Psicologia: IL DOLORE DELLA PERDITA

I consigli della psicologa dell’età evolutiva, dott.ssa Milena Giacobbe
Il dolore che si prova perdendo tragicamente un figlio appare incolmabile. Ogni madre sin dalla nascita tende a proiettare il proprio figlio nella vita accompagnandolo e proteggendolo nella maniera che ritiene adeguata, gioendo e soffrendo insieme a lui ed attendendo con ansia che diventi un adulto felice e realizzato. A volte questo iter viene spezzato in un instante. Lo chiamano incidente, ma dal quel momento nulla sarà uguale a prima.
A volte il dolore sembra così devastante che sembra impossibile non solo parlarne con gli altri, ma anche gestirlo. E la famiglia e gli affetti a cui il giovane è stato strappato, diviene il luogo ove il processo di rielaborazione del lutto trova la giusta collocazione. Il livello di coesione della famiglia stessa è determinante, così come lo è la capacità comunicativa al suo interno. La profonda e sincera condivisione dei sentimenti e l’intimità della relazione aiutano la rielaborazione del lutto e favoriscono l’attenzione e la consolazione reciproca. Questo non vuol dire negare il dolore o dimenticarlo in fretta, ma trovare un nuovo equilibrio del nucleo familiare che ha subito un radicale cambiamento irreversibile. Il primo passo è l’accettazione della perdita e del dolore che essa provoca, ma anche la consapevolezza della necessità di trovare risorse e motivazioni per riorganizzare la famiglia, lasciando che si ripieghi su se stessa per poi riaprirsi lentamente e con nuove modalità alla socialità.

Rielaborare un lutto non significa cancellare ciò che è stato, ma significa conservarlo senza permettere che esso sbiadisca e al contempo trasformare il dolore in accettazione e trovare un nuovo progetto per la famiglia, così profondamente cambiata. E il primo passo è concedersi di soffrire e di esprimere il dolore, la rabbia e tutti i sentimenti che l’evento tragico scatena.
Il vuoto non si può colmare, una presenza non può essere sostituita da un’altra, ma è altrettanto vero che le relazioni che uniscono le persone le arricchiscono reciprocamente e le cambiano. Una parte di tutte le persone che si incontrano e magari non ci sono più continuano a essere in ciascuno.
CIAO MATTEO.
A Bianca, Giuseppe e Luca
Dott.ssa Milena Giacobbe
Psicologa dell’età evolutiva
Viale Dante, 20 Novara
Cel. 348.3173462

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