Cultura

Anche se le parole, da sole, non servono…
“Sognavo un paese speciale”: una favola
 per ricordare i sogni delle povere vittime di Lampedusa
Un dolore e un massacro che è una sconfitta per tutti noi
 
di Isa Voi
Lampedusa in questi giorni è diventato un teatro di dolore e di sconfitta. Quello che è successo agli immigrati che hanno cercato di raggiungere il nostro paese non è solo una tragedia o un incidente, ma anche e soprattutto un MASSACRO. Un massacro perché il risultato di questo evento è la morte, è il sangue, e la mancanza di pietà. Ma la cosa peggiore è che dietro a tutto ciò c’è l’ombra di una volontà, della mano imprudente e speculatrice dell’uomo.
Tutti questi morti sono una sconfitta per tutti noi, per ogni singolo cittadino, per il nostro futuro.
Purtroppo le parole non servono a niente, soprattutto quando tutto è già accaduto.
Sognare, però, ci può far ancora sperare che queste mattanze e queste “guerre” umane non si verifichino più: è solo un sogno, ma i sogni a volte si avverano, basta crederci e ricorrere alla volontà di tutti.
Voglio dedicare questa mia favola, vincitrice del concorso letterario “La gru” (“Una favola per commuoversi, una favola per sorridere), a tutte le persone che credono di trovare la libertà in un’altra terra, lontano da casa, soffrendo, lottando, con l’augurio che NESSUNO DEBBA MORIRE PIU’ PER POTER VIVERE.

La favola  si può trovare anche su:

http://www.edizionilagru.com/fiaba_per_sorridere_fiaba_per_commuoversi.html

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