“Il tempo di un soffio” di Donato Di Capua: la storia di un uomo che rinasce dal mare

Cari lettori,

In questi giorni ho avuto il privilegio di confrontarmi con lo scrittore Donato di Capua e di parlare del suo ultimo romanzo, “Il tempo di un soffio” edito da Les Flaneurs Edizioni.

Conosco Donato sin dai suoi primi approcci con il mondo della scrittura, quando diede timidamente alle stampe il libro “Il buio nella mente, la luce nell’anima”: bastò leggere poche pagine per capire che avevo tra le mani qualcosa di diverso di un’opera realizzata da un giovane esordiente, ma che si trattava finalmente di vero talento, profondità e originalità.

A quel romanzo, infatti, seguirono con successo “Giocando con le spade di legno”, “L’uomo che vendeva ricordi”, “La croce dentro”, accompagnati da una serie di riconoscimenti letterari e di presentazioni in giro per l’Italia.

Ed ora lo scrittore si presenta con un’opera coraggiosa, forte e ricca di speranza: un’opera scritta in un periodo in cui parlare di immigrazione può risultare fastidioso e azzardato, ma Donato ha deciso di farlo ugualmente, spinto da una ispirazione umana e sociale da ammirare.

Come nelle altre storie, anche in questo volume l’autore ha saputo creare personaggi particolari dal temperamento enigmatico, ricchi di diverse sfaccettature e tutti capaci di lanciare un sano messaggio al lettore.

Ho voluto intervistarlo per parlare di “Il tempo di un soffio” e farvi conoscere questa magnifica storia:

•Da dove è nata l’idea di questo tuo ultimo libro?

L’idea del mio nuovo romanzo nasce già insita nel precedente, che come sempre contiene il titolo del successivo. Avrei raccontato di quello che non si consuma pur nell’effimero dell’esistenza, avrei trattato della vita che permane nella musica, anche quando le circostanze innescano dei vortici che mirano a distruggere. Anche in questo caso, prevale il bene.

• Il personaggio di Khalil è molto particolare; lo puoi descrivere ai tuoi lettori?

kahlil è il senso del silenzio. È l’uomo che rinasce dal mare, mentre ogni onda pareva divorarlo. Invece rinasce dalla carezza della spuma. È talentuoso, sincero, buono e gentile. Ma anche testardo e caparbio. È il mare. Come lui muove gli animi.

•Perché ha deciso di parlare di un tema delicato come quello dell’immigrazione e delle difficoltà che vive uno straniero che arriva in una terra nuova?

L’immigrazione è dono. E noi continuiamo a viverla come intrusione. Essa è innesto che si fa condivisione di culture e di intenti. E noi continuiamo a rifuggirla, quasi temendola. Abbiamo paura dell’altro, abbiamo paura del diverso, temiamo quello che non conosciamo. Ma siamo nell’era della globalizzazione: accettiamo merci di tutti i paesi del mondo ma non accettiamo uomini. È una assurdità che andava trattata è spiegata, doverosamente.

.In questo libro si dà molto risalto alla debolezza umana, ma nello stesso tempo alla forza che c’è dentro ogni essere umano…quanto è stato importante per te lanciare questo messaggio?Debolezza e forza sono due facce della stessa medaglia. Unico senso racchiuso in plurime sfaccettature. L’una è funzionale all’altra. Come amore e morte, come buio e luce, Come sorriso e pianto. Se non ci fosse il male, il bene non sapremmo esperirlo e probabilmente neppure esisterebbe.

• C’è qualcosa di autobiografico in questo libro?

Ogni libro porta con sè pezzi di vita è quel che c’è di autobiografico non è mai direttamente raccontato ma è traslato, tramite metafore, segni e simboli. Ma c’è. C’è e non può non esserci.

• Da dove ha tratto ispirazione per la stesura di questo romanzo?

L’ispirazione non si trae, si trova. È arrivata e l’ho accolta. Era mascherata, come ogni volta, dalla necessità immensa di raccontare al mondo una storia di senso, che raccogliesse idee e sentimenti, mixati e connessi come nella grande rete della vita.

• Secondo lei come viene vissuto il “problema” dell’immigrazione dagli italiani in questo periodo?

L’immigrazione continua ad essere vissuta con una diffidenza che non mi piace e non mi appartiene. Siamo figli del mondo e continuare a porre dogane sarà per noi solo un privativo. Nulla ha senso se visto nell’ottica della selezione, della scelta di chi vivrà il nostro tempo e il nostro luogo. Il diverso da noi è ancora troppo distante e finché non lo si percepirà come ricchezza non praticheremo mai le virtù della condivisione e dell’accoglienza.

• Ci può regalare un paragrafo che lei ama di questo suo romanzo per dare un assaggio ai nostri lettori?

“Come cambia la vita in base alla latitudine in cui si ha la fortuna di venire al mondo”: questa frase è senso e provocazione, innesco e spiegazione del senso del mio lavoro.

• Ai “tempi del covid”, quanto è difficile per uno scrittore mantenere i rapporti con i propri lettori e colmare il vuoto di presentazioni e incontri?

Ci sono le nostre parole a mantenere il rapporto con i lettori ed a rafforzarlo in questo periodo più che mai. Gli incontri ed il contatto sono essenziali ma la materia prima sono le parole. E quelle, in questa fase, hanno avuto la fortuna di farsi compagne del vuoto che si è creato intorno e di stringere rapporti nuovi, o intensificare i vecchi.

• Lei ormai è al suo 5° libro: può essere considerato a tutti gli effetti un vero scrittore?

I l vero scrittore è colui che non si considera mai tale. Resto un cantastorie delirante e sognatore e il mio punto di arrivo continua ad essere l’ispirazione. Uno scrittore a tutti gli effetti lo si è quando non lo si pensa di sè e quando lo riconoscono gli altri, ma nonostante tutto non si sente di esserlo.

• Guardandosi esternamente, come vede Donato Di Capua scrittore agli inizi della sua carriera e Donato di Capua scrittore oggi?

Sono la stessa persona, cresciuta ed identificabile stilisticamente, ma la stessa. Lo stesso dei periodi a volte lunghi perché non posso e non devo spezzare quel pensiero, lo stesso delle descrizioni intense, perché descrivere un fiore merita dedizione. Donato Di Capua oggi è più consapevole ma estremamente lo stesso.

• La sua vita da scrittore oggi…

Come ieri scrivo appena ho un istante libero. Muovo la mia vita tra mille attività e la scrittura è il collante che le tiene insieme tutte. È il momento di benessere tra le mille frenesie del vivere

.• Ci descriva Donato Di Capua con tre aggettivi…

Caparbio; estremamente sensibile; attento

• Progetti futuri?-Il futuro è qui ed ora: due libri in cantiere. L’uno che tratterà della disabilità che vince e l’altro dell’arte che illumina. Sempre in cammino verso il bello, guidato dalla parola.

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