DALL’INGHILTERRA ALLA SICILIA un viaggio tutto da scoprire.

La rubrica di Cristina Pace
Per  una siciliana è facile dire la “Sicilia è bella”, “non me ne andrei mai”.. se ve lo dicessi io sarei troppo di parte, per cui ho deciso di fare una cosa diversa.  
La mia idea di oggi è di raccontarvi , di farvi vivere la mia Terra attraverso gli occhi e le parole di qualcuno che l’ha scelta come sua dimora.  Vi proporrò l’ intervista alla Professoressa Geraldine Ann Foster ,classe 1957:  (UK) ha una Laura in Psicologia Sperimentale (UCL, London) ed un Dottorato di Ricerca in Psicolinguistica (Sussex University).
Io credo nel destino, sono pienamente convinta che non tutto accada per caso e che gli eventi a volte si combinino in maniera pazzesca. Non so se Geraldine sia del mio stesso avviso….
Geraldine mi appare come una donna forte, sicura di sé;  entrambe a nostro agio, abbiamo fatto  una bella chiacchierata in allegria e non ho dovuto bocciare nessuna delle mie domande, anche perché al momento non avevo un piano B..
La mia prima domanda è stata come mai avesse deciso di trasferirsi qui: la sua risposta è stata che tutto è cominciato da un viaggio in Spagna, sfumato all’ultimo minuto. Siamo nel 1984, Geraldine ed una sua amica avevano progettato una vacanza in Spagna; l’amica si ammalò ed , ahimè, il viaggio sfumò.
 Gli eventi vollero che un suo collega le proponesse di aggregarsi ad una gita qui in Sicilia, una roba tranquilla: l’idea era di fare visita ad alcuni amici. 
Galeotta fu quella prima vacanza, ad accoglierla furono il sole ed il mare e nel corso degli anni decise di ritornare, per lo più nei periodi di vacanza. 
Mi racconta che ogni volta si fermava sempre un po’ di più, giorni settimane, mesi, un anno…  Molti  sono costretti a cambiare città per lavoro o per motivi personali. Geraldine si sarebbe potuta trasferire ovunque, o poteva non trasferirsi affatto, ma una cosa è certa, restare  è stata una sua scelta e da allora sono passati quasi  venticinque anni. La Prof. non si imbarazza affatto a parlare della sua età:  57 anni di esperienze maturate e di obiettivi conseguiti. Per talune di noi l’età è ancora un argomento spiacevole; per esempio, quando sull’autobus mi sento  dire “ signora vuole sedersi” Io lancio certe occhiatacce..
La mia seconda domanda è stata circa il  suo inserimento.  Il suo è stato un impatto a 360 gradi: una nuova realtà,  un nuovo contesto lavorativo, la cultura, la lingua Italiana, il clima, le tradizioni, il cibo, usi costumi, abitudini, le persone. E qui Signore e Signori si apre un mondo, ma non potendo scrivere 800 pagine vi riassumerò le sue sensazioni.
Il mondo del lavoro le ha offerto varie opportunità nel tempo, è una persona istruita con dei titoli, è attualmente  docente di Lingua Inglese presso l’Università degli studi di Palermo. 
La prima parola che ha imparato. a parte ciao, è stata un’imprecazione (“ Vaffa….o”  passando  “ puoi guardarmi la borsa per favore”, tipica frase che utilizziamo al mare, quando vogliamo lanciarci in acqua e non vogliamo lasciare la borsa incustodita).
Le prima 3 cose che ha notato? Che utilizziamo un tono di voce molto alto anche se non siamo arrabbiati. In  UK mi racconta che un tono di voce medio alto è di solito associato ad un contesto violento. Qui parlare forte è un dato di fatto.
La seconda è che guidiamo come dei folli.. devo dirlo: il traffico parlemitano non ha eguali!
La terza: che camminiamo in maniera rilassata, non siamo mai di fretta; forse dovrebbe vedere me mentre  rincorro il bus, dato che l’autista sembra non avermi vista impalata alla fermata. Dice che sembra di vedere un’azione sportiva in slow motion, come se l’azione si ripetesse ad oltranza. 
Parliamo della Lingua Italiana: lei non aveva frequentato dei corsi precedentemente, per cui si è industriata  imparando ogni giorno parole nuove, che annotava su dei  fogliettini che portava sempre con sé e che andava rileggendo nei tempi morti. 
A volte le succedeva di  ripetere  certe frasi a voce alta per strada, suscitando così la curiosità o forse la preoccupazione dei passanti. Io seguo lo stesso metodo nello studio della Lingua Inglese e se qualcuno mi guarda strambo lo ignoro.. 
Continuando la conversazione, mi spiega che per Lei parlare una lingua straniera è liberatorio, perché Le consente di uscire dalle convenzioni sociali, dagli schemi quotidiani, di essere in un certo senso qualcun altro o per meglio dire La aiuta a fare emergere lati della sua personalità che altrimenti rimarrebbero sopiti. Nel tempo, tuttavia, non sono mancati gli equivoci linguistici e ha imparato  molti  dei doppi sensi che utilizziamo qui.
Il Clima: mentre noi d’estate cerchiamo disperatamente l’ombra quando siamo a passeggio, Geraldine si bea dei raggi di sole che le illuminano il volto ed ha ragione: sono stata a Londra ho visto  solo pioggia…
Il Cibo: lo adora negli anni ha incorporato le due cucine, ed ha fatto sue molte molte ricette, seppur con qualche variazione a tema. Tutt’ora se ha ospiti inglesi cucina siciliano e viceversa, la fantasia in cucina serve, masterchef ci insegna. Ci suggerisce  gamberi con anacardi tostati e lo sformato di patate con gorgonzola o con burro e speck.
Una cosa che ha apprezzato fin da subito è che noi mangiamo i prodotti che ogni stagione ci offre, per cui durante alcuni mesi mangiamo delle cose e poi passiamo ad altre. Cosa che apparentemente in Inghilterra non si usa fare: spesso, infatti,  i prodotti sono importati o congelati.
I primi tempi rimase molto colpita dal sapore del pomodoro fresco che sostiene essere il migliore mai gustato.
Poter acquistare inoltre il pesce fresco ad un prezzo accessibile è inoltre “un altro bel vantaggio”, mi racconta, sorridendo.
La Politica è ancora un grosso ostacolo tuttavia; lamenta la mancanza di meritocrazia e l’incompetenza diffusa di taluni.
In ultimo, ma non per importanza, apprezza molto il nostro concetto di famiglia. Geraldine nota con piacere che qui svolgiamo quasi tutte le attività con la famiglia al completo: cene al ristorante con i bambini, un drink dopo cena coi piccoli che dormono in carrozzina. Da loro si usa di più che bambini partecipino di rado ai momenti social.
Come vi accennavo, mi sono divertita nel fare quest’intervista; il confronto è sempre e comunque un momento di crescita e di arricchimento, ed è stato bello vedere la mia terra e la mia gente attraverso gli occhi Geraldine.
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