“Piccole vite infelici”, il romanzo di Stefano Labbia

STEFANO LABBIA

 

Prefazione

di Ishaan Jajodia

In “Piccole Vite Infelici” Stefano narra di una città che io amo alla follia. Roma fa da sfondo non solo alla vita dei quattro protagonisti del libro ma anche ai comprimari che hanno provenienza, usi e costumi diversi da quelli occidentali. Una città, Roma, che ha qualcosa da dare ad ognuno di loro e che ha un fascino che non ha eguali per chi sa cercarlo. Nonostante l’introduzione dell’autore – che asserisce che la città faccia semplicemente da sottofondo alla storia – vi assicuro che essa è un personaggio ineludibile ed fondamentale in cui i quattro si muovono e si esprimono.

La versione di Roma che Stefano presenta nel suo libro è di una metropoli multiculturale e tollerante alle differenze, un riflesso dell’ethos che l’antica Roma aveva una volta. Capitale di un vasto impero che allora si estendeva dalla Turchia alla Gran Bretagna, Roma ha recentemente affrontato questioni di auto-introspezione in relazione all’afflusso di rifugiati e migranti provenienti da tutti gli angoli del mondo (per non parlare del mare di turisti che ogni anno affolla la città). Così, mi ritrovo a chiedere cosa sia Roma – e la Roma di Stefano è la Roma in cui ho vissuto, che ho amato e apprezzato. È la Roma che accoglie lo straniero e che rimuove in lui ogni passato.

Il punto di forza di Stefano è il discostarsi totalmente da ogni stereotipo. Quella contenuta in “Piccole Vite Infelici” non è una versione di Roma in stile “Elena Ferrante” per intenderci. La città non ha la meglio sulle persone che la abitano e scelgono di viverci. La relazione delicata e simbiotica tra la città e la sua popolazione è onnipresente senza arrivare a descrivere troppo ciò che può essere o ciò che è. Occorre “leggere tra le righe”: solo così si può scoprire dove i personaggi e la città arrivano veramente a collidere. A fondersi.

Anch’io sono stato un giovanotto che girovagava per le strade di Roma, cercando tra le sue vie la “salvezza intellettuale”. Anch’io credo nella città e nello stesso modo in cui lo fa Stefano – che in questo libro descrive la Capitale d’Italia come “Una città, (Roma NdR), sa come amarli per poi nascondersi nelle pieghe della sua imponente fragilità, e infine rannicchiarsi su se stessa per giocare come il gatto col topo.”. Fai tesoro della città – tienilo a mente mentre leggi questo romanzo, e rimarrai stupito di come Stefano possa guidarti attraverso le vite dei suoi personaggi che animano le vie di Roma.

Ishaan Jajodia

(Bombaykala Publishing)

 

Titolo: Piccole vite infelici

Autore:

Stefano Labbia

Copertina: Studio Maurizio Vetri

Illustrazione di copertina : Elena Capoccia

 

Formato: 15×21 cm

brossura 96 pagg

 

Prima edizione: Settembre 2018

isbn 978-88-99782-34-4

 

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Collana/Narrativa/16

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