, soprattutto, recensendo opere altrui.  E ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada una delle persone più dure, esigenti e intransigenti che io abbia mai conosciuto, il mio ultimo maestro di direzione d’orchestra, il maestro Julius Kalmar, straordinario didatta al quale devo la vera conoscenza della musica, quella conoscenza che mi ha permesso di dire qualcosa di mio di fronte ai grandi capolavori di quest’arte. Consigli per i giovani? Dovrei dire studiare moltissimo e non solo il proprio strumento ma tutto ciò che ruota attorno alla conoscenza che si vuole acquisire, ma mi sembra superfluo e scontato.  Dato per inteso che vi sia un vero interesse a 360 gradi attorno alla propria materia, direi di avere infinita pazienza, non lasciarsi prendere dalla smania di bruciare le tappe, poiché il mondo dell’arte è pieno di meteore, di guardarsi bene attorno e alle spalle, e soprattutto acquisire conoscenze di tipo tecnico e culturale, esperienze di contatti umani e di luoghi diversi, proprio per non cadere preda di illusioni alimentate da approfittatori che si avvalgono sempre della scarsa esperienza delle loro vittime. Nessuno può ipotecare il futuro né sapere da quale via arriverà prima il lavoro poi, forse, anche il successo e la carriera.  E un altro consiglio che dò ai musicisti e cantanti è quello di non sottovalutare mai gli impegni che sono chiamati ad affrontare, per quanto possano sembrare di poco conto come saggi scolastici o concerti nell’ambito di piccole realtà locali: affrontare tutto da subito in modo professionale, serio e presente, senza mai pensare che si sta facendo qualcosa di infimo e che gli impegni importanti saranno altri, poiché questa sarebbe la via maestra del fallimento; in musica, ogni impegno è importante e bisogna dare sempre il massimo di quel momento, senza mai collocare la convinzione del proprio successo in qualcosa di predefinito, che poi è solo nella nostra mente. A livello pratico, parlando dei giovani studenti italiani, consiglierei loro, appena acquisita la conoscenza necessaria, di impararsi una o due lingue, prepararsi le valige e fuggire oltre le Alpi, dove la figura del musicista ha ancora una parvenza di dignità e di considerazione, alla pari dei professionisti di qualunque altra attività.

 

Che posto hanno, secondo lei, l’arte e la cultura ai tempi d’oggi?

Il discorso sarebbe lunghissimo, forse non basterebbe un intero libro ad illustrare accuratamente quanto ci sarebbe da dire.  Mi limito a superare la solita retorica di chi si lamenta della mancanza di cultura oggi e, di fronte ad eventi culturali quali concerti, conferenze, mostre, presentazioni di libri rimane a casa con ogni scusa possibile (il freddo, il caldo, la pioggia, la partita, il compleanno del nipote e chi più ne ha più ne metta) per poi lamentarsi, di solito sui social network, che non c’è cultura, che non si fa più arte e così via, e spesso alla semplice domanda: “cosa intendi per cultura?” non sa cosa rispondere se non un’accozzaglia di termini retorici e senza senso.  Vogliamo essere realistici, allora: la cultura – intesa come conoscenza della realtà della storia, della natura, del mondo, degli aspetti emozionali e spirituali dell’umanità, ossia come qualcosa che coltiva e fa crescere rispetto e considerazione, nell’ottica di una comune gratificazione e soddisfazione che porti al benessere interiore di ciascuno – non gode di molta considerazione nel mondo di oggi, soprattutto in alcuni paesi, e spesso è sacrificata ad esigenze politiche che sono diretta filiazione di esigenze economiche e di numeri: la cultura non è mai un investimento a breve termine né una scommessa, ma un lento, solido, faticoso investimento strutturale che, in tempi in cui si brucia e si sacrifica tutto sull’altare del consumismo più sfrenato e limitato all’oggi, non trova più patria e tende, per un meccanismo perverso, ad essere messa sempre più ai margini della società civile.  L’arte, che si lega certamente alla cultura ma è soprattutto un’emanazione della spiritualità e creatività umana, proprio per il suo carattere individuale, originale, non inquadrabile in schemi preordinati se non limitatamente agli elementi tecnici di cui si avvale, è l’esatto opposto dell’ipertrofia matematica, scientifica e tecnologica di cui si nutre la vita sociale attuale.  Il mondo va nella direzione di cercare nell’intero universo un linguaggio matematico, di tentare di elaborare calcoli che riconducano a formule matematiche persino gli eventi imprevedibili della quotidianità, per cui l’arte rimane veramente il baluardo della propria libertà individuale di esseri umani, affidata a pochi “ribelli e alternativi” rispetto al processo generale.  In quest’ultima frase, credo di aver dato la risposta riguardo a ciò che credo sulla funzione attuale dell’arte e della cultura: sono le ultime, estreme difese della vera libertà interiore, spirituale, espressiva, creativa dell’essere umano, prima che un meccanismo perverso ci riduca del tutto a semplici numeri e codici all’interno di infiniti database; in questo non nascondo che talvolta mi sento un eroe talvolta un Don Chisciotte, ma non potrei vivere in modo diverso: sento la responsabilità di consegnare alle generazioni successive almeno una parte di ciò che mi è giunto dalle precedenti, perché anch’esse abbiano il diritto di godere delle grandi creazioni dell’uomo e delle sue grandi opere artistiche.

 

Lo scrittore e il musicista nei quali si riconosce di più…

Lo scrittore che sento più congeniale è certamente il tedesco Hermann Hesse, sia per la varietà di generi trattati che di tematiche affrontate; ma è comunque una sorta di “primus inter pares”, poiché, se non in tutto, mi riconosco in molti aspetti di altri scrittori, soprattutto classici sia italiani che stranieri.  Ho una personalissima simpatia per il tedesco E.T.A.Hoffmann sia per le interessanti tematiche che pongono a confronto realismo e fantastico sotto una lente psicologica di stupefacente modernità, sia perché fu anche musicista, compositore e direttore d’orchestra, per cui la musica ha uno spazio importante nei suoi scritti letterari.  Per quanto riguarda il musicista, anche qui la risposta non è semplice: ho scritto un saggio su Verdi e Wagner, che sono forse i maestri che sento maggiormente congeniali nonostante la loro diversità; ma non posso dimenticare i compositori che fin da ragazzo hanno alimentato il mio amore per quest’arte, nell’ordine Beethoven, Puccini e Chopin, che sono rimasti sempre tra i miei massimi punti di riferimento.

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Alessandro Pierfederici nella sua vita privata…

La vita privata è quella di una famiglia apparentemente ordinaria, che affronta i problemi di ogni giorno e la vita sufficientemente arida e costellata di numeri alla quale si è costretti di questi tempi.  Ma è anche quella di una famiglia di artisti e creativi, che ha viaggiato e vissuto a contatto costante con un ambiente multietnico, multiculturale, multilingue: chi ha tratto grande vantaggio da questo è stata finora soprattutto mia figlia Tatiana (15 anni), che ha potuto così sperimentare esperienze importanti di conoscenze diverse.  A volte la difficoltà è conciliare l’esigenza creativa con quella della realtà quotidiana, soprattutto se ad essere creativi siamo in tre, ciascuno con le proprie caratteristiche e le proprie necessità personali: io ho trovato una scappatoia che mi permette di conciliare in parte queste esigenze, facendo spessissimo il cuoco di casa, così da mettere un aspetto creativo al servizio di una necessità quotidiana; mia moglie (cantante lirica e docente di canto) fa lo stesso cucendo vestiti e costumi di scena; mia figlia crea a tutto tondo, ed è un trionfo di esperienza multidisciplinare: appassionata di cinema, dopo la visione di un film è in grado di spaziare su tutte le materie che in qualche modo vi si riallaccino, dalla storia alla scienza, dalla letteratura all’arte, in completa autonomia dalle pastoie scolastiche nelle quali non si è mai riconosciuta. E infatti per il secondo anno consecutivo si avvale dell’istruzione parentale, in quanto l’istituzione scolastica le è sempre stata estremamente stretta, e in questo contesto, tanto per non farmi mancare nulla, io sono il suo insegnante di italiano, latino e storia.

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Progetti futuri?

Per quanto riguarda la scrittura, sto completando l’editing dell’autobiografia di una nota cantante lirica che, secondo i tempi previsti, dovrebbe uscire entro l’anno.  Ho già messo mano ad un ampio romanzo di carattere storico, ma la cui stesura richiederà molto tempo, anche se alcune parti sono già state scritte; ho un progetto di due brevi romanzi, entrambi di matrice autobiografica ma estremamente diversi tra loro, e nel secondo di questi è mia intenzione sperimentare una tecnica di scrittura che si riallacci al meccanismo psichico del flusso di coscienza; ho in corso anche la stesura di tre ampi racconti di matrice esoterica ed ho elaborato un piano e alcune pagine di un secondo saggio musicale; infine, vorrei riordinare tutte le poesie scritte nel corso di venticinque anni e compilarne una raccolta completa.  Per quanto riguarda la musica, l’attività dell’Associazione di cui sono Presidente continuerà promuovendo la musica lirica presso i giovani e sostenendo i giovani studenti con un progetto a breve termine che prevederà l’assegnazione di sei borse di studio per sei meritevoli studenti di canto lirico, assegnate da una giuria competente al termine di tre fasi di selezione: è anche questo un modo per essere presenti e fare la nostra parte per preservare questo enorme e straordinario patrimonio spirituale e culturale che ci viene dalla creatività dei grandi geni del passato che, non dimentichiamolo mai, erano persone come noi.  Attualmente sto collaborando con il Conservatorio di Padova e credo che questo impegno proseguirà anche negli anni a venire; in più, la mia attività di pianista e docente mi porterà, come avevo accennato, ad accrescere la presenza nelle Canarie; in un prossimo futuro è inoltre previsto anche un ritorno in Brasile per attività di insegnamento di Master.  Anche sotto questo aspetto, dunque, non avrò modo modo di annoiarmi.

Per maggiori informazioni: http://www.literary.it/ali/dati/autori/pierfederici_alessandro.html

Il sito dello scrittore: http://www.alessandropierfederici.it/Alessandro_Pierfederici/Home_page.html

Per ordinare i libri: https://www.amazon.it/Racconti-Memorie-Di-Isole-Mari/dp/1540321754/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1487623598&sr=1-2

 

https://www.amazon.it/Oltre-Colonne-Dercole-Wagner-Maniera/dp/1530635128/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1487623598&sr=1-1

farina

Cari amici lettori, stasera voglio presentarvi il libro Primi passi della filosofa Maria Giovanna Farina pioniera in Italia delle Pratiche filosofiche. Il testo fa parte della collana da lei diretta per Kkien Publishing International di Pratica filosofica in e-book, uno studio scritto con stile divulgativo dove la filosofa mostra come trasmettere ai bambini la filosofia e i suoi rimedi pratici.

“La filosofia può aiutarci a vivere meglio”, è il messaggio che Farina promuove da molti anni: noi l’abbiamo intervistata per voi.

  • Ci può descrivere brevemente di cosa parla il suo libro?

Primi passi, inizia con un dialogo con il filosofo Duccio Demetrio che diventa il punto di partenza per riflettere sul significato della scrittura e della filosofia come cura. Lo scritto si amplia e prosegue analizzando alcuni comportamenti umani attraverso l’uso delle “Narrazioni filosofiche” da me ideate e raccontate ad alcuni bambini delle elementari di differente età: terza, quarta e quinta, in sede di esperimento. Il risultato è questo libro: “Primi Passi” per amare la filosofia, che si fa pratica, e trasmetterla ai bambini. Lo scopo è affrontare con più facilità il vivere quotidiano con tutte le piccole e grandi sfide. I bambini stessi attraverso il dialogo fanno emergere aspetti interessanti come la libertà, la lotta di affermazione, la dipendenza da telefonino, la chiusura al mondo. Tutti argomenti del nostro vivere attuale.

 

A chi è rivolto?

Il libro è per gli adulti che desiderano, siano essi genitori o insegnanti e operatori del settore dell’educazione, trasmettere l’interesse e quindi l’amore per la filosofa. Ricordo che la parola filosofia significa amore per la sapienza che è conoscenza.

farina

Da dove è nata questa idea?

Dalla mia esperienza di insegnamento e poi di cura filosofica con i bambini. Ritengo il dialogo uno strumento imprescindibile ed ho voluto realizzarlo con i bambini che hanno reagito con interesse. Come mostro nel libro, i piccoli, se stimolati, dimostrano un’acutezza incredibile: non dico che non me la aspettassi, ma solo che le loro risposte dimostrano una profondità davvero incoraggiante. Il libro è nella collana di Pratica filosofica in e-book che dirigo per Kien Publishing International.

Come descriverebbe in poche parole la “filosofia”?

La filosofia è nata per riflettere sull’essere umano, per interrogarsi alla ricerca di risposte. Avvicinare i piccoli a questa disciplina formativa, significa dar loro una compagna fedele per il resto della vita. La mia è filosofia pratica, ne sono una pioniera in Italia, e credo sia una modalità veramente utile per trovare soluzioni alle difficoltà esistenziali a partire dall’infanzia.

 

Che posto ha la filosofia nella società di oggi?

La domanda è complessa, vedo e odo tanta filosofia, ma mi piace ricordare che la filosofia non è confondere le idee, bensì chiarirle. Auspico questo futuro per la materia che amo di più: la sua diffusione divulgativa è diventata una delle mie più importanti ragioni di vita.

 

Quale è il suo percorso professionale e artistico?

Più che una professionista mi sento un’artista proprio per il continuo “giocare” con la filosofia e per giocare intendo, come affermo anche nel libro, muoversi da una piano all’altro della nostra umanità. Quindi non fossilizzarsi, credo di descrivermi in modo realistico dicendo ciò; la filosofia la porto ovunque e in ogni cosa, infatti sono giunta anche in cucina dove creo torte filosofiche. Per concludere la risposta, il mio percorso viene da lontano a partire da tutte le difficoltà che ho affrontato ed imparato a risolvere da quando la filosofia si è manifestata alla mia coscienza, studiandola a facendola mia. Prima brancolavo nel buio!

 

Progetto futuro?

Vi racconto quello appena nato: è il blog “La porta dell’ottimista” https://www.portaottimista.it/, un luogo virtuale dove il suo ideatore Guido Angeli, ispiratosi al mio libro Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni (Leima), mi ha invitata a scrivere e a parlare in video per dare suggerimenti con ragione ed ironia. A chi mi segue offro, da ottimista, le soluzioni più semplici per risolvere le difficoltà. Sempre con filosofia!

 

 

Per saperne di più:

Maria Giovanna Farina: www.mariagiovannafarina.it cell. 3476427716

 

“Dalla IV di copertina” del libro:

Un dialogo con il filosofo Duccio Demetrio diventa il punto di partenza per riflettere sul significato della scrittura e della filosofia come cura. Il libro si amplia e prosegue analizzando alcuni comportamenti umani attraverso l’uso delle Narrazioni filosofiche ideate dall’autrice e raccontate ad alcuni bambini. Il risultato è questo libro: Primi Passi per amare la filosofia, che si fa pratica, e trasmetterla ai bambini. Lo scopo è affrontare con più facilità il vivere quotidiano con tutte le piccole e grandi sfide. I bambini stessi attraverso il dialogo fanno emergere aspetti interessanti come la libertà, la lotta di affermazione, la dipendenza da telefonino, la chiusura al mondo.

 

 

 

 

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Bellissima esperienza teatrale per alcuni studenti delle scuole primarie e secondarie di I grado di Novara che domenica 5 Marzo alle ore 16 ( in replica per le scuole il 6 e 7 Marzo) saranno impegnati, dopo mesi di lavoro, nello spettacolo AIDA presso il teatro Coccia.

L’associazione teatrale fiorentina “Venti Lucenti” ha preparato da parecchi mesi gli alunni che hanno partecipato (grazie all’impegno dei docenti dei vari istituti ) all’allestimento teatrale dell’ opera di Verdi.

All’evento parteciperanno anche cantanti lirici professionisti. Ecco alcune foto in esclusiva delle prove dietro quinte.

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Ricordando le nostre interviste:

Intervista del 2/9/2014:

“Un’opera a quattro mani che racchiude dentro i cuori e le emozioni di cento, mille, infinite persone che sono fantasmi invisibili agli occhi di tutti: “Giorni di neve, giorni di sole” è il romanzo dei desaparecidos, delle persone che non hanno un luogo, una futuro, una vita.
In particolare è un libro dedicato a una giovane donna scomparsa in Argentina, Patricia, e di un padre che lotta senza sosta, trascinando con sè le sue forze, le sue speranze, i suoi sogni.
Fabrizio e Nicola Valsecchi, autori di altri romanzi, sono riusciti a creare un racconto davvero coinvolgente, ricco di storia e di ricerche, testimone di soprusi, violenza, arroganza e potere.
Due giovani di Cernobbio, ancora più originali perchè non sono solo fratelli, ma anche gemelli; li abbiamo incontrati e intervistati per conoscerli meglio e per immergerci completamente in questa storia vera e negli altri romanzi.
1 “Giorni di neve, giorni di sole”, edito da Marna, è il vostro ultimo romanzo? Di cosa parla?
Certamente. “Giorni di neve, giorni di sole” è un libro che prova realmente a trovare il senso di una vita intera e insieme a sforzarsi di ripercorrere la storia del Novecento nel tempo di un viaggio di ritorno nel paese natale, sulle sponde incantate del lago di Como. E’ in effetti la storia vissuta e narrata in prima persona da Alfonso Dell’Orto, emigrato in Argentina ai tempi del fascismo e lì violentemente colpito dalla cieca follia e dalla dirompente crudeltà del regime militare, che gli rapisce la figlia e il genero, strappati senza una ragione e persi per sempre tra i tanti desaparecidos negli anni bui della dittatura militare (1976-1983), lasciandogli una bambina di soli venticinque giorni da crescere. Dopo le nostre due ‘favole noir’ “La chiromante. Una profezia” e B. e Gli uomini senz’ombra e il racconto “Il Seme della Discordia” pubblicato sul “Popolo Veneto”, ci è sembrato giusto provar a dar vita e cimentarci con una storia reale, in cui luci ed ombre si alternano ai giorni nostri tra le rive della nostra amata Cernobbio e l’Argentina. Il ritorno di Alfonso alle proprie origini, infatti, anche dopo settant’anni, vuole essere idealmente il raggio di sole che illumina la memoria della figlia, dando nuova forza agli ideali di libertà e giustizia per cui tanti desaparecidos hanno combattuto e purtroppo dato la vita.
2 Come mai avete scelto  di trattare il tema dei desaparecidos argentini?
Le confidiamo tranquillamente che di fatto non siamo stati noi a cercare e a inseguire ardentemente la storia che abbiamo avuto la fortuna di narrare, ma è stata proprio la difficile vicenda umana della famiglia Dell’Orto a venire effettivamente a cercarci, a colpirci e a impressionarci. Difatti, siamo venuti a conoscenza di quanto è accaduto solo per un caso fortuito. Il Signor Antonio Dotti, Presidente della Cooperativa del nostro paese – Piazza Santo Stefano, piccola frazione di Cernobbio – si è rivolto improvvisamente a noi. Aveva appena ricevuto una lettera dall’Argentina. Da un nostro compaesano, Alfonso Dell’Orto, che aveva ancora nel cuore un importante sogno da realizzare: affiggere un quadro della figlia Patricia, desaparecida a 21 con il marito Ambrosio, alle solide pareti dell’edificio “sociale” costruito un secolo prima anche da suo nonno Giovanni. L’intento di Alfonso era veramente quello di far rivivere la figlia e i suoi poetici ideali di pace, speranza e equità sociale anche in Italia e, in particolar modo, nel paese natio, lasciato nel lontano 1935 a soli 7 anni e mai più ritrovato per sua precisa scelta. Saputo questo, non abbiamo di certo tardato a farci tranquillamente commuovere, catturare e coinvolgere da questa vicenda intensa, difficile e problematica. Pertanto, quasi senza aspettare l’esplicita richiesta del Presidente Dotti, abbiamo attivato con entusiasmo un contatto con l’Argentina, scoprendo dunque dalla calda ed emozionata voce di Alfonso una storia particolare e struggente che ci ha davvero toccato delicatamente il cuore e sfiorato sensibilmente l’anima. Quasi d’impulso, così, ci siamo messi al lavoro, consci che non si trattava più di scrivere un altro romanzo figlio della nostra fantasia, ma che ci accingevamo a provare a mettere su carta le vicende personali di un uomo e della sua famiglia all’interno della grande storia che ha determinato il problema dei desaparecidos e di quell’obediencia debida che ha purtroppo provocato ben 30.000 vittime sulle quali è drammaticamente sceso e caduto il silenzio colpevole dello Stato e, in parte, persino della chiesa. Il risultato di tutte queste considerazioni è stato il nostro “Giorni di neve, giorni di sole”, un libro che ha veramente provato ad affrontare tematiche importanti e fatti storici difficili e dolorosi.
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3 Quante e quali ricerche avete dovuto effettuare per presentare la tragica realtà del regime dittatoriale argentino?
Possiamo benissimo dirle che, anche grazie alle nuove tecnologie, che accorciano facilmente ogni distanza, i nostri contatti con l’Argentina sono stati davvero fittissimi e intensissimi. Di giorno in giorno, infatti, preziose telefonate ed email si sono alternate molto vivacemente tra noi ed Alfonso. La nostra fonte vivente ci ha narrato, spiegato, illustrato e contestualizzato con dovizie di particolari l’importante esperienza di vita che voleva far velocemente arrivare in Italia, e, in particolar modo, sotto quei monti e sulle sponde di quel lago che il signor Dell’Orto porta ancora immensamente nel cuore.  Essendo stati profondamente commossi e toccati da questa vicenda umana di alti valori e d’esuberante impegno civico,   perfettamente certi e consci che dar luce in qualche modo alla vita breve e generosa di cui avevamo appena appreso e far rivivere e conoscere in qualche maniera Patricia e i suoi sogni chiamati amore, libertà d’espressione, equità sociale e  parità di diritti nei suoi luoghi natali era di fatto l’ultima grande speranza rimasta al signor Dell’Orto, abbiamo quindi subitamente deciso di accantonare alla svelta ogni progetto a cui stavamo lavorando. E, di buona lena, abbiamo provato a tracciarlo e a dargli pienamente corpo e  vita sulla carta. E scritto quasi di getto “Giorni di neve, Giorni di sole”. Cercando di adattare con meno invadenze possibili il significativo percorso esistenziale di Alfonso e della sua famiglia. Nell’auspicio che sull’esempio di Patricia, di Ambrosio e delle altre vittime di dittature feroci come quella che si sviluppò tra il 1976 e il 1983 in Argentina non cada mai più il grave velo dell’oblio e dell’amara dimenticanza. Così è nato il libro di cui abbiamo avuto il privilegio di poter essere tramiti trasparenti. Una vicenda significativa ed emozionante che abbiamo consegnato in primis ad Alfonso, che ha potuto vagliarne capitolo per capitolo, approvandone dunque paragrafo per paragrafo e riga per riga, prima che venisse data alle stampe la storia che ha voluto che noi raccontassimo in sua vece.
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4 Una descrizione della giovane Patricia Dell’Orto…

Patricia era una ragazza brillante e socialmente impegnata. Amava l’arte. La poesia. La musica. Ogni forma di cultura. Era una ragazza libera. Indipendente. Generosa. E, soprattutto, non una dissidente politica e una sovversiva. Nonostante avesse da poco coronato i sogni d’essere sposa e madre, fu una delle tante vittime della dittatura militare solo perché, come altri giovani della sua età, insegnava con orgoglio e dedizione a credere. A immaginare. A meditare. A sperare. E a sognare. Maestra nei quartieri disagiati e disadattati, era d’esempio con il suo impegno per i ceti più deboli. Pensava infatti sinceramente che attraverso l’istruzione, la formazione umana, morale e culturale in ogni sua espressione tutto poteva cambiare e migliorare anche in un paese in cui ogni diritto veniva negato come quello in cui viveva. In questo rappresentava in toto le idee di libertà, d’uguaglianza e di sensibilità tipiche dei desaparecidos. Concetti indubbiamente giusti e condivisibili troppe volte però pagate purtroppo con il prezzo più alto.

5 Che mesaggio volete trasmettere ai vostri lettori?

Siccome riteniamo fortemente la memoria lo specchio in cui tutti dovrebbero riflettersi e concedersi senza sosta, crediamo veramente che il nostro libro, idealmente un vero e proprio romanzo d’amore d’un padre per la propria figlia e d’un migrante verso la propria terra nel segno degli inalienabili ideali d’identità, verità e giustizia, sia decisamente aperto ad ogni tipo di lettore. Tra i tanti messaggi che vorremmo che in qualche modo passassero e arrivassero a chi sceglie d’imbattersi nelle nostre pagine, sicuramente c’è quello che Patricia e tanti altri ragazzi impegnati come lei in lavori sociali sono stati vittime della dittatura militare solo perché, nel momento stesso in cui il sogno argentino e Peron erano già stati subdolamente soppiantati e sostituiti dal golpe del 1976, insegnavano a sperare, a riflettere e a pensare diversamente. Prestavano infatti con dedizione e con passione il loro tempo e il loro aiuto ai ceti più deboli. Insegnando a tutti la speranza e l’amore attraverso l’alfabetizzazione e la cultura in ogni sua forma ed espressione. I desaparecidos rappresentavano l’idea di libertà da divulgare tra la gente al fine di trasmetterla e di tramandarla anche alle future generazioni, superando l’egoismo, il classismo, l’oppressione e il terrore incarnati da Videla e dalla giunta militare. Il loro messaggio di vittime dell’odio e della mancata accettazione è ancora vivo e parla direttamente ad ogni coscienza. Le Madres e le Abuelas de Plaza de Mayo, autentiche custodi della memoria, hanno in effetti fatto sì che il loro esempio e i loro ideali non fossero dimenticati. Attraverso la loro marcia quotidiana in un silenzio che parla e grida più di mille voci, continuano con apprezzabile pertinacia e irriducibile ostinazione il prezioso cammino della speranza universale soffertamente iniziato dai loro cari. Grazie ai desaparecidos e al percorso di ricerca di verità, di memoria e di giustizia, l’Argentina di oggi, pur con tutte le sue evidenti controversie e tensioni, è comunque un paese più libero e consapevole.

6 Alfonso Dell’Orto continua a combattere con grinta e tenacia per la ricerca della verità, un uomo che vive ogni giorno per dare giustizia a ciò che ha di più prezioso: sua figlia. Quali sono le sue emozioni, le sue aspirazioni e i suoi pensieri ?

Verissimo. La vita di Alfonso Dell’Orto è senza dubbio un vero e proprio elogio alla Verità ed alla ricerca della Verità. Un inno all’impegno. Alla costanza. Alla perseveranza. Alla voglia di non mollare mai. Alla sete di Giustizia per una giustizia che, anche tardivamente e iniquamente, alla fine arriva inesorabilmente. Tutto questo lo si evince nel corso del suo brevissimo ritorno in Italia per onorare eternamente la memoria della figlia Patricia, uccisa a soli 21 anni con il genero Ambrosio (23). Nel nostro libro, Dell’Orto, andato da bambino in Argentina da emigrante a cercare fortuna e affermatosi come chimico in una delle maggiori aziende del paese dopo tante peripezie, è un ragazzo di ieri che ha conosciuto integralmente la terribile sofferenza di veder rapiti i propri cari, senza un perché tra i primi desaparecidos della dittatura militare. Intense sono naturalmente le sensazioni e i ricordi che costellano il tragitto d’un’indicibile angoscia e d’un’eterna afflizione. La dolce memoria di Patricia, in effetti, è qualcosa d’impattante e di travolgente per un padre che la ricorda bambina e ragazza impegnata, insegnante dei poveri che, in una breve e significativa esistenza, ha avuto solo il torto d’insegnare la speranza e l’amore là dove tutto questo era un qualcosa di proibito, di negato e di vietato. Alfonso se la immagina per tutto il tragitto. I suoi sogni. I suoi auspici. La sua crescita morale e spirituale … Fino al giorno terribile e drammatico del sequestro e della sparizione di Patricia. Un incubo nero tra i tanti da cui davvero Dell’Orto non può scappare nemmeno durante questo difficile rientro a casa. In effetti, il rapimento di sua figlia gli appare in tutto in un sogno tremendo fatto un po’ prima di ripartire da New York. Un fatto increscioso. Assurdo. E criminoso. Nell’inesorabile violenza e nella deprecabile velocità con cui di fatto si svolge e si sviluppa. Anche questo ricordo Alfonso porta con sé in Italia. Ed è per riavere in qualche modo per sempre la propria figlia che sceglie inderogabilmente di ritornare alle origini. Facendo pertanto diventare “Giorni di neve, giorni di sole” anche un elogio al valore fondante della famiglia e al senso profondo d’amore d’appartenenza verso la propria terra, lasciata a soli sette anni per cercare fortuna altrove ma rimasta sempre un chiodo fisso tangibilmente scolpito nel cuore.

7 Quale stile letterario avete scelto di utilizzare per raccontare questa particolare e delicata vicenda?
L’opera ha uno stile quasi lirico, una tecnica narrativa che sembra quasi sospendere e rinserrare la tragedia di Alfonso Dell’Orto in uno spazio senza tempo e senza luogo. Abbiamo di fatto pensato, ideato, concepito e costruito la storia che abbiamo narrato con periodi che seguono generalmente il principio della paratassi. Ossia con frasi corte. Quasi minime. Proposizioni brevi e striminzite per sincopare e cadenzare volutamente il ritmo del romanzo e una sofferenza autentica e spontanea come la verità. Lo scopo primario del romanzo, oltre che perorare ed avvalorare indispensabilmente l’importante memoria di Patricia, era infatti quello di far capire interamente ai lettori che storie come questa purtroppo sono successe, succedono e possono succedere ancora. Abbiamo dunque provato a sospendere interamente la vicenda umana di Alfonso Dell’Orto come in uno spazio intransitabile, in un universo infinito senza tempo e senza luogo. Il 1935 e il fascismo in Italia e il 1976 e la dittatura argentina, in fondo in fondo, non sono poi tanto lontani, se si guardano con buona attenzione e con doverosa concentrazioni le molteplici immagini che ci arrivano ogni giorno dalla Sierra Leone o dalla Costa d’Avorio, dall’Afghanistan o dall’Iran, dalla striscia di Gaza, dall’Ucraina, dalla Somalia e da tutti quei punti della Terra in cui i principali diritti individuali vengono quotidianamente ignorati e calpestati ignobilmente, per dar luogo soltanto a tremendi massacri e a guerre sempre sbagliate, nocive e sanguinarie … Lo stesso dicasi per un altro tema centrale del nostro libro, ossia per l’annoso e insoluto problema dell’immigrazione, con tutte le evidenti difficoltà e sofferenze che queste interminabili peregrinazioni di massa di fatto hanno comportato e ancora comportano un po’ in ogni dove. Anche in fatto di migrazioni, crediamo proprio che il passato non sia stato di certo buon maestro e non sia riuscito a insegnare correttamente principi fondamentali come quello dell’accoglienza o della fratellanza a tutti i popoli della Terra. Pensate solo a quanti Italiani hanno dovuto emigrare e alle difficili condizioni di vita che hanno trovato in Paesi lontani, non solo in passato … E poi soffermatevi un po’ a meditare e a riflettere sulle attuali politiche in fatto di emigrazione vigenti in Paesi moderni, liberali e sviluppati come il nostro …. Facile intuire che è davvero dura la vita dell’emigrante e che sa realmente sa di sale, di sofferenza e d’umiliazione lo pane altrui! Fatte queste considerazioni, abbiamo deliberato di buon grado di compiere questa scelta stilistica piuttosto atipica per un libro di memoria. E siamo partiti a scrivere di getto. Cercando di non confinare in un tempo preciso la tragedia capitata alla famiglia Dell’Orto. Per far esplicitamente riflettere il lettore su quanto facilmente una crudele e brutale dittatura si possa insinuare e inserire comodamente nella vita di tutti noi. Attestando così seccamente l’estrema pericolosità della dittatura e il rigetto di questa efferatezza in ogni sua forma immaginabile e possibile. Ma anche l’ egolatria tiflotica dell’uomo, che, purtroppo, per mille imprecisati motivi, sembra non voler mai imparare dalle molteplici tragedie e disgrazie che, nel corso dei secoli, lo hanno inoppugnabilmente più volte sfiorato, toccato e colpito, senza mai cessare, però, d’avere puntualmente i loro tristi ricorsi storici, in un perenne e sfrontato ripetersi e riprodursi drammatico ed alienante.
8 Che riscontro avete avuto con il pubblico?

Premesso che in Italia ci sono più scrittori che lettori e che senza grossi “battage” pubblicitari è difficile arrivare al grande pubblico e di conseguenza lo è anche “mantenersi con i sogni e le speranze”, possiamo ben dire d’aver bussato a tutte le porte che si potevano aprire, ma anche a quelle che immaginavamo già chiuse per far conoscere una vicenda difficile come quella che abbiamo narrato. Il risultato – e qui non parliamo di vendite – per noi è stato comunque davvero positivo. Abbiamo in effetti ottenuto una striscia infinita di recensioni, di articoli e di interviste dedicati al nostro romanzo. Abbiamo presentato “Giorni di neve, giorni di sole” presso molte biblioteche, associazioni e circoli culturali. Siamo stati in alcune scuole e in diversi comuni, ma, paradossalmente, per motivi a noi del tutto oscuri, mai in televisione, ovvero là dove il messaggio arriva diretto, forte, chiaro e alla portata di tutti. Abbiamo ricevuto giudizi egregi. Paragoni ingombranti. Apprezzamenti e complimenti anche da personaggi illustri. Un’esperienza per noi dunque estremamente importante. Utile. E formativa. Così come la storia che abbiamo raccontato, una vicenda umana sofferta e importante di cui ancora, fortunatamente, si continua a parlare e a scrivere. Regalando pertanto ad Ambrosio e a Patricia, due tra le trentamila stelle che ancora brillano fulgide nel cielo d’Argentina, un nuovo mattino irto e scolpito nella speranza. Una splendida mattinata di luce. Prima d’un altro giorno di sole in più.

9 Il vostro romanzo ha avuto l’onore di ospitare la prefazione del grande premio Nobel Adolfo Perez Esquivel. …
Effettivamente, il nostro “Giorni di neve, giorni di sole” può vantare la bellissima prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel 1980 per la Pace per la sua attività a favore dei poveri e della non violenza. Contattato da Alfonso, che gli ha tradotto in Spagnolo il nostro libro, l’ha apprezzata a tal punto da dirsi sensibilmente disponibile e veramente orgoglioso di poter concretamente scrivere e donarci i suoi preziosi pensieri su una vicenda umana importante e dolorosa, una delle tante che hanno drammaticamente colpito e devastato al cuore il suo paese, al tempo della dittatura militare. Così, un bel giorno a pochi mesi di distanza dal loro incontro, Alfonso ci ha telefonato. E, in modo molto diretto ed emozionato, ci ha confermato l’avvenuto intervento di prefazione di Perez Esquivel. Se vuole sapere proprio come ci siamo sentiti a questo improvviso e inaspettato annuncio, beh, ci limitiamo a dirle che eravamo davvero sorpresi e strabiliati. Infatti non sapevamo davvero che cosa dire e che cosa pensare … Una personalità così meritevole ed onorata che s’interessava realmente al nostro lavoro! Ci sembrava veramente qualcosa di bellissimo e d’impossibile al tempo stesso. Il sogno di Alfonso che, passo dopo passo, si stava realizzando tangibilmente. Con la figlia e il genero e gli ideali per i quali erano vissuti ampiamente valorizzati e impreziositi anche dalle parole sentite di una persona veramente impegnata e sempre presente quando si parla di diritti umani e di memoria. E non solo perché anche il Premio Nobel ha realmente provato sulla pelle la cruda durezza del carcere e l’atrocità umiliante delle spietate torture del regime argentino. Così, in quei momenti di totale sbigottimento e di solare meraviglia, ci siamo guardati a vicenda, increduli e felicissimi. Chiedendoci se fosse davvero lecito aspettarci d’ottenere qualcosa in più di qualche semplice riflessione o annotazione – per noi essere stati letti e apprezzati da una persona di tal levatura era già stato un enorme successo! – da parte di Perez Esquivel. E, invece, quando al fine il suo scritto è arrivato … abbiamo addirittura scoperto con indescrivibile contentezza le quattro pagine olografe che ci aveva fatto pervenire. Un riconoscimento davvero notevole e gratificante per il nostro lavoro. Un attestato di stima, ma anche di vasta generosità e di squisita sensibilità per cui lo ringrazieremo sempre infinitamente. Nonostante i quindicimila chilometri che separano Italia e Argentina, infatti, il Premio Nobel non s’è fermato davanti al nostro nome e alla nostra giovane età. Fatto che ha davvero trasmesso sensazioni difficilmente immaginabili per due ragazzi di Piazza Santo Stefano che continuano a cullare il sogno (o la follia?) di poter vivere adeguatamente con tutte le speranze e le illusioni che, specie in momenti di grande crisi come questi, sa davvero trasmettere a chi l’ama la poco redditizia arte della scrittura.
10 Che difficoltà si incontrano nello scrivere un romanzo a quattro mani? Perché avete fatto questa scelta?
Certamente scrivere a quattro mai, come un unico autore, anche se ai più potrebbe realmente apparire come un’impresa complicata e difficile che richiede senza dubbio, oltre a un progetto comune da condividere e da portare avanti congiuntamente, anche una buona dose di pazienza, di perseveranza e di pertinacia, è un fatto decisamente possibile e realizzabile. Nel nostro caso, possiamo veramente assicurarle che la nostra posizione duale di gemelli-scrittori, fatto di per sé abbastanza insolito e raro in letteratura, invece di sfavorirci e di svantaggiarci nella costruzione materiale e nella successiva stesura dei romanzi, ci ha comunque aiutato tantissimo. Essendo gemelli, infatti, abbiamo sempre avuto la fortuna di poter vivere costantemente ogni sensazione “moltiplicata per due” e “insieme”. E, in questo lavoro, tutto ciò rappresenta effettivamente un vantaggio concreto e non indifferente. La nostra sensibilità, arricchendosi delle diverse sfumature e dei molteplici dettagli che, in un modo o nell’altro, quando ci mettiamo all’opera, riusciamo a cogliere e a captare sotto forme simili ma non uguali, risulta oltremodo acuita e rafforzata. Quando scriviamo, in effetti, riusciamo spesso ad interagire in perfetta sintonia, sfruttando forse le esperienze comuni che per noi si protraggono davvero da prima di nascere. Tutte le diversità e le divergenze di opinione che logicamente sorgono e contraddistinguono un comune processo creativo vengono pertanto facilmente superate ed eliminate, proprio perché, in quanto gemelli, si manifesta quasi sempre quella particolare magia che consente di capire all’istante ciò che vuole dire l’uno o dove vuole arrivare l’altro. A volte, però, quando, pur partendo da un piano d’idee comune ben definito e concordato, le opinioni sulla stesura, sulla narrazione, su un dialogo o su un altro punto qualsiasi della trama persistono irreversibilmente a non collimare, ci si separa improvvisamente e ognuno, così, prende improvvisamente a procedere come se fosse realmente un autore unico, autonomo e indipendente. Quando alla resa dei conti si esaminano gli elaborati, ecco però che interviene spesso e volentieri il misterioso quid su cui poggia e si basa solidamente il nostro sogno di poter scrivere: quasi sempre, in quei momenti, ci accorgiamo che le difficoltà e i problemi di trama sono stati affrontati e superati nello stesso modo e che la nostra scrittura è perfettamente omogenea. Cose strane, apparentemente. Forse però solo per chi non ha la fortuna di avere un gemello con cui condividere tutto …
11 Nel 2002 e nel 2004 avete pubblicato altri due romanzi: “La chiromante, una profezia” e “B: e gli uomini senz’ombra”: di cosa parlano?
Vero. Come già detto, oltre a “Giorni di neve, giorni di sole” abbiamo scritto altri due romanzi, “La Chiromante, una profezia” e “B. e gli uomini senz’ombra”, opere fantasy che ben s’approssimano all’oscuro e al “noir”. Il primo è un testo allegorico che tratta poeticamente il tema della vita e della morte attraverso la storia di un Luna Park nella sera dell’ultimo spettacolo. La vicenda ruota attorno all’enigmatica figura di una misteriosa chiromante, alla quale molti visitatori si rivolgono per conoscere il loro destino, esponendole, al contempo, le loro paure, le loro speranze, le loro ambizioni, i loro sogni, i loro desideri e i loro auspici più reconditi, celati e irrealizzati, mentre lei, una sorte di Iside arcanamente silente, impercettibile, impalpabile e onnipresente, osserva tranquillamente le carte, muove inconfondibilmente gli elementi e legge perfettamente il fato di tutti in una criptica sfera di cristallo, dimostrando sorprendentemente a tutti i personaggi, semplici comparse che diventano protagonista, di conoscere inappellabilmente ogni loro esperienza di vita precedente e … futura. In effetti, saranno i diversi comportamenti degli ospiti che la chiromante si troverà di fronte in quella drammatica ultima sera a influenzare marcatamente i suoi giudizi e a sancire categoricamente il corso del loro ineluttabile destino … “B. e gli uomini senz’ombra”, invece, è la voce del silenzio analizzato in tutte le sue forme, attraverso l’interessante percorso di vita di un diversamente abile (muto), una persona veramente piena di idee, di sogni, di speranze, d’orgoglio, di passione e di voglia di vivere, nonostante la sua sofferta e problematica “diversità”. In questo personaggio e nelle sue interessanti peripezie vogliamo idealmente presentare e rappresentare il complicato tragitto esistenziale di chi, in ogni maniera, non riesce o non può esprimersi come vorrebbe. Dando voce al suo tormentato silenzio attraverso la penna, infatti, il nostro attivissimo protagonista – che non comunica nemmeno il suo nome (nascosto comunque in uno dei due acrostici presenti nel libro), ma che in ogni suo gesto, emozione o sensazione è un po’ riscontrabile in ognuno di noi – cresce, vive, conosce, soffre, combatte, impara e reagisce … Pertanto, anche il suo linguaggio “parlato” nel corso del romanzo si evolve e cambia notevolmente, partecipando quasi al suo completo sviluppo fisico e morale, mentre la nostra figura cardine è severamente forzato ad assistere drammaticamente in un silenzio totale e raggelante agli sconvolgenti e traumatici cambiamenti del suo paese, M. Horizon, e della sua gente, mutamenti imprevisti e ottenebranti terribilmente scanditi e marcati con agghiacciante regolarità dall’arrivo di un sinistro e misterioso uomo di medicina, il Dottor B., una sorta di Faust double-face che impera e domina incontrastato su questo sperduto villaggio di montagna, ora che una strana sindrome influenzale ha colpito, infettato e “cambiato” radicalmente quasi tutti gli abitanti, concedendo loro insperate possibilità e inattese opportunità al prezzo altamente simbolico e significativo della definitiva perdita della loro ombra … In un contesto come questo, logico e scontato che anche il nostro protagonista senza voce si trovi concretamente ad essere tentato e a poter in qualche modo “mutare” se stesso e il proprio destino. Ma … il finale del libro, riserva ai lettori un colpo a sorpresa …
12 Nicola e Fabrizio Valsecchi nella vita di tutti i giorni e i vostri rapporti di fratelli, oltre che di gemelli:
Siamo un po’ come tutti, anche se, come gemelli, di certo noi siamo molto uniti e formiamo una squadra compatta. Non siamo perfettamente uguali nel gusti, nel carattere e nelle scelte d’indirizzo quotidiano, ma come avviene molto spesso in questi casi, non riusciamo veramente a stare l’uno senza l’altro perché, interagendo e cooperando da una vita intera, ormai possiamo ben dire che, forse anche per vie delle nostre differenze, ci completiamo a vicenda. Quando siamo lontani o separati, capita infatti sovente che ci chiamiamo e ci cerchiamo con il telefonino per raccontarci quello che ci sta succedendo o per trasmetterci le emozioni, le impressioni e le sensazioni che stiamo provando in quel preciso momento, anche se, strano ma vero, ognuno di noi sa anche a distanza come ce la passiamo, quel che ci sta accadendo e quello che pensiamo o abbiamo intenzione di dire. Questo non significa che, per qualsiasi motivo, non discutiamo, non litighiamo o non bisticciamo mai animatamente tra di noi, in qualunque momento … Tutti i piccoli e grandi diverbi e tutte le motivate o futili schermaglie, però, vengono ben presto risolti e sedati brillantemente. Visti i rapporti che da sempre coltiviamo e intratteniamo, in effetti, ogni lite non è che un tremulo lampo destinato a svanire in un attimo.
13 Avete altri progetti letterari per il futuro?

Nuove pubblicazioni?! Beh, per dirla tutta abbiamo davvero in cantiere diversi progetti, perché per chi come noi usa non solo idealmente la scrittura come una vera e propria valvola di sfogo, di solito, non c’è miglior medicina che entrare in un altro mondo e provare a creare e a sperimentare con costanza e assiduità, cercando così di rendere pratiche nuovi stimoli, nuove idee e comporre un buon libro. Stiamo infatti provando a portare avanti contemporaneamente il primo capitolo di una saga particolarissima sospesa tra il 2012 e l’Anno Mille, un’inconsueta “short novel” che ha per protagonista un soldato in licenza, una raccolta di “dark tales” e un’antologia di storie, miti e leggende che hanno per epicentro l’immaginaria isola di Gather Falls. Ma anche un’altra vicenda reale è venuta in qualche modo a cercarci. Dunque, vedremo proprio quale di queste rose fra poco fiorirà e sarà inevitabilmente consegnata a voi lettori …

14 Vorremmo chiudere questa intervista con una frase o un motto che possa descrivervi.

Bella domanda, perché, a dire il vero, non abbiamo mai pensato a un motto che rappresenti perfettamente le nostre personalità comunque diverse. Visto che proprio ce lo chiede, ora un piccolo sforzo lo facciamo davvero e congiuntamente. Diciamo pertanto d’acchito qualcosa come “L’unione fa la forza”, per quanto riguarda il comune impegno nella nostra attività letteraria. Aggiungiamo poi un impegnativo “Je maintiendrai”, “Io manterrò”, per quanto riguarda tutto quello che ancora concerne la piena realizzazione del sogno di Dell’Orto. E, dulcis in fundo, chiudiamo con un sentito e doveroso “Concilio et Labore”, “Saggezza e Fatica”, come proposito augurale per i nostri progetti futuri.”