“In cammino: Vergognoso ritardo…” – Capitolo 3, di Avantage Jr Samuele Goury

3-Mi ricordo di quella mattina come se fosse ieri, non erano ancora apparse le prime luci dell’alba, una fitta nebbia ci circondava e penetrava le nostre ossa, minava le nostre intenzioni e metteva in dubbio il nostro coraggio. I primi passi furono emblematici, in silenzio, non per il sonno, bensì perché ognuno di noi, in quel momento, passo dopo passo, si stava rendendo conto che la realtà avrebbe tradito l’idea e si sarebbe mostrata alla consapevolezza gridandogli tutte le fatiche che si sarebbero palesate. Cupi, a testa bassa, immersi in una nube propria di malumore, fummo fermati a contemplare una carezza che ci fece alzare lo sguardo, abbandonare la realtà per proiettarci nel passato: il castello di Ponferrada fermò noi e il tempo, si lasciò osservare per più di qualche secondo e infine ci aprì le porte per un mondo magico. Buen camino…

Dentro il rumore dei tuoi passi puoi capire tante cose, la prima che capimmo dentro quel ritmo fu la fame. Lo so, vi aspettavate qualcosa di più profondo, ma immergetevi nel contesto: non so neanche dirvi quante migliaia di passi, due ore e mezza per bruciare tutte le scorte di energie nei nostri corpi, per bruciare anche tutta la pazienza, quattro chilometri e poi la colazione. Me la ricordo bene la prima colazione, spaesato, non sapevo cosa ordinare: «un carico di energie ma no, non troppo pesante perché poi ti rimane sullo stomaco, ok allora latte no, non lo tollero molto…té? ma si dai andiamo di tè, tè e? Brioche? Non c’è! Mmm… Steeeee cosa prendi?»

Stefano era il nostro tecnico esperto in usi e costumi spagnoli, bagliori turistici, volevamo assaporare tutta la cultura iberica, a partire dalla colazione, e lui era il nostro interprete e traduttore… sapeva due parole, ma le sapeva dire bene e questo bastava a noi per fidarci, e bastavano a lui per farsi capire (il più delle volte).

«tres tostadas por favor», uno strato di marmellata su una striscia di burro e un letto di pane croccante, un compromesso perfetto per avere un pieno di energia senza intralciare la mobilità già resa precaria da una volontà meno ferrea e una sedia di ferro che sembravano averci incollato il sedere. «vamos chicos!» Stefano suonava la carica e noi fedeli destrieri obbedivamo con riserva.

E allora zaini in spalla, già, lo zaino… elemento singolare, peso necessario sotto tutti i punti di vista, pratico, perché non c’è altro modo per poter trasportare con te il tuo cambio se non quello di avere addosso un peso che rappresenta, dal punto di vista ideologico, il carico di problemi che ogni giorno ti affliggono. Succede che proprio all’inizio del percorso, nelle prime ore, della prima mattinata, del primo giorno ti rendi conto che oltre al peso dei pensieri, hai un bagaglio sulle spalle, ed è troppo, capisci che almeno uno dei due se ne deve andare e nello stesso istante sei conscio che non puoi certo abbandonare i tuoi vestiti per strada, no, ciò che devi lasciarti alle spalle, passo dopo passo, sono tutti gli influssi negativi che influenzano il tuo umore, il tuo comportamento e il tuo approccio alla giornata, il tuo approccio alla vita. Ma non è un operazione semplice, non lo è mai, qualsiasi tentativo si faccia in questo senso bisogna fare i conti con una voce che diventa un martello incessante che monopolizza i tuoi pensieri e ti sussurra il fallimento.

Sembra terrificante, e lo è, ma passo dopo passo, ora dopo ora, giorno dopo giorno hai una nuova possibilità di sconfiggere te stesso e la contro figura del tuo subconscio, come? Parlandoti un po’.

E allora parlami Samuele e dimmi un poi chi sei? Da dove vieni? Perché sei qui? E cosa stai cercando? Queste sono le domande che sono apparse come un questionario la prima volta che ho rivolto lo sguardo dentro di me. Vi chiederete come si possa guardare dentro se stessi? Anche qui il coefficiente di difficoltà equivale a un doppio salto carpiato in quello specchio d’acqua che riflette il nostro io, devi essere un atleta olimpico per riuscire a farlo bene, ci vuole allenamento, costanza e attenzione. Ecco cos’è Il cammino, una delle tante palestre che ci allenano al confronto più importante: quello con noi stessi. Passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, gli occhi si allenano a riconoscere i dettagli che fanno la differenza fino a individuare ogni elemento che contraddistingue il paesaggio e la natura ti abbraccia e sembra invitarti a esplorare un mondo magico e nascosto e proprio quando pensi di aver delineato ogni contorno, ogni angolo di ciò che hai davanti, inizi a percepire che stai stazionando all’interno di una magnifica sala d’attesa e che il viaggio, quello vero, non lo realizzerai dribblando rocce e alberi, bensì attraverso quei corridoi bui all’interno del tuo castello che abbandonasti tanto, troppo tempo fa, lasciato ad appassire insieme alla spensieratezza della tua infanzia, all’ingenuità, alla sorpresa e all’ascolto di una risposta.

Il vero problema è che pensiamo di conoscerci quando in realtà conosciamo solo ciò che ci circonda (e neanche troppo bene), ma ci trascuriamo, nel senso che sorvoliamo quelle che sono le nostre prime e vere necessità. Facciamo quello che ci dicono sia giusto, schiavi delle dipendenze altrui, ci diamo al possesso, oggetti e corpi che possano sopperire alla mancanza di consapevolezza, ma non si può sostituire un elemento filosofico con la tenue materia, ed ecco perché la felicità non la vendono e non si compra. Prima ancora della felicità c’è la serenità e neanche quella è disponibile nelle vetrine dei negozi, se così non fosse monopolizzerebbe la pubblicità, invece in televisione non c’è, e la televisione non mente…

No! Questi status non sono sociali, sono l’unica cosa di personale che abbiamo, non nel senso che dobbiamo difenderla gelosamente, al contrario, dobbiamo condividerla, la serenità, prima ancora della felicità, quella fa invidia nelle menti fragili. Personale nel senso che possiamo, dobbiamo personalizzarla, plasmarla a misura di ciò che più ci attiva, tutto è disponibile cercando all’interno di quel vecchio edificio abbandonato, un castello mentale in cui perdersi non è facile, è l’unico modo che hai per ritrovarti, perdersi è d’obbligo!

Passo dopo passo, villaggio dopo villaggio, superammo la pianura e iniziammo la salita, giusto appunto la prima tappa: Perreira.

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