La rubrica della dott.ssa Milena Giacobbe

I consigli della psicologa dell’età evolutiva
LE PAROLE GIUSTE

Esistono parole giuste per spiegare ai bambini una separazione, un lutto o un evento tragico? È meglio mettere i nostri figli al corrente di ciò che accade o è meglio tenerli all’oscuro, aspettando che tutto passi?
Purtroppo nella vita di ciascun genitore e/o educatore sarà accaduto almeno una volta di fermarsi a riflettere su quale comportamento tenere con i bambini che, d’altra parte, ogni giorno possono venire bombardati da notizie “disturbanti” che i mezzi di comunicazione divulgano ad ogni ora. Come spiegare ad un bambino che un adulto in cui solitamente si ripone fiducia è invece improvvisamente diventato un orco cattivo? Ciò che i bambini sentono e vedono in TV  ha un forte impatto su di loro o è vissuto come qualcosa di lontano ?<

br />Proviamo a mettere in po’di chiarezza in questi interrogativi. Innanzitutto vivere una situazione negativa in prima persona è ovviamente molto più traumatico che il vederla in TV. Molti bambini però, soprattutto quelli che stanno attraversando fasi evolutive difficoltose, momenti particolari o non hanno ancora sviluppato una sicurezza interiore abbastanza solida, possono essere più turbati di altri ascoltando tragiche notizie di cronaca. Per questo è indispensabile che l’adulto faccia da filtro, aiutando cioè il piccolo a capire prima e a verbalizzare poi ciò che gli avvenimenti suscitano in lui.

Altra situazione è quando  qualcosa “di brutto” accade all’interno della propria vita quotidiana. Purtroppo non si possono preservare i bambini dalle brutture del mondo, isolandoli dalla “cattiveria”, in modo che non ne vengano sfiorati. Questo perché quando inevitabilmente ne verranno a contatto, nel peggiore dei casi non la riconosceranno e, comunque, non sapranno fronteggiarla. Allora le conseguenze potrebbero essere devastanti. Affinché gli avvenimenti spiacevoli non si trasformino in traumi indelebili, invece, vanno affrontati: solo così il segno che lasceranno sarà il meno profondo possibile. Innanzitutto le brutte notizie andrebbero date da entrambi i genitori che dovrebbero, in linea generale, avere un accordo di massima su come parlare al proprio figlio. Quando le brutte notizie coinvolgono i genitori, sembra ancora più difficile, anche perché spesso si tende a mascherare il proprio dolore affinché non ricada sul bambino. Invece il bambino può trarre aiuto dal vedere che la sofferenza che lo sta investendo è la stessa che provano le figure di riferimento a lui vicine; la differenza è che l’adulto deve sforzarsi di dimostrare che tale sofferenza può essere affrontata e, se non capita (come di fronte a un lutto) per lo meno gestita. Spesso si ricorre alla religione, pensando che possa dare un sollievo anche ai piccoli. Ma per loro, che tendono a pensare che tutti agiscono e ragionano in maniera “umana” e “concreta”, la presenza di esseri astratti come gli angeli può non essere così rassicurante. Io consiglio di dire sempre la rappresentazione più veritiera possibile dei fatti: nessuno sceglie deliberatamente di abbandonare le persone che ama, ma malattie e incidenti non dipendono dalla volontà di chi li subisce. Il ricordo è ciò che mantiene vivo il legame che c’è stato e ciascuno sceglie poi come continuare a ravvivarlo.
Non esistono parole giuste, forse esiste un giusto atteggiamento: i genitori non devono mai dimenticare di essere il ”faro” dei loro figli: se pur nella disperazione comunicano la volontà di superare il momento difficile, i bambini si fidano e ci credono. Il che non vuol dire che non sia difficile o crei tanta sofferenza. Soffrire, sentire la mancanza di un congiunto è giusto sia per un adulto che per un bambino. Avere paura lo è altrettanto.
Un piccolo consiglio per annunciare, invece, una separazione: l’appello è il cercare di mettere da parte i rancori e comunicare la decisione come una soluzione condivisa, cercando di essere il più chiari possibili su ciò che avverrà e rassicurando  i figli sull’intenzione di continuare con modalità diverse da quelle abituali a fare i genitori. Perché si separa la coppia, ma si continua ad essere genitori! Particolare attenzione va posta sulle responsabilità: è bene dare una spiegazione che chiaramente tolga qualsiasi responsabilità al bambino (non ci si separa per il bene dei figli …) e che invece suggerisca l’idea che il problema è interamente degli adulti, divenuti incapaci di convivere. Inoltre è bene sottolineare ancora una volta come sia comunque una decisione sofferta e che si è consapevoli delle difficoltà a cui si andrà incontro, ma, ancora una volta, che si è pronti ad affrontarle e risolverle.  Questa, in fondo, è una rappresentazione della realtà che i bambini possono capire.

Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

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