DISLESSIA

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DISLESSIA

I consigli della dott.ssa Milena Giacobbe, psicologa dell’età evolutiva

Solitamente genitori ed insegnanti sospettano una dislessia nel momento in cui oltre a difficoltà nella lettura, iniziano a insorgere delle difficoltà nella comprensione dei testi scritti.
La dislessia infatti consiste in un disturbo che può essere lieve, medio o severo, nella lettura e nella comprensione dei testi e dei numeri; nella memorizzazione delle definizioni e di termini specifici.
In generale i bambini con dislessia necessitano di un approccio diverso allo studio, ma la conoscenza non deve essere  loro negata: bisogna, però, trovare un metodo di apprendimento che consenta di bypassare la difficoltà e far raggiungere l’obiettivo della comprensione. Un’ altra doverosa precisazione: la dislessia non insorge per un fattore di pigrizia!
Segnali di qualche possibile problematica possono insorgere già nella prima infanzia. I bambini a cui poi viene diagnosticata una dislessia, spesso hanno avuto difficoltà di linguaggio nei primi tre anni di vita, cioè possono aver iniziato a parlare tardi, oppure il loro linguaggio è rimasto “povero” o ancora non hanno mai pronunciato bene le parole o  nelle loro frasi c’era sempre qualcosa di scorretto. Attenzione, però: questi segnali non indicano necessariamente una dislessia, possono anche essere segnali di difficoltà evolutive di altro tipo e, soprattutto, non devono destare preoccupazione se sono passeggeri.
La nostra scuola utilizza il linguaggio scritto e verbale come principale veicolo di apprendimento: per questo i problemi di dislessia emergono in maniera così evidente nei primi anni della scuola primaria. Recentemente hanno trovato conferma le ipotesi di una origine costituzionale della dislessia, cioè una base genetica e biologica su cui si innescano in modo significativo gli stimoli ambientali. Sembra anche che la trasmissione sia paterna.
Per affrontare la dislessia valgono i suggerimenti generali per gli altri DSA, che consistono nell’individuare un corretto metodo di studio alternativo e nel rinforzare l’autostima del bambino che fa fatica ad apprendere e che, solitamente, tende a sentirsi in colpa per questo.
Solitamente i bambini con dislessia, fanno molta fatica a portare a termine compiti scolastici. Questo perché la maggior parte di “energia” destinata all’apprendimento, è invece utilizzata per cercare di decodificare i messaggi in entrata in maniera corretta, il che, visto il disturbo da cui sono effetti, risulta un’impresa a volte impossibile. Una volta eseguita questa operazione, però, rimane poca energia da dedicare a tutti i passaggi successivi necessari alla buona riuscita del compito. Questo stato di cose spesso viene scambiato per svogliatezza e pigrizia … ma anche con tutto l’impegno possibile, per i dislessici leggere non sarà mai un gesto completamente naturale!
È necessaria una diagnosi attenta non solo per la certificazione della dislessia, ma per ricercare il canale di apprendimento adeguato per il singolo. Si potrebbe infatti scoprire che il canale di apprendimento preferito dal bambino è quello uditivo, oppure quello cinestetico …
Ausili cartacei o tecnologici, possono poi dare un ulteriore aiuto. L’importante è che non vengano considerati come vantaggi, ma come l’unico mezzo per apprendere. Dopotutto nessuno accuserebbe un miope di essere avvantaggiato nel momento in cui infila un paio di occhiali!
Cosa può fare un genitore per aiutare il proprio figlio? Innanzitutto informarsi il più possibile e cercare insieme a specialisti i “rimedi” adatti per il proprio caso, che tengano conto non solo del problema, ma anche della personalità e delle inclinazioni del bambino. Sostenere il bambino senza farlo sentire in colpa o diverso: solo così affronterà questo (e le altre prove che lo attendono …) in maniera serena. E soprattutto ricordarsi che la dislessia è solo una delle caratteristiche del proprio figlio, quindi è bene scoprire tutte le altre insieme ….
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Buonarroti, 13 Novara
Cel. 348.3173462
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