Psicologia: DIFFICOLTA’ ALIMENTARI PRECOCI

alimentazione
I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe

Tempoi fa si è laureata a pieni voti una ragazza a cui sono molto affezionata e che mi ha fatto tornare in mente il mio primo passo da dottoressa.  Lo ripropongo anche a voi

TESI DI LAUREA

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TORINO – FACOLTA’ DI MAGISTERO

CORSO DI LAUREA IN PSICOLOGIA

RELATORE: PROF.ssa Daniela VIGNA

Anno accademico 1995/96 – Discussione: 27 febbraio 1997

DISTURBI ALIMENTARI DURANTE L’INSERIMENTO ALL’ASILO NIDO:

ASPETTI RELAZIONALI

Numerosi autori hanno riconosciuto l’alimentazione come funzione fondamentale nello sviluppo psicologico del bambino ed il rapporto alimentare che unisce madre e bambino come luogo di formazione della mente del bambino stesso. Indagare la presenza di eventuali disturbi alimentari in bambini di età compresa tra i tre mesi ed i tre anni significa indagare il rapporto madre-bambino, usando come “pretesto” e contesto l’asilo nido (di cui sono è presa in considerazione anche l’adeguatezza ambientale, di personale, di gestione di situazioni particolari …) e scegliendo come momento quello dell’inserimento  quale evento tra i più significativi per tale indagine. L’ipotesi di partenza è che la relazione del bambino con la madre influenza ed è influenzata dal rapporto del bambino con il cibo. Nella ricerca condotta, ovviamente, “indagare” significa appunto condurre una indagine alla scoperta dell’esistenza di parallelismi tra difficoltà con il cibo, difficoltà di inserimento e, quindi, difficoltà di gestione della separazione dalla mamma

Il lavoro parte da una breve introduzione sull’importanza che l’alimentazione ricopre nella vita di ogni individuo e, soprattutto nei bambini: la valutazione dello sviluppo sociale ed emozionale di un bambino può essere dedotta dall’osservazione del  suo comportamento a tavola.

Segue una rassegna dei maggiori autori psicoanalitici che si sono interessati all’interazione madre-bambino-cibo.

  1. Klein (1952) afferma che il rapporto madre-bambino e bambino-cibo siano intimamente legati fin dall’inizio e che, di conseguenza, l’analisi degli atteggiamenti tenuti dal bambino verso il cibo favorisca la comprensione dei bambini stessi.

S.Freud per primo notò, tramite il trattamento analitico di adulti, come le turbe dell’alimentazione, in particolare durante lo svezzamento, avessero effetti sulla vita emotiva del singolo individuo.

A poco a poco, grazie ad autrici come A. Freud e M. Klein, altri problemi relativi all’alimentazione infantile furono presi in considerazione ed esaminati direttamente nel corso dell’osservazione e del trattamento analitico di bambini piccoli. In realtà ci volle ancora un po’ di tempo perché si capisse che difficoltà comuni nel cibarsi intervengono nella vita di bambini non affetti da particolari patologie.

Secondo la scuola psicoanalitica la funzione del mangiare, oltre che servire primariamente al bisogno fisiologico del nutrimento, opera in armonia con le forze dell’Es e dell’Io, entrambe, infatti, dirette verso l’autoconservazione.

Per tracciare lo sviluppo dell’interazione sociale, che trova il proprio prototipo nella relazione madre-bambino, è chiamata in causa la teoria della pulsione secondaria, sostenendo in altre parole che l’amore nasce primariamente dal bisogno soddisfatto di nutrimento. Inoltre il comportamento del lattante è teso ad evitare stati spiacevoli (come la fame) ed a conseguire il piacere (come la nutrizione), cosicché l’impulso dell’autoconservazione e l’impulso a conseguire il piacere sono strettamente legati nell’esperienza alimentare.

Si passano in rassegna, poi, le molte formulazioni proposte per l’attaccamento dimostrato dal neonato verso la madre. Tra queste è utile rilevare che Bion è l’unico che considera la funzione cibo in modo nuovo, rendendola basilare per la formazione del pensiero. (….)

Seguono quindi le osservazioni psicoanalitiche ed i risultati dello studio condotto presso l’asilo nido di San Martino di Novara. Il metodo usato è stato quello dell’osservazione psicoanalitica rivolta a bambini che, per la prima volta, entravano in contatto con il mondo dell’asilo nido (periodo di osservazione : ottobre – dicembre 1996). I risultati portarono a concludere che l’inserimento all’asilo nido  sembra essere un evento potenzialmente traumatico (le cui manifestazioni possono essere colte) anche durante i pasti e che dipende dal passato familiare relazionale non solo del bimbo, ma anche della madre.

Oggi posso aggiungere che alcune difficoltà sono segno della presa di coscienza da parte dei piccoli che attorno a loro qualcosa sta cambiando, non solo dal punto di vista “pratico” (cibi diversi, orari e spazi diversi da quelli familiari), ma soprattutto dal punto di vista relazione ed evolutivo. A piccoli passi infatti il rapporto con la mamma diviene sempre meno simbiotico (ma non per questo meno profondo) e il naturale “divenire grandi” farà emergere sempre maggiori capacità ed autonomie, come la capacità di usare autonomamente tazze e cucchiai o la più impegnativa capacità di controllare gli sfinteri. Se le difficoltà sono dunque passeggere, possono essere tranquillamente considerate come una iniziale resistenza al cambiamento e non destare particolare preoccupazione.

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

Cel. 348.3173462

 
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