Riceviamo e pubblichiamo: Ipotesi unico fondo nazionale, la posizione del CST

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Ipotesi fondo unico nazionale per il volontariato, la posizione del CST

“I Centri di servizio piemontesi sul piede di guerra per l’ipotesi di un ulteriore taglio di fondi a partire dal 2018 si sono incontrati lo scorso 18 novembre a Cuneo.
In attesa dell’emanazione dei decreti attuativi della riforma del terzo settore, una rilevanza particolare sta infatti assumendo il tema delle risorse che i CSV avranno a disposizione. Ad oggi, la disponibilità complessiva per l’anno 2017 ammonta a circa 29 milioni di euro, di cui circa 5 milioni destinati al territorio piemontese.

Se da un lato sono in corso approfondimenti per verificare la sostenibilità del sistema e come integrare le risorse disponibili, al contempo si riscontrano significative prese di posizione al fine di superare l’attuale impostazione del 50% di vincolo territoriale a favore di criteri che possano portare ad una diversa ridistribuzione, come ad esempio la popolazione residente.

Con questo nuovo metodo, basato su una ridistribuzione del Fondo Speciale nazionale ai contesti regionali con una quota fissa per abitante, il Piemonte vedrebbe una decurtazione dei fondi disponibili di circa il 44%, passando da 5.212.631,55 euro a 2.906.802,36 euro (- 2.305.829,19); tutto ciò nonostante le Fondazioni bancarie con sede in Piemonte contribuiscano al Fondo Speciale con 10.425.263,10 euro.

Le dichiarazioni di Daniele Giaime, presidente del CST:

‘I centri di servizio per il volontariato sono in pericolo, e a rischio chiusura se il decreto attuativo della riforma del terzo settore modificherà il metodo di ripartizione delle risorse.

L’80% delle oltre 3.000 associazioni di volontariato iscritte al registro regionale del volontariato, senza il sostegno dei Centri non riuscirebbero a sopravvivere, hanno le loro sedi presso di noi, li sosteniamo passo a passo.

Questo tipo di provvedimento danneggerebbe e ferirebbe prima di tutto le associazioni. Inoltre il volontariato piemontese ha già fatto un grande sforzo per contenere le spese. Abbiamo profondamente riformato la nostra rete, passando da 9 a 5 centri.

Uno sforzo organizzativo fatto cercando di tutelare le nostre risorse umane, i lavoratori dei centri, nonché i diritti delle associazioni stesse.

Uno sforzo che non ci è costato poco, in termini di tempo, di energie. Questo decreto vanificherebbe quel lavoro, riducendo così tanto, e ancora una volta, i fondi a nostra disposizione.
Vorrebbe dire avere un unico centro per tutto il Piemonte, inutile per le associazioni distribuite su tutto il territorio. E vorrebbe davvero dire non dare più nulla o quasi alle associazioni e mettere a repentaglio i posti di lavoro dei nostri staff.
Il fondo speciale che ci finanzia è finanziato per 10 milioni di euro dalle fondazioni piemontesi, e il 50 % resta sul territorio, se il decreto cancella il fondo regionale a vantaggio di un fondo nazionale torna al Piemonte meno della metà di quanto arriva oggi.
Uno squilibrio inaccettabile. Costiamo il minimo indispensabile per dare tutto alle associazioni.
Non vogliamo essere messi in ginocchio, da sempre cerchiamo di fare un lavoro puntuale e preciso per far crescere il volontariato piemontese, anche le nostre Fondazioni non sono d’accordo, versano 10 milioni e già oggi ne tornano 5, con l’ipotesi paventata ne tornerebbero meno di 3, vorrebbe dire vanificare tutto il nostro lavoro e non aiutare più nessuno.
Ci ascoltino e sentano la voce preoccupata del volontariato piemontese.Chiedo che ci si sieda prima intorno ad un tavolo.’

In allegato, in questa sezione, che verrà aggiornata continuamente per tenere aggiornate le associazioni, il comunicato con cui è stato convocato l’incontro di Cuneo e gli articoli per ora usciti sulla stampa locale.”

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