“Loro dicono…tu scegli e sogna a occhi aperti!”, l’8° puntata del racconto di Samuele Avantage Jr Goury

La montagna ci era costata tanto, O’Cebreiro ci aveva messi alle corde e provati nel suo punto peggiore, ma lo avevamo scelto, consapevolmente avevamo scelto il terreno di gioco ed è giocando in casa che si offrono le migliori prestazioni. Scegliere significa dunque preparare la propria migliore prestazione? Forse, sicuramente ci permette di essere coscienti, di focalizzarci e con questi due elementi come alleati difficile è perdere, impossibile è fallire! Anche perché nella vita non si può non scegliere, in un modo o nell’altro, attivamente o passivamente, proseguiamo a ritmo di decisioni, scandendo gli attimi optando per una preferenza, a discapito di un’altra. Questo sunto merita uno spazio proprio diretto dal suo stesso autore:

 “Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell’attimo della scelta, se potesse cessare di essere uomo… sarebbe una stoltezza dire che per un uomo può essere troppo tardi per scegliere, perché nel senso più profondo non si potrebbe parlare di una scelta. La scelta stessa è decisiva per il contenuto della personalità; con la scelta essa sprofonda nella cosa scelta; e quando non sceglie, appassisce in consunzione … Quando si parla di scelta che riguardi una questione di vita, l’individuo in quel medesimo tempo deve vivere; e ne segue che è facile, quando rimandi la scelta, di alterarla, nonostante che continui a riflettere e riflettere… Si vede allora che l’impulso interiore della personalità non ha tempo per gli esperimenti spirituali. Esso corre costantemente in avanti, e pone, ora in un modo ora nell’altro, i termini della scelta, sí che la scelta nell’attimo seguente diventa piú difficile… Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire: bisogna fare questo o quello; ma se non è un capitano mediocre, nello stesso tempo si renderà conto che la nave, mentre egli non ha ancora deciso, avanza con la solita velocità, e che cosí è solo un istante quello in cui sia indifferente se egli faccia questo o quello. Cosí anche l’uomo, se dimentica di calcolare questa velocità, alla fine giunge un momento in cui non ha piú la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non lo ha fatto; il che si può anche esprimere cosí: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso… Poiché quando si crede che per qualche istante si possa mantenere la propria personalità tersa e nuda, o che, nel senso piú stretto, si possa fermare o interrompere la vita personale, si è in errore. La personalità, già prima di scegliere, è interessata alla scelta, e quando la scelta si rimanda, la personalità sceglie incoscientemente, e decidono in essa le oscure potenze.”[1]

“Scegli la strada da seguire” dicono, è un cardine che è di vitale importanza comprendere, è il compromesso che fonde il libero arbitrio con il destino, un sunto esistenziale che definisce la libertà delle scelte che facciamo e che vengono accolte all’interno di un percorso prestabilito che ti sostiene, che ti guida, e ti indirizza verso il traguardo, bisogna stare attenti a rimanere in equilibrio fino al bivio successivo che rende tutto più incerto e inesorabilmente amabile.

Ai piedi del monte O’Cebreiro, trovai un albero magico che mi chiedeva quali fossero i miei sogni. Direbbero che “non puoi mai sbagliare seguendo i tuoi sogni”. Storco il naso quando sento questa frase, i sogni? A me non piacciono molto, anzi non mi sono mai piaciuti, quando sono belli illudono, quando brutti spaventano, fin da piccolo preferivo non sognare, ma il sogno non ammette scelte, non sempre, e quando lo fa difficilmente si subordina alla tua volontà, è come se rimanesse in un certo senso libero di poterti proporre una variante tutta sua, talvolta distorta traviando ciò che ti eri prefissato. In un certo senso il sogno somiglia molto al destino: suggerisce, distoglie e sublima.

Dicono che “i sogni son’ desideri” non ne sono sicuro, sono però convinto del contrario ovvero che i desideri siano sogni, quelli più belli, frutti del famoso “sogno a occhi aperti”, quelli sì che mi piacciono, prodotti dell’immaginazione, un’officina che offre la possibilità di sviluppare l’anteprima dei progetti più grandi.

Non si possono contare le volte in cui mi sono soffermato, anzi mi sono proprio fermato come paralizzato, incantato, viaggiando nella mia mente alla ricerca di un pensiero felice, di un posto felice.

“È sempre sulla sua nuvoletta” dicevano le maestre. È vero, passo ancora oggi molto tempo sulla mia nuvoletta, ve la presento, si chiama Speedy come quella di Goku in Dragonball e permettetemi di essere un po’ piccolo, un po’ bambino in mezzo a tutti questi adulti, questi grandi della Filosofia che mi fanno da maestri dello spirito e mentori lungo il cammino. E a voi lettori, che con grande pazienza siete giunti fin qui, dopo avervi presentato la mia nuvola, permetterò a lei di sospenderci nel vuoto, proprio qui, come fece durante la mia avventura verso Santiago, e di guidarvi nella definizione di chi sono. Fu grazie a lei che scoprì di essere uno spirito eclettico consapevole della sua natura e di ciò che lo circonda, in una espressione: un cittadino del mondo, questa la mia essenza, questo il mio senso di appartenenza. Perché siamo troppo complicati per catalogarci, troppo fragili per radicalizzarci e troppo intelligenti per nazionalizzarci. Non voglio far politica, io sono solo un umile servo della filo-Sophia, per questo invito a porre l’attenzione sul coltivo della cultura che non solo determina una nazione (e non viceversa) ma se presa con filosofia, con coscienza, la arricchisce di un carattere pacifico e innocuo, così come arricchisce il mondo con  l’infinità di colori dei suoi microuniversi. Per questo motivo preferisco ridurre le etichette al minimo, perché non si può rinchiudere un organismo vivente, figlio di questa immensità, in semplici locuzioni, sarebbe come mettere un argine nell’oceano di particelle che ci compongono e ci sussurrano ogni giorno il cambiamento, fisico e mentale, dentro e fuori, noi, il mondo che ci circonda e la cultura che ci caratterizza. Se riusciamo a percepire questo, cambiare ci farà meno paura anzi, si trasformerà in evoluzione e sapremmo gettare via le etichettare che ingombrano lo spazio della nostra libertà e ci accorgeremo finalmente che catalogare noi o la vita, semplicemente non si può.


[1] S. Kierkegaard, Aut-aut (Enten-Eller), Copenaghen, 1843; http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaK/kierk45sd.htm

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