Psicologia: REGOLE SI’, REGOLE NO

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa  Milena Giacobbe
regole
 
 
Recentemente durante un dibattito su come aiutare i bambini a crescere, un “addetto ai lavori” ha portato una riflessione: alcune volte le regole sono troppe, seguito da: «Ai miei tempi c’erano meno regole: se all’oratorio il più grande ti diceva che non potevi giocare, ti adeguavi perché nessun adulto interveniva e regolamentava la situazione».
Forse il problema non è nella quantità di regole, ma come queste vengono gestite e proposte dagli adulti ai bambini.
Innanzitutto una riflessione sull’utilità delle regole. Fino ai due anni le regole sono un’ostacolo che i bambini trovano davanti alla loro voglia di sperimentare ed esplorare e che gli adulti utilizzano soprattutto per impedire che i piccoli si facciano male, ma non sono né capite né condivise, sono semplicemente “subite” .
Dai due anni però c’è un primo cambiamento in quanto inizia a svilupparsi la “moralità della costrizione”: i bambini rispettano le regole perchè questo consente loro di avere l’approvazione dell’adulto. Fino ai sette anni circa il bambino però è egocentrico, nel senso che agisce e interpreta ciò che avviene attorno a lui riferendolo quasi esclusivamente a se stesso e a ciò che prova lui. Non è in grado, insomma, di “mettersi nei panni degli altri”. Per questo non riesce né a interiorizzare né a motivare le regole. Si limita a seguirle attraverso un meccanismo semplice: l’imitazione. Le regole infatti vengono apprese e messe in pratica solo se chi le propone le segue a sua volta, altrimenti sarà solo un assecondarle per evitare spiacevoli conseguenze. 
Il seguire le regole però ha una valenza importantissima: da ai bambini i confini entro cui muoversi. Il limite permette ai piccoli di sviluppare una adeguata sicurezza e di cominciare a mettere le basi per una personalità serena.
Circa a sette anni si compie un importante cambiamento: il bambino è in grado di decentrare il suo punto di vista e di cogliere le sfumature dei comportamenti altrui. Le regole allora diventano lo strumento che permette di vivere meglio nel gruppo dei pari (scuola, sport, gioco …) e l’adulto diventa colui che può aiutare i piccoli a capire la situazione che stanno vivendo, le sue cause e le conseguenze. L’adulto inizia a essere anche una guida valoriale. Questo compito a volte è confuso con il semplice passaggio di una miriade di precetti che non permettono ai bambini di cogliere le regole non scritte che esistono ovunque. Infatti l’adulto che interviene e cambia le regole del gruppo spontaneo, apparentemente aiuta il bambino a perché gli evita una frustrazione, ma in realtà sta lanciando un messaggio contraddittorio. Infatti le regole non si possono cambiare “in corsa” e le regole che valgono per i bambini devono valere anche per gli adulti! Ecco allora perché troppe regole non servono, rischiano di contraddirsi l’una con l’altra! Poche regole generali e chiare invece possono essere seguite in ogni frangente.
L’ultima “rivoluzione” avviene verso gli undici anni, quando i bambini iniziano ad essere in grado di usare il pensiero astratto.  Le regole divengono astratte, interiorizzate e adattate alle varie situazioni. E soprattutto vengono “messe alla prova”. È questa, in fondo, la ribellione degli adolescenti:  capire se le regole che i genitori in primis e tutti gli altri adulti hanno insegnato, valgono.  I valori vengono messi in discussione proprio per la costruzione e lo sviluppo dell’io.  A poco a poco cioè nascerà un giovane uomo o una giovane donna in grado di auto-regolamentarsi, che ha avuto degli adulti di riferimento che hanno saputo sostenerlo, dargli i giusti limiti e, al momento giusto, discutere con lui delle regole che gli hanno proposto.
Insomma, un altro non facile compito dei genitori …
 

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

Cel. 348.3173462

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