“PROSEGUIRE”, il 4 capitolo del racconto di Avantage Jr Samuele Goury

IN CAMMINO – Capitolo 4

4-La seconda sveglia è la più dura. Ricordo bene quel cumulo di pensieri che investirono la mia mente non appena aprii gli occhi. Pensai: ”non ce la posso fare”, immobile nel letto, pietrificato dal dolore che trascinava la paura di affrontare un’altra camminata, la paura immaginava un’altra fatica nel vivo ricordo del giorno precedente, insieme, il dolore e la paura si erano impossessati di tutto: il mio corpo, la mia mente, le mie volontà. Eppure mi alzai, per forza, non avevo alternativa che non quella di proseguire. Mi richiama alla mente che sono tanti i momenti nella vita in cui non hai altra scelta che andare avanti. Trovo che non ci sia niente di più gratificante di pensare che qualsiasi cosa succeda siamo costretti a non fare altro che “proseguire”. Pro-seguire parola interessante che conferma la mia intuizione, che rivela tutto il lato positivo del “continuare”. Diceva qualcosa di simile anche Sun Tzu antico stratega e scrittore cinese che nella sua famosissima opera L’arte della guerra consigliava: «Al nemico accerchiato, lascia una via di fuga»[1], sottolineando la pericolosità di un individuo che non ha vie di scampo. Tu Mu e Cao Cao interpretarono le parole del saggio così:

“Sun Tzu. La mossa del cavallo. Lasciare una via di fuga. Lascia una via d’uscita a un esercito accerchiato. Accerchia da tre lati ma lasciane uno libero, per indicare così la strada alla vita. Non incalzare un nemico disperato. Un animale atterrito lotterà fino alla fine, è una legge naturale”[2]

Trovo che sia un dato di fatto estremamente costruttivo. Anche le condizioni per andare avanti sono favorevoli, le possiamo addirittura scegliere, siamo noi a decidere il come. Il problema sorge proprio qui, paradossalmente capita che non ci conosciamo abbastanza, non ci parliamo abbastanza e rifuggiamo dal confronto con noi stessi, sicché i termini da stabilire diventano, talvolta, quelli di una resa e non di una vittoria.

Il secondo giorno è il più duro. Ricordo bene il dolore fisico che si fuse con la stanchezza, generò rabbia e incanalammo quell’energia all’interno di un tunnel dialettico sopra i massimi sistemi che governano il mondo. Ora, immaginatevi la scena: Un umanista contro un economista, due ingegneri, uno opinionista e l’altro come giudice di pace. Il dibattito ruotò intorno alla “colpa”, domanda tanto semplice quanto stupida: Cos’è che genera tanto male e tanta distruzione nel mondo? È difficile riassumere propriamente le dinamiche del dibattito, proprio per la sua mobilità, balzavamo rapidamente da un micro tema a un altro, ci affrontavamo come si affrontano due spadaccini in un terreno accidentato, saltando da una parte all’altra, eravamo intenti a difendere e contrattaccare le nostre teorie. Uno biasimando il sistema, l’altro alla difesa dell’economia cercando di addossare la colpa al modo di fare politica. Non sarebbe giusto ora riproporre i dettagli della discussione (anche se non nascondo che l’idea provoca la mia coscienza), anche perché manca uno degli interlocutori e allora che la vostra fantasia liberi l’immaginazione.

Vi dirò, però, due cose che ho imparato quel giorno: la prima è che il compromesso è un punto d’incontro difficilissimo da raggiungere, non è segnato in nessuna mappa, l’unico modo che hai per arrivarci è orientandoti all’interno di un contesto che è inevitabilmente plurale. L’altra è che il cambiamento è uno spettro altrettanto difficile da accettare. Vi è mai capitato nell’arco della vostra vita di incontrare una persona che non vi piace, ma che poi improvvisamente conoscete e con cui legate? Ecco il cambiamento è come un individuo apparentemente estraneo che è già intrinseco nella nascita, che inizialmente non vediamo se non quando, a poco a poco, si palesa nelle nostre vite. Il passo più difficile è rendersi conto dell’importanza che possiede.

Io non so perché abbiamo così paura del compromesso e del cambiamento, se preso nel verso giusto è sinonimo di evoluzione e qui addirittura tocchiamo il pacchetto iniziale non solo dell’umanità ma di tutto il mondo animale. Non capisco se è veramente solo colpa dell’orgoglio, se così fosse allora ha ragione Cesare Cremonini a definirlo un tarlo, questo orgoglio.[3]

Il ruolo del secondo, in sintesi, è terribile, sinonimo di perdita ed effettivamente quel giorno avevamo perso tutta l’euforia che l’avventura suscita, non pensavamo altro che: “è solo il secondo giorno”. È per me talmente brutto che in una competizione preferirei arrivare terzo che secondo. È anche vero che arrivare secondo può caricare di stimoli, può motivare e può spingere a migliorarci e a superare i nostri limiti. Ma io sono strano, non badate, servitevi di ciò che vi dico solo per valorizzare i vostri pensieri, non scrivo per contagiarvi con un’idea ma per far si che l’Idea vi contagi. Posta specificatamente in maiuscolo, la mia dea preferita, eterna compagna della mia essenza, portatrice di doni e bruscamente relegata al secondo posto per far spazio a umani artifici e superficialità. Mai permalosa, sempre misericordiosa, perdona con grazia e disinvolta rallegra. Idea, sposa affettuosa di un amante infedele, congiunta veramente finché morte non separa. Con un suo dolce bacio sulla mia fronte ci volle un secondo perché i pezzi di un puzzle si unissero in ordine perfetto e presero forma nella mia mente. E se avete ancora un secondo, non lo sprecherò in altro ciarlare, ma rivelerò il primo che è in realtà il secondo passo di un sunto che racchiude in sé l’inno alla vita che l’esperienza del cammino ha forgiato dentro me. Vi chiedo perdono e pazienza per una completa comprensione che vi sarà negata ora, prometto di aiutarvi più avanti, perché  tutto è utile, anche l’attesa, così come il ruolo del secondo. Non importa in che modo arrivi a nove, se sommando tre a sei oppure utilizzando quattro e cinque, o magari il tuo percorso ti porta a unire sette e due, o ancora sei così brillante che ti basterà aggiungere uno a otto, l’importante è accettare come qui, prima di capire, con il dovuto rispetto, che: TUTTO SERVE!


[1] Cfr. http://www.sunzi.it/cap-7

[2] Cfr. Todde I.P., Pedagogica, 2014, https://intenzionalita.blogspot.com/2014/01/sun-tzu-la-mossa-del-cavallo-lasciare.html

[3] Cfr. Cremonini C., Jovanotti C.L., Mondo in 1999-2010 The Greatest Hits, Bologna, 2010. https://www.testocanzoni.com/cesare-cremonini/testo-mondo

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