GENITORI ADEGUATI

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GENITORI ADEGUATI

Recenti notizie di cronaca mi hanno fatto riflettere sul significato dell’importanza di avere dei genitori in grado di crescere in maniera adeguata un figlio, su cosa questo significhi e quali parametri basarsi. Spesso giudici, assistenti sociali, psicologi ritengono di avere in tasca il giusto metro per decidere e si concentrano sui comportamenti e bisogni dei genitori per giudicare il loro operato nei confronti dei figli. Così nascono sentenze che fanno discutere e che troppo spesso perdono di vista il soggetto principale della vertenza: il bambino e i suoi bisogni.

Bisogno principale del neonato è avere una madre con cui continuare il rapporto che si è già stabilito durante i mesi di gravidanza, ma che ha bisogno di essere ri-costruito attraverso l’olfatto, il tatto, l’udito, la vista e il gusto. Già perché mamma ha un odore particolare, la sua pelle una morbidezza riconoscibile così come il suo timbro di voce, il latte e i suoi occhi … A volte però questo basilare legame non si trasforma in ciò che veramente è necessario per la strutturazione di una personalità sana.

La fiducia che i bambini ripongono negli adulti di riferimento è illimitata, troppo spesso però il bambino diventa un diritto su cui riversare non solo il proprio amore, ma, purtroppo, anche la chiave attraverso cui risolvere i propri problemi. Una sorta di prolungamento “migliore” di se stessi.

La domanda che spesso un genitore si pone è “Sarò in grado di trasmettergli tutto quello che io so? Riuscirà dove io ho fallito?”

Per riconoscere l’unicità del proprio figlio bisognerebbe invece chiedersi: “Sarò in grado di aiutarlo a diventare un adulto sereno, sicuro, indipendente e in grado di comportarsi seguendo i “veri” valori?”

La differenza è sostanziale. Nel primo caso è più facile incappare in proprie proiezioni e spingere magari inconsapevolmente il figlio a compiere scelte o a raggiungere obiettivi che in realtà possono essere quelli dei genitori. Diventa poi più probabile essere vittime dei propri sensi di colpa, per non aver fatto abbastanza, per non aver dato abbastanza,  …

Nel secondo caso invece è necessario uno sforzo continuo per far in modo che possano emergere le vere inclinazioni del bambino e che questi possa esprimerle nella maniera più adeguata. Il che significa far fare più esperienze possibili, insegnare ad esprimere le proprie motivazioni, le proprie idee e le proprie emozioni rispettando ed ascoltando le motivazioni, le idee e le emozioni altrui. E questo è possibile , innanzitutto, dando per primi l’esempio. Solo avendo davanti un adulto che sbaglia e impara dai propri errori il bambino potrà sbagliare ed imparare dai propri: impedirgli di sbagliare o spiegandogli come non farlo farà di lui un adulto incapace di scegliere, di provare e rischiare e di trarre emozioni da ciò che fa.

 

Ecco perché essere genitore è il mestiere più difficile del mondo, altrimenti basterebbe un manuale e un “copia e incolla” …

 

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

 

Cel. 348.3173462

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