Cari lettori, oggi voglio deliziarvi con buona musica, giovane e dalle note accoglienti.

Si tratta dei testi del giovane artista William V. Wilson, siciliano, che con il suo estro e la sua acuta sensibilità musicale ha creato delle canzoni dai ritmi profondi e particolari.

Le parole dei suoi singoli ci trasportano in un vento di emozioni e sensazioni, capaci di travolgerci piacevolmente.

Buon ascolto a tutti.

william wilson v.

 

 

couc cous
A SELEZIONARLI UNA GIURIA PRESIEDUTA DALLA FOOD BLOGGER SONIA PERONACI

LA 20^ EDIZIONE DELLA RASSEGNA DAL 15 AL 24 SETTEMBRE A SAN VITO LO CAPO

Al via le selezioni per gli chef italiani che si sfideranno alla prossima edizione del Cous Cous Fest, la 20^ in programma a San Vito Lo Capo dal 15 al 24 settembre prossimi. Torna, infatti, anche quest’anno il “Bia CousCous Chef Contest”, la terza edizione del concorso volto a selezionare i cuochi che gareggeranno al Campionato Italiano Bia CousCous in programma a San Vito Lo Capo il 16 e il 17 settembre.

Partecipare alle selezioni è facile: fino al 30 giugno gli chef possono iscriversi online sul sito https://contest.couscousfest.it/ caricando la loro ricetta di cous cous insieme a una foto e una descrizione del piatto. Sarà Sonia Peronaci, una delle food blogger più influenti d’Italia, a presiedere la giuria tecnica che valuterà le candidature ricevute. Tra tutti i partecipanti ne saranno selezionati 6: 5 scelti dalla giuria tecnica e uno dagli utenti sul web che possono votare, sulla stessa piattaforma, il loro preferito. I sei chef selezionati si sfideranno sul campo a San Vito Lo Capo, preparando la loro ricetta. Il vincitore entrerà a far parte della squadra italiana in gara al Campionato mondiale di cous cous che vedrà la partecipazione di chef provenienti da 10 paesi del mondo giudicati, quest’anno, da Joe Bastianich, l’imprenditore statunitense di origini italiane partner e fondatore di Eataly Usa, noto in Italia grazie alla partecipazione come presenza fissa tra i giudici di Masterchef Italia.

Il regolamento del concorso, intitolato a Bia CousCous, azienda leader nella produzione di cous cous a livello europeo e mondiale nella produzione di cous cous biologico, con sede ad Argenta (Fe), si trova sul sito contest.couscousfest.it.

Sarà un’edizione speciale quest’anno per il Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell’integrazione culturale che festeggia il suo ventennale con un programma che vedrà in scena grandi ospiti ed artisti internazionali. La rassegna è organizzata dall’agenzia di comunicazione Feedback in partnership con il Comune di San Vito Lo Capo. Da venerdì 15 a domenica 24 settembre 2017 saranno dieci giorni appuntamenti tra gastronomia, cultura, musica, spettacolo. Tra le novità di quest’anno i Celebrity cooking: vip e personaggi dello spettacolo, smessi i panni di attori, presentatori o subrette, cucineranno per i visitatori della rassegna dando vita ad appuntamenti all’insegna del gusto e del divertimento. Già confermati, inoltre, i primi artisti che si esibiranno in concerto gratuito durante le serate del festival: Jarabe de Palo, Francesco Gabbani e Joe Bastianich and The Ramps. Presto saranno resi noti gli altri artisti che completeranno il palinsesto musicale.

Maggiori informazioni sul sito www.couscousfest.it
Infoline: Ufficio turistico di San Vito lo Capo, tel. 0923 974300

Facebook: https://www.facebook.com/CousCousFest

Twitter: https://twitter.com/Cous_Cous_Fest

Instagram: couscousfest

nunzio russo

Cari lettori,

oggi voglio proporvi l’intervista a uno scrittore siciliano che ha pubblicato un libro molto particolare per rendere onore alle tradizioni del nostro paese, studiando la storia gastronomica e l’etnostorica della pasta, alimento invidiatoci da tutto il mondo.

Nunzio Russo, originario di Palermo, discende da antichi produttori di pasta alimentare siciliana; sin dall’adolescenza si è accostato all’attività imprenditoriale paterna e oggi è un affermato imprenditore.

Da tempo raccoglie testi antichi e classici trasferendoli su supporto elettronico a vantaggio delle future generazioni e collabora con alcuni giornali e riviste. Si è fatto conoscere ai lettori con il Premio letterario Elmo nel 2014 grazie al romanzo La Voce del Maestrale, giunto ormai alla sua quarta edizione.

Il Romanzo della Pasta Italiana, pubblicato nel 2015, è un saggio sulla storia e le vicende del Made in Italy più famoso nel mondo. Le sue opere sono arricchite dalle edizioni tradotte in lingua inglese.

Lo abbiamo incontrato e intervistato per voi:

Da dove nasce l’idea di scrivere “Il romanzo della pasta italiana”?

Sono stato invitato a Taormina per raccontare come nascevano e si affermavano le aziende famigliari italiane che nell’ottocento hanno dato il via al Made in Italy più famoso: quello della pasta, la regina della Dieta Mediterranea. Tali aziende, alcune davvero importanti, in prevalenza avevano sede nel mezzogiorno d’Italia e in particolare in Sicilia. Il pubblico di quell’occasione era costituito dagli studenti della University Of Minnesota in viaggio di studio nel nostro paese. Negli Stati Uniti c’è molta attenzione riguardo il cosiddetto family bussines, tanto da farne materia di studio, perché considerato in grado di competere con le grosse compagnie multinazionali in alcuni settori produttivi o del commercio. Da quell’incontro con i ragazzi d’oltreoceano nasce il progetto di Il Romanzo della Pasta Italiana.

nunzio russo

Questo libro è diverso da quelli che ha scritto precedentemente; cosa ha voluto trasmettere ai suoi lettori?

La pasta è un ritaglio oltremodo essenziale della memoria e della civiltà italiana, non solo di quella gastronomica e più popolare. Da qui l’elogio a tutti quelli che con il proprio lavoro hanno lasciato un messaggio alle nuove generazioni e oggi hanno giusto riposo. Un invito anche ai nuovi imprenditori come a tutti i giovani, donne e uomini, affinché possano meditare. Fare impresa non è un gioco. E’ una missione supportata da onestà e da capitali. Bisogna essere pronti a perdere tutto e avere la forza di resistere alla prepotenza.

 

Cosa le ha lasciato questa esperienza di ricerca?

Il Romanzo della Pasta Italiana è un saggio legato all’etnostoria. Nella ricerca mi sono affidato a diverse fonti, spaziando da quelle canoniche in forma scritta alle tradizioni orali.  Dunque non è stato uno studio del passato fine a se stesso, ma un’analisi del presente basata sulla retrospezione e le manifestazioni della cultura popolare. Come spesso avviene quando uno scrittore di romanzi sviluppa un’inchiesta incontra uomini che lasciano il segno e realizzano fatti. Ho ringraziato, citando tutti. Ma, in verità, doveva essere un elenco molto più corposo. Lungo il mio viaggio ho incrociato le anime e i sentimenti e le opere di tanta gente laboriosa cui va il mio grato pensiero, attraverso quasi novecento anni di storia, e fin dai primi documenti rinvenuti riguardo questa produzione in Sicilia. A cominciare da quella prima massaia che ha messo insieme farina e acqua a forza di braccia, per poi stendere l’impasto ottenuto ad asciugare al sole.

nunzio russo

Lei è molto legato alla storia e al passato ed è grande il suo impegno nel tramandare le tradizioni. Come mai è così forte questo sentimento in lei?

nunzio russo

Il rigoroso convincimento che non tutto ciò che è antico è passato. Abbiamo tutti il dovere d’innovare a vantaggio delle future generazioni, mantenendo quanto di buono e positivo ci è stato lasciato da quanti ci hanno preceduto nel cammino. Questo è il principio che da vita alla mia opera come autore. Nel caso specifico, sono anche un erede di queste tradizioni. Sono figlio, nipote e pronipote di produttori di pasta alimentare, sia dal ramo paterno sia da quello materno.

Lei si è fatto conoscere al pubblico soprattutto grazie al romanzo “La voce del maestrale”; come lo presenterebbe ai suoi lettori?

La Voce del Maestrale è tutto l’amore che esiste nel cuore. E’ vita; è meraviglia; è coraggio. E’ storia in maiuscolo, perché neppure una persona resta da sola. Ciascuno è erede della forza delle proprie origini che riconosce nell’essenza e nella verità della famiglia. Nello stesso tempo i protagonisti vivono secondo personali ideali gli amori e le delusioni, i successi e le sconfitte. Sulle vicende scende come una colonna sonora, appunto, La Voce del Maestrale, e questa sospinge la rotta dell’esistenza in direzione di quei valori e di quelle virtù che ne fanno bene sacro e inviolabile.

nunzio russo

Come è nato il suo amore per la scrittura?

Da bambino scrivevo poesie sulla natura, che ricopiavo con la biro e rilegavo. Poi vendevo quei piccoli capolavori della mia innocenza ai parenti che compravano ed esaurivano le copie. Più grande, d’estate al mare, fondai con alcuni amici un giornalino settimanale con riguardo ai fatti che avvenivano sulla spiaggia. Stampavamo le copie con il ciclostile e mettevamo pure qualche foto. Le vicende e gli obblighi di famiglia mi hanno portato verso un altro mestiere, da adulto. Ho mantenuto, però, ferma la rotta della mia prima passione. Il risultato è anche in questa intervista, della quale ringrazio la scrittrice Isa Voi.

 

Scrivere per lei vuol dire…

Senza dubbio è atto d’amore. Quel sentimento che nasce dal venire al mondo, e da una crescita educata al rispetto dei valori. E’ difficile scrivere storie, per questo motivo bisogna possedere buona coscienza e spirito di servizio verso l’altro. In questo caso, il lettore.

nunzio russo

La Sicilia è spesso presente nei suoi romanzi: qual è il rapporto con la sua terra?

Come tanti nati in riva al mare e su un’isola, sempre ho voglia di raggiungere la battigia e forzare con lo sguardo l’orizzonte. Quando raggiungo anche fisicamente quell’orizzonte, e spesso mi succede per le vicende che a volte portano lontano, inverto il punto di vista e cerco la mia terra ancora attraverso il mare. Ecco, questa è la Sicilia di Nunzio: un ponte di luce per raggiungere il mondo, un approdo sicuro al ritorno. Ogni siciliano, penso porta nell’animo un intricato e inspiegabile bisogno di fuga e di rientro a casa. Per tutta la vita.

nunzio russo

Progetti futuri?

Ho in stesura un nuovo romanzo che, come La Voce del Maestrale, spero sia apprezzato e letto per tanti e lunghi anni. E’ questa la migliore tradizione della letteratura siciliana, da Tomasi di Lampedusa a Verga, da Pirandello a Sciascia, passando per De Roberto e tanti altri illustri nomi. Confesso, in un’ultima nota personale, che scrivo sempre due volte i miei lavori: la prima è sempre a matita e su fogli bianchi.

nunzio russo

Per acquistare il romanzo: CLICCA QUI

Il sito dello scrittore: CLICCA QUI

nunzio russo

Cari lettori, è con grande gioia che oggi ho ricevuto in dono un libro molto particolare, “Il romanzo della pasta italiana” di Nunzio Russo.

Un’opera davvero interessante di cui vi parlerò più approfonditamente tra qualche giorno.

Chi desidera, intanto, può acquistare il libro su: https://www.amazon.it/Romanzo-della-Pasta-Italiana-ebook/dp/B00TBYS3K0

nunzio russo

 

” Nella notte di un lontano Santo Natale, tutte le ricchezze del mondo si fecero vedere concentrate in una sola città. Palermo incoronava il Re di Sicilia, il giorno 25 dicembre 1130.  Il nuovo re uscì dalla reggia preceduto dai nobili e dai cavalieri, tutti montati su cavalli bardati d’oro e d’argento. Giunto nella cattedrale, il sovrano fu consacrato davanti al popolo dagli arcivescovi di Benevento, Salerno, Capua e Palermo. Il principe di Capua gli consegnò la corona. Ruggero II, il Re Normanno, offrì banchetti, dove furono usati soltanto vasellami d’oro, rivolgendosi agli ospiti in tutte le lingue del Regno. Conosceva il greco, il latino e l’arabo.

Seguirono anni duri, di guerre e di tradimenti, di vittorie e di sconfitte, alle quali il Regno di Sicilia sopravvisse grazie al sovrano. Nel 1140, Ruggero promulgò le Assise di Ariano, corpo giuridico e costituzionale per il suo governo. A quel punto, lui fu considerato il monarca più ricco e più potente del tempo. I confini si estendevano da Napoli all’Africa settentrionale. L’educazione ricevu-ta dal padre indusse Ruggero a garantire la più ampia libertà a tutte le fedi e lingue e razze. Accolse nel palazzo reale le migliori intelligenze di ogni nazionalità, facendone suoi preziosi consiglieri. L’anglo-normanno Thomas Burn si occupò della curia, il musulmano Christodoulos fu messo a capo della flotta, il bizantino Giorgio di Antiochia fu nominato amiratus amiratorum, ossia comandante supremo. Contribuivano al sapere della corte e dei sudditi lo storico Nilus Doxopatrius e il geografo arabo Al-Idrisi. A questi si aggiunsero altri illustri nomi, e così Palermo fu la capitale del mondo conosciuto, dove la vita era davvero magnifica da spendere.”

L’autore: Nunzio Russo

nunzio russo

Il sito dello scrittore

 

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Il giardino degli aranci di Cristina Pace

E’ nato a Palermo al vicolo nuovo al capo, il 14 marzo del 1905, oggi avrebbe 111 anni 😉

Una storia tenera ed intensa che desideravo raccontarvi da molto tempo…

Erano tempi in cui si viveva di centesimi, grani, soldi, i suoi genitori avevano avuto ‘quasi’ 17 figli, diceva sempre quasi perché alcuni non erano nati vivi, erano altri tempi, quando l’amore era una cosa diversa ;).

Riuscì a completare la 5’elementare prima di perdere la sua mamma e prima che suo padre si ammalasse di malaria per cui cominciò a lavorare a 12 anni come “picciutteddu ‘i quacina” in un cantiere (ndr. lavorò come muratore).

Ai tempi non esistevano le sirene, ma Fortunato aveva una voce potente e che si trattasse della colazione, o della fine della giornata… era lui a gridare: “A mancià-a-aa-ri!”.

Ricevette la sua prima chitarra come regalo per i morti (è tradizione infatti qui in Sicilia, fare dei regali ai ‘Picciriddi’ (ndr. Ai ambini) per il due di novembre).

Iniziò a suonare e non smise mai più…

Tanti i mestieri che cambiò negli anni:

A 14 anni andò a fare il lavapiatti nella trattoria dei fratelli Bosco sotto la scalinata della Vucciria.

A 15 (siamo nel 1920) era l’aiuto elettricista al Teatro Olympia, dava le luci durante le canzoni e le sceneggiate. (Ndr. Il teatro venne abbattuto negli anni 50’ e sostituito dall’attuale palazzo).

A 17 venne assunto come apprendista da Ducrot, dove entrava il legno ed uscivano le navi, diventando in breve tempo un operaio specializzato.

Nel 1928 conobbe un suonatore di Triunfi, inteso l’Abbucaticchiu, che stava al vicolo Scippateste, era analfabeta ma era una potenza.

Aveva un archivio, era grammatico! Però aveva un difettuccio: era tirchio (avaro)”.

l’Abbucaticchiu suonava il violino, accompagnato dal figlio alla chitarra.

Un gruppo di suonatori ai tempi era composto da 3 persone, ma nessuno voleva andare con lui… perché pagava poco…

Un giorno mi disse: <<Vo’ veniri cu mia a fari i triunfi? Ti dugnu3 liri a triunfu>> ci andai, lui cantava e io imparavo, incameravo.”

Fortunato non si perse l’occasione, sempre 3 liri furono, persino quando sorprese il maestro prendendo l’iniziativa e cantando senza permesso 😉

l’Abbucaticchiu era solito pagarlo in spicci (monete piccole tipo i centesimi di euro odierni) e nel giorno di paga ripeteva sempre: << U vidi quantu picciuli ti stai purtanno?>>.

Nel 1931 compose ‘Palermu è nu villinu, un brano che incitava alla speranza dopo l’alluvione di Palermo, dai toni vagamente napoletani nasceva come controreazione alla canzone del Catania che narrava che la pioggia non finiva mai, che deprimeva i palermitani…

Facciamo un salto indietro al 1929… che è una delle parti della storia che preferisco…

Fortunato si era nel frattempo sposato…

Nel 1929 dava lezioni di chitarra e mandolino a due sorelle.

La madre avrebbe voluto che sposasse una delle due.

In una delle pareti della casa, c’era appeso un ritratto di famiglia, dove insieme alle due ragazze appariva un’altra fanciulla.

Io risposi <<Si, sono tutte belle, ma c’è n’è una che è la più bella>>.

Non era una delle figlie, bensì la nipote, Giovanna Chiarenza, sono stati sposati per 70 meravigliosi anni.

Era il 1935 quando venne licenziato dalla Ducrot a causa della crisi.

Fu allora che iniziò a fare il suonatore di mestiere i suoi compagni erano Paolino Arrisicato, Salvatore Pennisi e Totò Cusenza.

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Seguirono le chiamate alla Rai, Fortunato ed i suoi compari formarono il gruppo ‘ Sicilia Canta’.

Seguirono gli impieghi al Cinema Gaudium e al tribunale dei minori, che fecero da sfondo alla sua carriera artistica.

Nonostante le cataratte lo avessero reso completamente cieco, lui non ha mai smesso di suonare e di essere uno dei protagonisti indiscussi della scena siciliana.

Triunfi, novene, festini di Santa Rosalia, Fortunato ha campato e sfamato la sua famiglia ed i suoi 4 figli attraverso il suo talento, lui è l’ultimo cantastorie siciliano, ma la tradizione non si è spenta con lui, una delle sue figlie insieme alla sua di figlia (alias la nipote di Fortunato) ha portato avanti la tradizione per decenni, facendo rivivere il fervore ed il talento del padre.

Non mi sono mai operato, perché nel mio caso, l’operazione è difficile. Preferisco restare come sono. Vedo la luce ed i colori. La mattina mi alzo molto presto, anche alle 3, vado in cucina, accendo il cerino, perché la fiammella la vedo e così accendo il fornello. Faccio il caffè e lo porto io stesso a mia moglie, a letto. Poi viene l’alba e io la vedo arrivare, riconosco il suo chiarore.”

Il mio bisononno Fortunato e la mia bisnonna Giovanna, di albe ne hanno viste tante, si sono amati per una vita, ho tanti ricordi gioiosi legati a loro e mi mancano davvero tanto.

Vi lascio con due chicce familiari: mio nonno giocava le schedine delle partite di calcio, gliele compilavamo noi: << Nonno che metto roma- samp? ‘X’>>.

La Bisnonna cucinava da Dio, in tutta la famiglia solo mia madre riesce a riprodurre quei piatti 😉 io continuo solo a bruciacchiarli…

Cristina Pace