Psicologia: Autostima e fiducia in sè

I consigli della psicologa dell’età dell’età evolutiva
autostima
AUTOSTIMA, ovvero il giudizio che ogni individuo ha delle caratteristiche che reputa di avere. E i bambini? Anche loro hanno a che fare con il giudizio? E, soprattutto come aiutarli a sviluppare la sicurezza nelle proprie capacità e la voglia di provare a misurarsi con se stessi e con gli altri?

 “TANTO NON CI RIUSCIRO’ MAI!” Come possono i genitori  affrontare questa insicurezza che a volte influenza a tal punto il comportamento, non solo da rendere più complicato il percorso di apprendimento, ma anche di rendere più difficoltose e quindi meno serene, le relazioni con i coetanei e con gli adulti? Spesso infatti  genitori hanno l’impressione che il proprio figlio abbia tutte le carte in regola per riuscire, ma che gli manchi la convinzione per fare.  Allora forse è il momento di pensare a che tipo di valutazione il bambino ha di se stesso.  Perché l’autostima ha radici profonde e nasce e si sviluppa proprio come molti altri tratti caratteristici della personalità.

Un aiuto ce lo può fornire una riflessione sulla nascita del sé : dagli zero ai due anni il sé si va differenziando a poco a poco dall’ambiente, il bambino scopre i confini del suo corpo e inizia a vedersi come  “oggetto tra gli oggetti” , ma per lui è tutto è ancora  riconducibile a se stesso. Così inizia a “catalogare” se stesso e gli altri in categorie generali (grande/piccolo, maschio/femmina …)
Verso i quattro anni invece  il concetto di sé si basa sulle categorie delle azioni e sul saper fare (il “sono capace di …”).La gratificazione esterna e l’approvazione da parte degli adulti di riferimento diventano quindi indispensabili perché il bambino inizi a sviluppare una corretta autostima. A partire dai sette anni circa poi, per il bambino diventa possibile decentrarsi dal proprio punto di vista e quindi gli è possibile comparare le proprie opinioni con quelle altrui. Intanto il sé interno si rafforza in base a categorie morali, psicologiche e personali.  La gratificazione esterna e il bisogno di essere guidato dagli  adulti è ancora molto forte. Infine  con l’adolescenza  l’attenzione si sposta dall’adulto al gruppo dei pari:  Inizia il confronto con gli altri per definire il proprio Io. Ora diventano importanti i sia rinforzi interni per la costruzione di una maggiore coscienza di sé sia quelli  esterni per i rimandi del gruppo alla costruzione di una identità sociale.
Il ruolo dei genitori anche in questo percorso è fondamentale: i bambini hanno bisogno di coerenza e chiarezza, devono imparare a riconoscere cosa attendersi dai propri comportamenti, in modo da sviluppare fiducia nei genitori, negli adulti e, quindi, in se stessi e nelle proprie capacità. Ogni bambino come abbiamo visto, ha una percezione di se strettamente collegata ai rinforzi ricevuti e, quindi, a come si sente visto dai propri genitori. Se un genitore ha scarse aspettative nei confronti del figlio, questo riterrà non valere molto: ne risentirà l’ autostima e la motivazione al fare,  a tutti i livelli. D’altra parte aspettative eccessive potrebbero  produrre sia un’autostima esagerata, che influenzerebbe negativamente la percezione della realtà, sia, ancora una volta, bassa autostima, nel caso i traguardi prefissati fossero irraggiungibili,.
Il compito dell’adulto sembra complicarsi ulteriormente nel momento in cui il bambino, pur avendo bisogno dell’approvazione dell’adulto e della gratificazione, il bambino inizia il suo percorso verso l’autonomia. Infatti spesso i genitori devono combattere tra il desiderio di sostituirsi al bambino (in modo che un eventuale errore non lo turbi ……) e il lasciarlo fare (ma forse si sentirebbe abbandonato…..). Forse banalmente, il modo corretto di porsi è quello di dare l’appoggio necessario affinchè il bambino ci provi, il giusto incoraggiamento e l’incondizionata presenza.
Ciò significa che se come genitori abbiamo protetto e rassicurato sufficientemente nostro figlio e se siamo riusciti a trasmettergli sufficientemente affetto, accettazione dei propri e altrui limiti ,in generale,  delle proprie ed altri caratteristiche, oltre a possibilità di identificazione, sicuramente potremo anche aiutarlo a costruire un concetto di autostima di se che gli consenta di raggiungere ciò che vuole e, soprattutto, esserne felice.
Altro punto fondamentale è lo sforzo di considerare sempre e comunque il punto di vista dei propri figli, i loro bisogni e, soprattutto, le loro emozioni. Così nei bambini si svilupperà un sano rispetto per se stessi (che è proprio quello che loro per primi hanno ricevuto) e, di conseguenza per gli altri, che poi si potrà tradurre in stima verso se stessi e verso gli altri.

Dott.ssa Milena Giacobbe

Psicologa dell’età evolutiva

Viale Buonarroti, 13 Novara

Cel. 348.3173462

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