“Giocando con le spade di legno” di Donato Di Capua

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…Mai incrociammo le nostre spade. Furono solo gli sguardi a fondersi, furono le vite a inciampare nel destino. Combattemmo le ombre in mezzo al grano trafiggendo quella che osarono definire legge. Nessuno riuscì a piegarci. Nessuno. Neppure il male di una realtà sbagliata in cui chi si ribellava era Brigante mentre chi gestiva il potere era un Signore. Il serpente e il lupo non accettarono di chinare il capo davanti a chi volle calpestarli. La loro forza fu l’amicizia, un patto di sangue, l’amore per la vita, quella giusta, quella vera, l’unica in grado ancora di insegnare valori. L’infanzia li unì tra le spighe, l’adolescenza li condusse poi nei campi di battaglia, e da uomini vollero meritarsi di esserlo e lo fecero nel solo modo che conoscevano: difendendo la giustizia, gridando la libertà. Fu la luna a guidare il loro cammino e fu in essa che si ritrovarono ogni volta che, vicini o lontani, si persero nella deliziosa magia della loro silente dama bianca. “E fummo subito uomini, fummo subito liberi…”.

 

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Dopo il grande successo del romanzo “Il buio della mente, la luce nell’anima”, vincitore di numerosi premi, lo scrittore Donato Di Capua ritorna in libreria con il romanzo storico “Giocando con le spade di legno”, sempre della casa editrice Kimerik.
Il romanzo racconto la storia di Donato, figlio di contadini della Lucania, nato e cresciuto tra la vita dura dei campi; un ragazzo che cresce portando avanti con forza i propri valori di lealtà e dignità, messi a dura prova a volte dall’asprezza e dalla crudeltà dei proprietari terrieri.
Una vita vissuta all’insegna del coraggio, dell’onore e dell’altruismo, nel periodo difficile del Brigantaggio e dell’Unità d’Italia; la storia si intreccia con un ingrediente fondamentale: l’amicizia per Carmine, un compagno di lotta e di condivisione, sia di emozioni che di avventure.
Abbiamo incontrato l’autore, per parlare di questa nuova opera, che si preannuncia già ricca di successo:

Perché un romanzo proiettato nel passato?

Scrivo perché in un momento preciso della mia vita un’idea prende il sopravvento sui miei pensieri, devo assecondare e coltivare quell’idea…
Nella scrittura mi piace spaziare, senza limiti, senza un filone che deve intrappolare un autore in un ambito. Non voglio un’etichetta. Mi piace andare a briglia sciolta in un mondo fantastico chiamato scrittura…

– Si riconosce in Donato e nei suoi sentimenti forti e ricchi di passione?

La mia è la storia di Carmine Crocco e di Donato Di Capua. .. un personaggio storico e uno di
fantasia che in fondo è l’erede di kali, un’altra parte di me. Quando scrivo mi trasporto in un mondo parallelo e vivo il racconto, gioco con le spade di legno…
– I personaggi di questo romanzo, forti e decisi, sono molto diversi da quelli di “Il buio della mente, la luce nell’anima”…è stato difficile per lei rapportarsi con questo cambiamento stilistico?

Non mi pongo mai il problema di scrivere creando uno stile o pretendendo di piacere a tutti i costi, io scrivo per il piacere di farlo, per scaricare quella forza che si sprigiona dentro di me quando mi immergo nei miei pensieri. Scriverò qualunque cosa mi passerà per la mente, ( il mio nuovo romanzo è un mistico) con la speranza che i miei personaggi possano sempre coinvolgere i lettori in un piacevole viaggio…
– Leggendo il suo libro mi ha colpito molto la frase: “Mi sento lupo, e avrei difeso come sempre fino all’ultimo la mia ribelle dignità”. Quale pensiero si nasconde dietro queste parole?

Nei miei pensieri nello scrivere questo nuovo romanzo c’era quello molto forte di ridare dignità a chi, secoli fa, è stata tolta. È vero, la storia è fatta di eventi ma la spiegazione di essi non risiede sempre e solo nei documenti. Forse è anche in noi e abbiamo il dovere morale di gridare al mondo la nostra storia. Ho scelto Carmine e Donato. Saranno loro a raccontarla per me.

– In alcuni tratti del libro, il personaggio di Carmine sembra prevalere su quello del protagonista, Donato; lo pensa anche lei?

Sono due personaggi che si amalgamano e si fondono in un destino comune, fatto di amicizia e sogno. Quella di cui parlo nel mio nuovo romanzo giocando con le spade di legno è una storia nuova, quella che la mia anima, la mia fantasia e perfino la mia mano e quindi il mio istinto mi hanno portato a raccontare. E allora ho deciso di guardare al periodo che precede l’unificazione italiana, nel quale i briganti si muovono come delinquenti da condannare, e l’ho fatto, ribaltando la
prospettiva. Ho parlato di uomini alla ricerca di libertà, alla riconquista della loro dignità umana, delle più belle emozioni di cui ogni giorno venivano privati. Tutto questo gli era tolto dal grado più alto della scala sociale, da quello che si chiama potere, inalterato ed intoccabile. Nessuno dei due protagonisti è predominante perchè entrambi inducono riflessioni.

– E’ stata una scelta casuale quella di aver chiamato il personaggio principale Donato, proprio come lei?

Non lascio mai nulla al caso e non riuscendo a trovare un nome da dare al protagonista, la cosa più rapida che il mio tablet mi offriva per non rallentare la scrittura, era il mio nome. L’ho usato con l’intento di sostituirlo non appena avessi trovato un nome interessante per il protagonista.
Poi nella storia rilevata dagli archivi di stato, è comparso più volte il nome di Di Capua Michele, (nome di mio padre) invogliato anche dal mio editore che mi scongiurava di non modificare niente ho deciso di lasciarlo…

– Quali sono i temi principali che ha voluto affrontare con questo romanzo e quali i sentimenti e le debolezze/forze umane che ha voluto evidenziare ed stato difficile creare un racconto nel quale ha dovuto conciliare passato e fantasia?

Ho vissuto con i protagonisti l’emozione della lotta per la consapevolezza di non valere meno di nessuno, di una guerra contro il mondo pur di tutelare i più deboli, per dare loro la libertà. In campo ho rimesso i valori portanti della mia vita. Quelli non possono mancare in un libro che si prepone un fine: trasmettere emozioni. Allora una splendida storia di amicizia di intreccia con l’amore per la famiglia, per le origini, per la natura, per una donna, per un sogno. Un sogno costruito di semplicità, di legno. Due piccole spade che tagliano l’aria che combattono senza mai sfiorarsi. Sono quelle di Carmine e Donato. Svettano tra il grano e nel cielo e sognano la libertà. Mai si incrociano, si incoraggiano a vicenda. Mai si voltano le spalle se non per dividersi con la consapevolezza di ritrovarsi, di essere in fondo un’unica entità alimentata dalla forza di sognare un domani migliore.
È questa la mia storia, quella che con voi ho voluto condividere.

– Lei utilizza la sua scrittura, la sua passione, la sua creatività per parlare del suo paese e tramandare la sua storia e le sue storie in giro per tutta l’Italia.

Amo il mio paese, ricco di storia e di grandi uomini, lo vivo quotidianamente. Amo la terra che sprigiona profumi antichi, i colori e quei paesaggi ricchi di boschi. In questo mio paese si respira una sorta di tranquillità e di pace, perchè non farlo conoscere agli altri, perchè non trattare la nostra storia per trasmetterla alle nuove generazioni?

– Come hanno accolto il nuovo libro i suoi lettori?

Donato Di CapuaCon il solito entusiasmo che mi rende estremamente felice. In molti mi scrivono commentando il mio nuovo lavoro, mi trasmettono le emozioni e i sogni che hanno condiviso con me… Mi fermano per strada complimentandosi per avergli regalato una piacevole lettura e una storia nuova.
Quando scrivo sto bene. Questo è nel mio pensiero primario, ciò che mi conduce a desiderare la condivisione. Per questo non è un bisogno solo mio. È un bisogno che parte da me ed arriva al mondo. Scrivo per emozionare, per regalare frammenti di me a chi voglia recepirli. Donarmi. Donare le mie storie così vere e così semplici, ma con quella trama articolata dietro che le rende figlie di un mondo reale, proiettate verso l’immenso. Nei miei lettori vorrei suscitare un sentimento magico che amo definire l’armonia della meraviglia.

– E’ più facile la “strada” per uno scrittore alla pubblicazione del suo secondo libro?

Sicuramente sì, soprattutto dopo i risultati ottenuti con il mio primo romanzo, diverse case editrici hanno intensamente voluto la mia nuova creatura, ma io sono un fedele nel d.n.a. e non ho voluto tradire la fiducia accordatami per la stesura del mio primo libro, dalla mia casa editrice la Kimerik. Una casa editrice fatta di persone speciali, che lavorano con impegno e professionalità, che conosco per nome e vorrei ringraziare per la loro paziente disponibilità. Un grazie a Emanuella, Petronilla, Ornella, Roberta, Anna e al timoniere di questa splendida realtà il dott. Gianfranco Natale.

– Progetti futuri?

La scrittura è nel mio modo per sentirmi completo, felice di dar vita a
nuove storie in quanto narratrici di emozioni. Scrittura è tramite dal finito
all’infinito, unico mezzo per arrivare all’eterno, al per sempre. Per questo è
arte, perché abbatte i confini del tempo, valica il mortale e si nutre
d’essenza, di cielo, di sogni, di vita, quella vera però.
Il mio nuovo lavoro, un mistico, è già pronto per la pubblicazione e sto lavorando ad una nuova creatura. In fondo sono o non sono un cantastorie delirante?

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