Intervista allo scrittore Maurizio Mos : “I gialli? I veri romanzi di vita”

Cari lettori,

stasera voglio proporvi l’intervista a Maurizio Mos, autore di romanzi gialli.

L’autore ha recentemente regalato ai suoi lettori l’intrigante e appassionante storia “Quella maledetta rapina”, che vede protagonista una banda di seri professionisti che organizzano una rapina rocambolesca con auto e gommoni per impadronirsene.

Ad arricchire la trama del giallo entrano in scena anche altri giovani un po’ borderline e professionisti, più o meno affermati, tutti affamati di quei miliardi rubati: e per averli sono disposti a tutto.

Il romanzo è scorrevole, ricco di particolari stuzzicanti e si legge tutto d’un fiato.

Maurizio Mos, originario di La Spezia, è autore anche del romanzo “Ettore Greppi: delitti nella nebbia – Brave Persone” e “Semplici omicidi”; è appassionato di sport automobilistico, tiro a segno, fotografia, scacchi, lettura e ama viaggiare.

Conosciamolo meglio attraverso le sue parole:

Buongiorno, Maurizio. Lei ha recentemente dato alle stampe “Quella maledetta rapina”: ci potrebbe parlare del suo romanzo?

È il racconto di un colpo milionario organizzato ed eseguito da un gruppo di amici, prima ancora che complici. Sei persone che potremmo definire di mezza età, con alle spalle anni di onorata carriera nel crimine senza peraltro mai essere stati nemmeno indiziati, grazie alle loro capacità basate sulle specialità, per così dire, di ognuno. Max l’organizzatore iperprudente, Sam (Samuele) il tuttofare, Marco, esperto di armi e lotta di strada, il Fast (Fausto) autista provetto e fornitore di auto e ogni mezzo utile, Carlo scassinatore, il Giuse (Giuseppe) falsario

Da dove è nata l’idea di questo racconto?

È stata una combinazione di idee. Da un lato un bellissimo romanzo di Donald E. Westlake, autore di cui parlerò più avanti, dall’altro una vera rapina eseguita proprio come quella del mio libro, nell’Arsenale della Marina Militare di La Spezia a fine anni 80. Preciso subito che il libro non è assolutamente una ricostruzione. È solo ispirato al fatto vero . 

Nel 2015 ha pubblicato “Ettore Greppi: delitti nella nebbia – Brave Persone”, una storia interessante e misteriosa. È collegata in qualche modo al suo recente romanzo?

No, è assolutamente estraneo. È un giallo tradizionale, con tutte le caratteristiche proprie dei gialli polizieschi tradizionali. Compresa una relativa lentezza, come spesso avviene nella realtà. E un finale sorprendente ma purtroppo amaro. Perché spesso, quando si entra in certe situazioni, anche le persone migliori diventano vittime e carnefici allo stesso tempo.

Che caratteristiche dovrebbero avere, secondo lei, i personaggi di un giallo che piace al pubblico?

Anticipo un po’ la settima domanda: non lo so. Il pubblico reagisce in modo inaspettato, a volte lontano dalla realtà, sotto la spinta dell’emotività. Ecco, un buon personaggio potrebbe essere quello che, in vario modo e misura, emoziona e coinvolge il lettore, gli fa scattare l’identificazione secondaria, come credo dicessero una volta i critici cinematografici.

Da dove è nato il suo amore per i gialli?

Ho cominciato a leggere gialli non dico da bambino (ho imparato a leggere sul classico trittico dell’infanzia di quando ero piccolo – oltre sessant’anni fa – Salgari, Verne, Dumas) ma quasi. Grazie a mio padre che una sera (un libro era un regalo frequente) mi portò a casa un Maigret, “Un’ombra su Maigret”. Da lì come si può immaginare non lasciai più Maigret, che mi coinvolse e mi coinvolge moltissimo, e i gialli. Anche perché, secondo me, i gialli (se ben scritti, non le “cose” di zia Aghata) sono i veri romanzi di vita.

C’è qualche autore attuale o del passato al quale si ispira?

Meglio elencare i “miei” autori: Renato Olivieri, Georges Simenon, Ross MacDonald, Raymond Chandler, Ed McBain. E, per tornare alla seconda domanda, Donald E, Westlake, il maestro, che ha saputo “inventare” il giallo umoristico, pur se sempre ineccepibile nella trama, e che confesso vorrei saper scrivere, esempio su tutti Dortumunder, il ladro non violento. Come Richard Stark ha firmato i “neri” perfetti con Parker il rapinatore freddo e duro e come Tucker Coe purtroppo pochi romanzi psicologici basati su un poliziotto traumatizzato dalla morte per sua colpa di un amico e che pian piano costruisce intorno a casa sua un muro. Quando il muro è finito finisce tutto. Infine due autori che apprezzo come divertissement per l’eleganza: Rex Stout e S.S. Van Dine. Curioso notare che Maigret ha avuto l’interpretazione di Gino Cervi, Nero Wolfe di Tino Buazzelli, Philo Vance di Giorgio Albertazzi. Quando la TV italiana sapeva fare cose invidiate all’estero. Ormai purtroppo… velo pietoso. Parlando di TV per la TV inglese la serie The Sweeney – l’ispettore Regan (anni 70-80) la rivedo quando la trovo sul pc .

In tre parole, gli ingredienti “magici” di un buon libro giallo….

Non lo so, non ci ho mai pensato. Secondo me devono esserci dei personaggi realistici, magari con qualche caratteristica loro (attenzione non subissati da loro problemi, se sono così vadano da un buon medico – ricordiamoci che Chandler diceva che in un giallo il poliziotto serve la storia, non deve essere ingombrante, un accenno alla sua vita privata e via) una storia che sia logica con personaggi che si comportano in modo ragionevole e un crescendo di colpi di scena che portino al finale.

Come ha vissuto e come sta vivendo la sua esperienza da scrittore?

Con soddisfazione e, stante il mio carattere di perfezionista, nella continua ricerca di narrare storie “vere” per personaggi e situazioni anche collaterali alla trama principale.

• In un periodo particolare segnato dai disagi del covid, come gestisce i suoi rapporti con i lettori.

Come al solito: scrivendo, cercando di incontrarli anche se non mi è facile non per il covid ma per un recente ictus che mi ha lasciato un po’provato.

Progetti futuri?

Sto firmando con Francesco Tozzuolo Editore per un giallo relativamente classico, ambientato tra Lucca e la Garfagnana, un giallo con un finale multiplo, che sorprenderà e naturalmente con personaggi “veri”, non stereotipi e sto preparando un altro giallo che mi pare interessante. E se Draw Up edizioni sarà soddisfatto del primo libro il seguito di “Quella maledetta rapina” è già abbozzato. Stavolta i sei amici si dedicheranno a una banca.

Intervista di Isa Voi

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