LE REGOLE DEL GIOCO

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“Non è un gioco, è una cosa  seria!”.

Talvolta per  richiamare all’ordine il proprio figlio, si usano frasi simili a questa. La realtà, però, è che anche il gioco è una cosa molto seria … e come tale va trattata!

Recentemente ho affermato che il gioco riveste un ruolo molto importante perché attraverso di esso il bambino può simulare in tutta sicurezza esperienze di vita e, di conseguenza,  apprendere attraverso  di esse. Non solo: il gioco può aiutare ad acquisire importanti regole sociali che poi verranno messe in pratica nella vita di tutti i giorni. Innanzitutto il gioco insegna a rispettare il proprio turno. Sembra banale, ma un bambino è propenso ad aspettarsi che tutto avvenga subito e che lui sia solitamente il primo referente di ciò che accade. Questo perché nelle normali situazioni di vita, l’adulto tende e privilegiare il “turno” del bambino, a volte del tutto inconsapevolmente e naturalmente. Sarebbe un po’ strano vedere dei genitori che scelgono i gusti del cono gelato, mentre il piccolo aspetta il suo turno … Nel gioco invece è possibile, anzi, indispensabile, che tutti, adulti e bambini, rispettino il proprio turno, altrimenti si rischia la non riuscita del gioco stesso. Diretta conseguenza del dover attendere è la frustrazione che può nascere nei bambini. Prima dei sette anni per un bambino è difficile gestire questa emozione; il gioco lo aiuta grazie al suo meccanismo. Si tratta, in parole semplici, di cercare di aspettare e sopportare l’attesa, in cambio della riuscita del gioco. E per “riuscita” del gioco non intendo la vittoria, ma il divertimento dell’attività svolta e il piacere di condividerlo con i genitori o i coetanei …

Altra regola importante è il risultato incerto dell’attività ludica svolta. Non sempre il risultato è certo, sia esso la vittoria o la riuscita di un lavoretto. In questo caso è il processo che conta. I bambini (come gli adulti ….) si impegnano se percepiscono l’importanza di ciò che stanno facendo. In questo caso sono i genitori a dover agire in maniera corretta e a sostenere e gratificare il figlio non per il risultato raggiunto, ma per l’impegno che ci ha messo. Solo in questo modo di fronte a inevitabili fallimenti, il bambino prima e l’adulto poi, sarà in grado di non abbattersi e di ri-valutare il lavoro svolto per provarci di nuovo ed evitare di fallire ancora.

Talvolta educatori e genitori si preoccupano che i bambini non sappiano distinguere tra fantasia e realtà, tra gioco e vita reale. Invece anche i più piccoli sanno che alcune cose permesse durante il gioco (per esempio , fare la lotta con il papà) non sono permesse in altri momenti: è proprio il rispetto delle regole del gioco stesso che permette questa distinzione.

Infine il gioco insegna che non è possibile delegare. Capita che gli adulti. Spinti dal desiderio di aiutare i bambini, finiscano per sostituirsi a loro o, al contrario, i bambini per comodità lascino fare ai grandi. Nel gioco questo non è possibile …. a meno di perdere il divertimento! C’è bisogno che tutti i partecipanti al gioco siano attivi, altrimenti il gioco diventa noioso … e non è più gioco.

Insomma: il gioco è una cosa seria e ha le sue regole. Non importa quali siano, l’importante è che siano rispettate. Ecco perché è bene prima dell’inizio di qualsiasi gioco aiutare i partecipanti a chiarire le regole: una volta stabilite, per strampalate che possano sembrare, saranno il limite entro cui muoversi e crescere in tutta sicurezza!
Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

Cel. 348.3173462

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