La rubrica della dott.ssa Milena Giacobbe

I consigli della psicologa dell’età evolutiva
S.O.S. BUGIE
 
Anche i bambini piccoli mentono, sapendo di mentire, soprattutto quando corrono il rischio di ricevere una punizione. La percezione del reale significato di una menzogna, però, cambia con il passare degli anni e con la maturazione dell’Io del bambino. Tutti i genitori si trovano, prima o poi, dinanzi alle bugie dei figli e diventa allora indispensabile una riflessione su come comportarsi e su quando iniziare a preoccuparsi per la frequenza delle “invenzioni” o per certe sospette “omissioni”.
Talvolta sono i genitori che inconsciamente ed inavvertitamente possono trasmettere con il loro esempio ai figli un messaggio confuso ed errato dell’importanza di dire la verità. È capitato a tutti di mentire “a fin di bene” (non si può certo dire alla collega che il vestito che indossa oggi non le dona)o per evitare una scocciatura (al venditore al cancellino si dice di essere dispiaciuti, ma di essere in procinto di uscire …), o di spingere il figlio a mentire di fronte, per esempio, ad un estraneo che cerca di entrare in relazione con lui e che quindi potrebbe rappresentare un pericolo (se qualcuno suona alla porta mentre non ci sono i genitori, al figlio è concesso dire che gli stessi stanno riposando e non vuole svegliarli). Ma fino a che punto i bambini possono recepire quando è giusto mentire e quando non lo è?
Sicuramente già a partire dai quattro anni circa i bambini sanno quando mentire, e conoscono la bugia “a fin di bene”. Più complesse invece le motivazioni che inducono a mentire. Innanzitutto bisogna tener conto dell’egocentrismo che caratterizza la personalità dei bambini fino all’età scolare e che scompare gradatamente alle soglie dell’adolescenza. Con questo termine si intende la caratteristica dei bambini di ricondurre tutto ciò che succede alla propria esperienza , e alla difficoltà di mettersi “nei panni altrui”. Per questo spinti da motivazioni strettamente personali ( evitare un castigo, ottenere qualcosa che altrimenti verrebbe negato, evitare imbarazzo o situazioni spiacevoli …) mentono. La linea di confine nello scegliere se mentire o meno è data dalla conseguenza che i bambini pensano di realizzare raccontando una bugia e venendo eventualmente scoperti. Evitare di essere sgridati può essere considerato meno pericoloso del ricevere un castigo per la bugia stessa. Una bugia particolare è invece quella raccontata per vedere se chi ascolta crede o meno a ciò che si dice, per quanto strano esso sia: è un modo di esercitare potere su un’altra persona o di verificare il potere che si può esercitare.
Il concetto di fiducia nell’altro è, ovviamente, un concetto difficile da cogliere per un bambino, e fino ai dieci anni circa il deterrente alla menzogna è la punizione, poi il bambino inizia a capire l’importanza della fiducia reciproca e della impossibilità di instaurare relazioni se si ha il costante dubbio che l’altro ci possa mentire. Tutto cambia però con l’adolescenza, quando i ragazzi sanno ormai il pericolo che si corre perdendola fiducia di chi sta loro vicino. Le motivazioni a mentire a questa età, però, diventano più complesse. Non si tratta solo di ottenere o evitare qualcosa, ma anche di conquistare ammirazione e proteggere l’immagine che i ragazzi vogliono dare di se stessi. La menzogna, poi, può diventare un modo di difendere la propria privacy dalle interferenze di genitori che faticano a concedere al figlio che non è più un bambino, maggior indipendenza. Bisogna accettare di non essere a tutti i costi i confidenti dei propri figli … altra considerazione è quella relativa al senso di colpa che si può provare per aver detto una bugia. Solitamente il senso di colpa è direttamente proporzionale alla personale percezione della necessità di dire una bugia. Se si è infatti convinti di aver detto una bugia a fin di bene, il senso di colpa sarà molto basso. Nell’adolescenza, però, è molto più semplice convincersi che la bugia era l’unico modo possibile di agire e, di conseguenza, pochi saranno i sensi di colpa.
Un altro fattore che influenza la tendenza a dire bugie è la capacità di gestire le emozioni e, quindi, di tradirsi. Purtroppo le competenze che servono per crescere – memoria, previsione, cambiamento di prospettiva, rapidità di pensiero e parola, controllo delle emozioni – servono anche per mentire bene …
I fattori che influenzano l’attitudine a mentire sono molteplici (atteggiamento della famiglia, intelligenza, personalità, sicurezza personale, capacità di adattamento, competenze, amicizie) , così come svariate possono essere le motivazioni: sta ai genitori il difficile compito di valutare di volta in volta quale motivazione è stata alla base della menzogna del figlio per cercare di porvi rimedio. L’intervento, a mio parere, deve sempre essere su due fronti: si deve cioè punire il comportamento sbagliato, ma, nello stesso tempo, capire quali sono le cause che hanno spinto a mentire ed agire su di esse. Solo così si potrà ottenere un vero cambiamento.
L’invito è a non sottovalutare i campanelli di allarme: la consuetudine alla menzogna non deve essere considerata una fase transitoria, ma va comunque analizzata con attenzione. Paul Ekman che si è lungamente dedicato all’approfondimento delle dinamiche che spingono a usare bugie, suggerisce che già a dieci anni è possibile individuare in un bambino le caratteristiche della personalità manipolatoria, cioè di chi sfrutta le relazioni tendenzialmente solo per raggiungere i propri fini e, quindi, la menzogna è un ottimo veicolo per spingere gli altri a fare/non fare ciò che il manipolatore vuole.
Senza eccessivi allarmismi, il consiglio ai genitori è sempre quello di stare attenti ai segnali che ci mandano i nostri figli e, se si ritiene opportuno, a chiedere aiuto perché la posta in gioco è la costruzione di una personalità adulta equilibrata e serena
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

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