Psicologia: GENITORI OLTRE IL DIVORZIO

I consigli della psicologa dell’età evolutiva

  Si può e si deve essere genitori oltre il divorzio.
Quando la coppia entra in crisi, alcuni genitori non riescono a tenere separato tutto ciò che riguarda il proprio rapporto con il coniuge da quello con i figli. Nel corso della separazione, il dolore porta i genitori ad assumere più o meno consapevolmente comportamenti regressivi e “infantili” che se da un lato servono come difesa da ciò che sta accadendo, dall’altra rischiano di mettere in primo piano le proprie esigenze a scapito di quelle dei figli minori che maggiormente avrebbero invece bisogno dell’attenzione dei genitori. L’ideale sarebbe infatti che i genitori comunicassero insieme le decisioni prese a riguardo della loro separazione e di come verrà cambieranno le abitudini di tutta la famiglia, proprio come decisioni dolorose, ma condivise, anche se così può non essere. 

 I genitori dovrebbero poi condividere le linee guida dell’educazione dei figli, tenendo presente che è normale che in casa di un genitore prevalgano delle regole piuttosto che altre, proprio come avviene, per esempio, nella casa dei nonni. Ovviamente le regole generali sono legate alla quotidianità, quindi saranno gestite dal genitore affidatario. Spesso questo genitore si sente investito da una responsabilità maggiore rispetto all’altro e, in alcuni casi, tende a mettere in pratica comportamenti che sarebbero invece da evitare. Bisognerebbe infatti evitare di controllare cosa hanno fatto i figli con l’altro genitore, limitandosi a chiedere se si sono divertiti e sono stati bene. Saranno i figli stessi, se il genitore è sereno e non ha un atteggiamento inquisitorio, a raccontare la giornata. Il genitore poi dovrebbe evitare di commentare le regole più permissive dell’altro, ma accettarle serenamente proprio come momento particolare vissuto dai figli. Se proprio la cosa preoccupa, sarebbe bene parlarne con l’ex-coniuge affinché anche lui/lei chiarisca che tale comportamento è “speciale” e non è adottabile tutti i giorni. In questo clima diventa anche più difficile “parlare male” dell’altro, comportamento che invece di “aprire gli occhi” ai bambini, mina le loro sicurezze: più volte ho detto che per crescere i bambini hanno bisogno di stabilità e sicurezza data soprattutto da figure di riferimento solide. Insinuare nei bambini dubbi sull’affidabilità di un genitore, non li aiuta ad affrontare i cambiamenti della separazione.

Soprattutto nei primi mesi/anno di separazione è bene cercare di rispettare il più possibile le regole date dal giudice o concordate dai genitori, in modo da generare nuove abitudine che si consolidano e che per questo trasmettono sicurezza. Non solo: se mamma o papà sono in difficoltà perché non sanno come spiegare l’assegnazione dei giorni, si può spiegare tranquillamente che così ha deciso un giudice perché ha ritenuto che in un momento molto così doloroso fosse difficile per mamma e papà gestire serenamente la famiglia. La “colpa”, così, non sarà né di mamma né di papà … Poi, con il tempo, si potrà essere più elastici.
I genitori separati hanno paura di perdere l’affetto dei figli e questo li porta a cedere ad ogni richiesta di figli ed a evitare i rimproveri anche quando sono necessari. Ma la compensazione che si mette in atto non preserva i bambini dal dolore della nuova situazione, nè aumenta la qualità della relazione con un genitore, anzi genera ancora più confusione. Il senso di colpa che i genitori hanno per non essere riusciti a dare una famiglia unita ai figli o perché passano con loro poco tempo, va affrontato in diversa sede …
Spesso gli adulti proiettano il loro vissuto sui figli e ciò impedisce loro di vedere che i motivi di sofferenza e rabbia che accompagnano le separazioni hanno radici diverse. Recentemente Giovanni e Carla separati da molti anni, ma ancora in conflitto, hanno deciso che il loro figlio adolescente Lorenzo non vivesse più con la mamma, ma si trasferisse dal padre in seguito a violente litigate tra mamma e figlio, al punto che Lorenzo non vuole più nemmeno parlare con mamma. Il papà ha ovviamente accolto il figlio che, tra l’altro in questa fase evolutiva ha particolarmente bisogno di avere accanto la figura paterna , ma ha anche inconsciamente avvallato il suo rifiuto nei confronti della madre dicendo di rispettare la sua decisione di allontanamento dalla mamma . Dopotutto il carattere irascibile della donna sembra essere una delle cause della separazione. Portato a riflettere sull’importanza di non covare rabbia e rancore, ma di imparare a gestirle, ha spinto il figlio a riflettere sulla scelta di non vedere più la madre. Lorenzo ha allora deciso di incontrare di nuovo Carla, è più sereno e vive con il padre, non perché non può vivere con la mamma per “incompatibilità di carattere” ed è stato “inviato” al padre, ma perché in questo momento ha bisogno di un modo diverso in cui i genitori devono prendersi cura di lui!
È vero: uno dei due genitori separati rischia di perdere la quotidianità perché non convive più con i figli, ma mai deve abdicare al suo ruolo genitoriale, perché prima di una famiglia unita i bambini hanno bisogno di una famiglia serena …
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462
Precedente Il romanzo "Il cuore che non c'è" alla libreria Lazzarelli di Novara Successivo Isa Voi e "Il cuore che non c'è" ospiti di Radio Azzurra Fm in 'Polvere di stelle'

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.