Isa Voi intervista…Emanuela Fortuna, una vita dedicata all’amore per i giovani e per la sua città

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Cari lettori,
oggi iniziamo una serie di interviste a personaggi novaresi che rappresentano la nostra Città, per conoscerla meglio e approfondire ciò che succede intorno a noi.
Voglio inaugurare questa rubrica con Emanuela Fortuna, che molti di voi hanno avuto la fortuna di incontrare: simpatica, frizzante, solare e sempre aperta a nuove iniziative che possano coinvolgere i bambini novaresi, oltre che a valorizzare la cultura coinvolgendo i cittadini in esperienze innovative e costruttive, come “Novara val bene una spesa”.
Io ho avuto il piacere di fare la sua conoscenza come insegnante durante un interessantissimo concorso per la scuola d’Infanzia relativo ai castelli e Casa Bossi, un’occasione davvero speciale per i nostri bambini.
L’ho incontrata e intervistata, per regalare ai lettori un ritratto inedito di lei.
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Parlaci un po’ di te, della tua formazione, dei tuoi interessi, dei tuoi sogni…

Non sono molto abituata a parlare di me… di solito parlo dei progetti che seguo e che in effetti vedo come un prolungamento di me stessa. Sono convinta che ciascuno di noi sia il risultato di quanto ha vissuto nell’infanzia. Io ho avuto un’infanzia ricca di stimoli. Innanzitutto la mia nonna materna, nonna Lucia, che amava raccontarmi storielle. Sono stata nutrita a favole, fiabe e storie che possiamo definire quasi da barzellette popolari. Mi raccontava molto spesso le trame delle commedie che suo padre scriveva e metteva in scena… ebbene sì, il mio bisnonno era un capocomico. Aveva una sua compagnia teatrale e con quella faceva campare l’intera famiglia. Qualcosa di lui deve essermi arrivato attraverso il DNA. È stata quella donna molto saggia ad insegnarmi l’amore per la natura e per i colori. Un pomeriggio mentre raccoglievamo le piantine di camomilla, mi ha osservata mentre ero completamente invaghita del colore rosso dei papaveri. Una meraviglia! Quel giorno mi spiegò che ogni colore in natura è una vita e di temere quando muore un colore… perché con lui muore un’esistenza importante per l’equilibrio naturale. Mentre mia nonna mi nutriva a racconti ed insegnamenti, un mio zio, mediatore di risi, mi insegnava a ringraziare per ogni dono che la vita ci dà. Lui pregava ben tre volte al giorno: la mattina, il mezzogiorno e la sera al tramonto. Io spesso lo accompagnavo nelle sue trasferte nelle cascine e lo ascoltavo mentre pregava. Una volta gli ho chiesto perché non bastasse pregare una volta al giorno e lui mi ha risposto che ogni momento succede qualcosa per cui ringraziare e quindi tre volte erano persino poche. Forza e carattere me li ha insegnate così. Poi mio padre mi ha insegnato l’amore per le piante e gli animali. Lui aveva il pollice verde. Ancora oggi a distanza di anni dalla sua morte io e mia madre ci occupiamo delle sue piante. In particolare le rose… erano le sue preferite e sono anche le mie preferite. Imparare a curare le piante vuol dire sviluppare una particolare capacità di osservazione, perché loro non parlano. È un meraviglioso miracolo fare nascere da un seme una piantina… e si impara a vivere con i tempi della natura.

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Emanuela Fortuna mentre riceve a Roma il premio per la sua prosa in dialetto novarese

Chi mi conosce sa che sono innamorata dell’arte. Tutto nasce sempre nella mia infanzia, come dicevo. Il padrone di casa dove vivevo era un architetto in pensione, il signor Dante. Si era affezionato a quella bambina vivace vivace… e le insegnò a disegnare le fragole, le montagne, gli animali che tanto le piacevano, i fiori di papà copiando dai libri di arte. A 5 anni sfogliavo con lui i cataloghi di Chagall, Cezanne, Picasso, Kandisky. Io non sapevo certo che stavo seguendo un corso di storia dell’arte contemporanea ante – litteram, ma i risultati si sono visti in seguito.

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Emanuela durante uno dei numerosi eventi

Tutto questo spiega perché amo lavorare con i bambini. È il momento migliore per insegnare loro, per potere dare loro giocando conoscenze che poi forse in futuro potranno sviluppare e sfruttare. Io so che sono quello che mi hanno insegnato da bambina. Spero di poter dare quello che ho ricevuto.

La mia formazione: è semplice, molto accademica. Mi sono diplomata al Liceo Scientifico Antonelli di Novara. Poi la dura scelta: che fare? Veterinaria? Lettere Moderne? Ho scelte Lettere Moderne. Troppo paura del sangue e del bisturi! Mi sono laureata presso la Statale di Milano in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico museologico. Poi ho frequentato un corso di perfezionamento in gestione del Paesaggio.

Emanuela in veste di critico d'arte
Emanuela in veste di critico d’arte

I miei interessi? Amo innanzitutto l’Arte. Non solo le arti visive ma, anche e molto, la musica. Solo che non so suonare a tempo neppure un campanello della bicicletta. Ho un modo mio di fruire la musica: la visualizza. Se una melodia mi piace mi costruisco un vero e proprio film… e qui arriviamo alla mia seconda grande passione: il teatro. Non il teatro delle grandi macchine sceniche.

Amo il mare. Vivrei, se mi fosse possibile, in un posto di mare. Il rumore delle onde mi rasserena.

Amo Casa Bossi in modo viscerale. Mi piacerebbe vivere lì. Ho scelto anche l’appartamento che vorrei: il primo piano nella parte settecentesca dove c’è la veranda. Qui ci sarebbe lo spazio per le mie piante e per un grande tavolone in legno dove lavorare all’aperto.

Per il resto come tanti amo viaggiare, ma a modo mio. Amo andare negli ostelli, ancora alla mia età. C’è sempre effervescenza lì. E amo non perdere un attimo. Ho il bisogno quasi ossessivo di visitare il maggior numero di cose possibili umanamente. In sostanza i miei viaggi sono dei tour de force. Chi viene con me sa che cosa gli aspetta.

Diversamente invece quando sono al mare. Lì mi trasformo in un bradipo. Il tempo si dilata immensamente: per fare colazione ci impiego un’ora anche solo per bere un cappuccio e mangiare una brioche.

Leggo… ma a volte troppo insieme e per certi periodi niente. Amo leggere soprattutto di notte. Il problema è che quando inizio un libro non so smettere fino a che non l’ho finito e così capita spesso che la notte non dormo per leggere.

Amo spassionatamente le rose ed il… cioccolato, soprattutto il cioccolato di Modica.

Amo gustare il tea del pomeriggio, accompagnato da biscottini, ovviamente al cioccolato. A volte mangio accompagnando le pietanze con tea caldo o tisane.

I miei sogni… ecco questa è una domanda difficilissima. Non sono abituata a pensare tanto in là. Fin da bambina mi hanno insegnato a pensare all’adesso. I sogni si spostano in un futuro troppo lontano per me. Ho obiettivi, quelli sì e tanti. Uno è creare un centro dove i bambini e le famiglie con loro si possono affacciare all’arte e alla cultura in modo divertente, giocando… dove musica, teatro, poesia, arte visiva siano armi di socialità e formazione. Mi piacerebbe scrivere un libro che parli di Novara: cultura, leggende, dialetto, storie del passato e del presente mescolati insieme… e dove ci siano molte immagini della città.

Un laboratorio all'IBS di Novara con l'associazione "@rteLab"
Un laboratorio all’IBS di Novara con l’associazione “@rteLab”

In questo periodo ti stai occupando di un’interessante iniziativa che valorizza il mercato coperto della nostra città: di cosa si tratta?

Il progetto è nato all’interno di 800 Novarese, un bando vinto da Fondazione Amici della Cattedrale e Comune di Novara. Sei associazioni sono state chiamate a partecipare ad un laboratorio condiviso. Ognuna delle sei associazioni ha avuto “in dote” un bene da promuovere. Solo che le altre cinque associazioni hanno avuto realmente un luogo ben definito: ad esempio InNovara /la Cupola di San Gaudenzio, CreAttivi/Musei della Canonica del Duomo di Novara, Arci/Casa Bossi, Ri-nascita/Museo Faraggiana, Fai Giovani/Broletto… noi invece come associazione “@rteLab” abbiamo avuto il compito di promuovere luoghi e strade di periferia, marginali, poco frequentati turisticamente.

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Abbiamo pensato quindi ai mercati rionali e alle periferie, tutte le periferie. I mercati sono diventati le porte di ingresso a 4 aree: il mercato di Largo Leonardi introduce alla zona della Madonna Pellegrina e Madonna del Bosco e quindi alla Novara dello Sport, il mercato di Piazza Pasteur introduce alla grande storia narrata dalla Bicocca e dal quartiere di Porta Mortara, il mercato di corso Trieste introduce alla grande ricerca scientifica che caratterizza Sant’Agabio e infine il mercato Vela presenta due quartieri nati grazie alle vie d’acqua ed al loro sfruttamento per la produzione industriale. È nata così NOVARA VAL BENE… UNA SPESA.

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Si tratta in realtà di un progetto di rete tra molti enti, associazioni culturali, società sportive. Fondamentale l’ospitalità dei mercatali dei 6 mercati coinvolti, perché oltre ai mercati che vi ho citato devo ricordare il mercato coperto, che ha fatto da fulcro, ed il mercato generale.

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Abbiamo riscoperto luoghi abituali e conosciuto scorci nuovi; abbiamo camminato lungo le vie attorno ai mercati; giocato con lo spirito, il corpo e la mente; abbiamo imparato insieme storie della nostra città; abbiamo visto i mercati in modo diverso, come luoghi di incontro, di socializzazione, ma anche di educazione alimentare e alla salute; abbiamo creato una grande rete a cui hanno aderito non solo i mercatali ma anche enti pubblici, associazioni culturali, società sportive.

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L’associazione “@rteLab” non può che ringraziare la Fondazione Amici della Cattedrale di Novara e il Comune di Novara per l’opportunità e il continuo sostegno nello svolgimento dell’iniziativa; ASCOM con cui ha dato vita al concorso fotografico FOTOGRAFA IL TUO MERCATO; tutti gli enti di categoria (CNA, Confartigianato, Confesercenti) che hanno contribuito alla promozione dell’evento; ATL Novara che non solo ha pubblicizzato ogni singolo appuntamento ma anche donato le borse shopper; il Nucleo della Didattica del Comune di Novara che hanno studiato alcune visite guidate per il nostro programma; la Fondazione Comunità del Novarese che ha sponsorizzato la Navetta SUN; la Sun che ci ha concesso la navetta a prezzo di puro costo; la Fondazione Novara Sviluppo che ci ha ospitato nell’appuntamento di maggio e che ci ha sostenuto nella promozione del progetto; l’associazione di irrigazione EST SESIA, che ci ha supportato con visite guidate ai percorsi d’acqua e ci ha fornito i pannelli relativi alla storia delle vie d’acqua novaresi per la mostra presso il mercato vela di giugno; l’associazione NUARES.IT, l’associazione Amici Parco della Battaglia, il centro Culturale Gong, il Nucleo Gaia Italia e l’associazione Eurytmica che hanno contribuito in diversi modi ma sempre con competenze, serietà e passione; la Società sportiva San Giacomo che ha animato il mercato coperto in varie occasioni insegnandoci il valore dello sport.

13633388_10210375720575441_222155198_oVogliamo ringraziare anche tutti coloro che ci hanno seguito, persone e giornali cittadini. Infine il ringraziamento più grande è ai mercatali che ci hanno sopportato e supportato. Ecco una rete di persone, volontari, professionisti che si sono messi al servizio della propria città senza chiedere nulla in cambio se non valorizzare luoghi, strade, monumento, storie novaresi.

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Come stanno reagendo i cittadini a questo evento?

Direi bene. Abbiamo avuto persone che hanno partecipato alle nostre visite guidate, si sono divertite ai diversi eventi. Non certo numeri folli, ma chi ha partecipato si è fidelizzato. Inoltre molte le persone che hanno condiviso l’evento dalla pagina facebook NOVARA VAL BENE UNA SPESA.

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Chi ha partecipato ha portato poi altra gente. Ripeto non ci sono state grande folle ma direi che sì ha avuto un discreto successo. Il successo più grande però è la rete creata di associazioni, enti e società sportive che hanno aderito e partecipato in vario modo.

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Secondo te quali sono i punti di forza della nostra città?

Sembrerà strano ma… i Novaresi. Intendo i molti Novaresi, impegnati nel volontariato e non, che in questi decenni hanno segnato il passo con iniziative che dovrebbero essere normate dall’amministrazione pubblica. Faccio l’esempio di Luigi Uslenghi: da anni guida un gruppo di lettura. L’amore per la lettura può essere un fatto privato ma può, come in questo caso, diventare un imput “pubblico”. Solo poi è arrivato il Circolo dei Lettori! Oppure pensiamo a Gabriella De Paoli che ha dato vita a La Talpa dei Bambini: una libreria solo per bambini!

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Un laboratorio con i bambini alla libreria La Talpa

Prendiamo ad esempio tutti coloro che si stanno impegnando per il dialetto novarese, che non è solo parole ma anche storia locale… oppure a tutti coloro che in molti modi si occupano dei disabili, della sicurezza. Novara ha un gran numero di associazioni che in molti modi si danno da fare per migliorare la città, per offrire servizi… ad esempio AUSER, AIED, le associazioni contro la sclerosi multipla, contro l’Alzheimer, le associazioni a sostegno dei portatori di handicap ecc. ecc. Pensate alla Croce Rossa con i mille volontari oppure alla Protezione Civile o ai Vigili del Fuoco. Pensate a Eugenio Bonzanini e a tutti i volontari del FAI che ci guidano nella scoperta di luoghi novaresi a volte sconosciuti. Quanto hanno fatto questi volontari? Ad esempio hanno trovato i fondi per sistemare la pavimentazione della Sala della Ex Maddalena in Archivio di Stato. Se non fosse partito un clamoroso dissenso dei cittadini, che fine avrebbe fatto il teatro Faraggiana?

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Un momento di un altro laboratorio alla libreria La Talpa

Ditemi quale città qui nei dintorni ospita così tanti ciclisti? La mattina è bello vedere i ragazzi andare a scuola in bicicletta. Amiamo la nostra città e lo si vede anche dalla voglia di viverla a tempo di bici.

E poi le molte bellezze. Pensiamo al Broletto, al complesso del Duomo, a San Gaudenzio, ai portici, alla Galleria Giannoni, al teatro Coccia e al teatro Faraggiana. Abbiamo i muri del centro ricchi di affreschi, decorazioni… la nostra Allea è un museo a cielo aperto. Chi può dire di vivere in una città così bella?

Inoltre la grande ricerca scientifica e tecnologica. Questo è un punto di forza dimenticato e trascurato da troppe persone. Pensiamo al Mater-Bi che è conosciuto a livello mondiale ma… prova a chiedere in giro a Novara che cosa sia il Mater-Bi! Della Novamont, l’azienda che l’ha inventato e che lo produce, sembra non sapere nulla nessuno. Anche nella ricerca medica siamo avanti, così in quella tecnologica. Qui c’è la Donegani ad esempio, azienda di livello internazionale. Dovremmo essere più orgogliosi della nostra città.

Le vie d’acqua. Sono una altra risorse importantissima. C’è Est Sesia che se ne occupa… da lì produciamo persino energia idroelettrica in città. Se venissero sviluppati dalla amministrazione potrebbero diventare delle risorse ancora più importanti sia per lo sviluppo industriale, sia per la socialità.

Mi fermo qui, ma ci sarebbero ancora tanti altri aspetti importanti della città, quali la posizione strategica, la possibile crescita turistica ecc. ecc.

Secondo te Novara avrebbe bisogno di…

Maggiori investimenti per la cultura, per creare posti di lavoro finalmente in questa città. Di luoghi per i giovani. Di maggior impegno per creare attività per gli anziani. Di spazi di confronto tra associazioni. Di una nuova sede per la biblioteca. Di uno spazio solo per l’arte contemporanea. Di musica e teatro ogni dove. Di educazione civile e di punizioni severe per chi insozza questa città. Di luoghi dove i cittadini possono lasciare le proprie critiche. Di maggior decoro urbano in alcune periferie. Di più consapevolezza nei cittadini della ricchezza culturale della propria città. Di un servizio di autobus che arrivi almeno fino alle 22.00

e in alcuni periodi dell’anno direi di meno acqua piovuta dal cielo!

Emanuela a Casa Bossi
Emanuela a Casa Bossi

Come descriveresti i “novaresi”?

Pragmatici. I Novaresi sono degli abili lavoratori e organizzatori. Vivono nel pratico.

Salottieri. Amano stare in piccoli gruppi, quasi dei club.

Elitari. Amano chiudersi in piccoli gruppi privilegiati.

Snobbini”. Appunto perché elitari.

Ecologici. Rispettano la natura… è una città piena di alberi e parchi. Nella zona una rarità.

E Novara dal punto di vista culturale?

Troppo una Novara del volontariato. Mi piacerebbe che si creassero reali possibilità di lavoro per i Novaresi nel settore culturale.

Progetti futuri?

Proseguire con la promozione delle attività del Contemporary DidArt Lab e dell’associazione “@rteLab”. Mi piacerebbe poter vivere di quello che più amo: la didattica e l’arte… ecco forse questo è un vero e proprio sogno o forse, purtroppo, un’utopia.

Sicuramente proveremmo a proporre alla nuova amministrazione di continuare con il progetto Novara val bene… una spesa.

E poi ho due idee particolari, molto particolari e molto ambiziose, che vorrei proporre alla nuova amministrazione, ma di questo vi parlerò se andranno in porto.

Grazie per l’intervista.

Ecco altre foto relative all’iniziativa “Novara val bene una spesa”:

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