Psicologia: BAMBINI PRECOCI

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I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

Valentino è sempre stato un bambino decisamente “sveglio”, a volte lasciava a bocca aperta con delle riflessioni da “bambino grande” o con quelle domande acute cui era difficile trovare una risposta. È stato naturale allora decidere di fargli frequentare la scuola primaria come anticipatario e oggi continua a dare dimostrazione della sua intelligenza sia a suola, che al corso di inglese  e a quello di musica, e persino quando gioca a basket …
È vero: alcuni bambini appaiono precoci e, in effetti, hanno bisogno di essere stimolati in una certa maniera perché altrimenti si annoierebbero. L’intelligenza è un dono, ma va anche coltivata!
È opportuno però riflettere su alcune implicazioni che una eccessiva stimolazione può comportare. Il primo bisogno di ogni bambino e semplicemente essere un bambino, proprio come tutti gli altri. Spesso invece i bambini dotati si trovano a vivere in una sorta di mondo parallelo in cui non sono ancora adulti, ma hanno un’agenda fitta di impegni che farebbe invidia ad un manager, ma non sono più nemmeno bambini, perché non sono in grado di relazionarsi con i coetanei in maniera serena e costruttiva perché non l’hanno mai fatto, impegnati invece a coltivare i loro doni.
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Una eccessiva stimolazione può addirittura rendere un bambino insicuro e confuso, proprio perché evolutivamente alcune competenze vengono raggiunte con la maturazione del sistema nervoso ad una determinata età, indipendentemente dal quoziente intellettivo.
Spesso i “piccoli geni” non esprimono il naturale bisogno, tipico dei bambini, di essere protetti e di ricevere sicurezza e sostegno dai genitori, proprio perché , facendolo, potrebbe succedere che pensino riterrebbero di non essere più i bimbi prodigio tanto elogiati da mamma e papà.
La programmazione di ogni momento della giornata, poi, non permette di esprimere la creatività. Il gioco spontaneo, quello che nasce naturalmente da un momento di noia o di relax, è quello che più aiuta i bambini a crescere. Perché attraverso quel gioco imparano a misurarsi con se stessi, rielaborano ciò che succede, imparano a diventare grandi. Il gioco è una vera e propria palestra di vita.
Perché oltre a dare delle performance, da adulti è necessario saper organizzare, oltre a conoscere il nome dei sentimenti e delle emozioni, bisogna saperle riconoscerle, gestirle e, se si vuole, trasmetterle. Ecco perché è necessario educare anche la fantasia.
Un’ultima riflessione riguarda la capacità dei bambini di rispondere alle implicite aspettative degli adulti. Se da una parte è frustrante e noioso seguire i ritmi di apprendimento “normali”, sarebbe ancora più  dannoso non riuscire a seguire i ritmi da “genio” che adulti di riferimento propongono. E se un bambino intuisce che invece è quello ciò che ci si aspetta da lui, lo farà con la massima collaborazione possibile. E diventerà all’apparenza un piccolo adulto, anche nei comportamenti e nelle espressioni verbali. Il problema è, però, che questa è solo la parte esteriore.
Capire come comportarsi può essere allora difficile, ma forse basta osservare un po’ più attentamente i figli per capire innanzitutto se sono felici di essere adulti in miniatura e poi chiedendosi se quello che come genitori si sta facendo è per il bene del proprio figlio o per dimostrare invece di essere un bravo genitore, magari   anche solo a se stessi …

 

 

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

Cel. 348.3173462

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